La Commissione europea pubblica i report sulla situazione economica e sociale dei Paesi membri

679

L’Italia deve compiere investimenti adeguati per rafforzare il capitale umano e l’innovazione, nonché per ridurre le disparità regionali.

Nell’ambito delle sue recenti valutazioni annuali della situazione economica e sociale degli Stati membri, la Commissione europea ha insistito sulla necessità di promuovere gli investimenti, perseguire politiche fiscali responsabili e implementare riforme ben concepite.

È opportuno evidenziare come l’economia europea crescerà per il settimo anno consecutivo nel 2019, seppur a un tasso inferiore rispetto al passato. Nonostante l’occupazione abbia raggiunto livelli record e la disoccupazione sia bassa, permangono alcune importanti questioni da affrontare: la produttività rimane spesso insufficiente, l’invecchiamento della popolazione si sta intensificando e i rapidi cambiamenti tecnologici stanno avendo un impatto significativo sul mercato del lavoro. Inoltre, è stato evidenziato come le finanze pubbliche di alcuni paesi continuino ad avere un alto livello di debito.

La Commissione europea ha altresì pubblicato i 28 report sui Paesi dell’Unione Europea riguardanti la dimensione nazionale del Semestre Europeo, che forniscono una dettagliata analisi delle loro sfide economiche e sociali. Questi documenti serviranno come punto di partenza per i dibattiti con i singoli Stati membri rispetto alle loro scelte in materia di politiche nazionali.

Per ciò che concerne l’Italia, la Commissione europea ha evidenziato come l’attività economica abbia rallentato rispetto all’1,6% di crescita del PIL registrato nel 2017. In questi processi svolge un ruolo importante l’incertezza politica interna, che incide negativamente sulla fiducia per gli investimenti e sull’economia reale attraverso premi di rischio più elevati. Il PIL reale è cresciuto dell’1,0% nel 2018 e tale dato si ridurrà sensibilmente nel 2019. Nel report viene poi sottolineato come l’Italia debba compiere investimenti adeguati per rafforzare la propria capacità amministrativa, il capitale umano e l’innovazione, nonché per ridurre le disparità regionali.

Per quanto riguarda il debito pubblico, il rapporto debito/PIL ha raggiunto il 131,7% nel 2018 e quest’anno aumenterà ancora a causa delle deboli prospettive macroeconomiche. Nel complesso, il deficit strutturale del paese per il 2018 si assestava all’1,8% del PIL.

Il tasso di occupazione italiano rimane tra i più bassi a livello di Unione Europea, mentre il gender gap è ai livelli più alti tra i 28 Stati membri. A tal proposito, manca, però, una strategia che possa incentivare la partecipazione delle donne nel mercato del lavoro. Inoltre, la disoccupazione giovanile e di lungo termine rappresentano un serio problema, anche visto l’alto e sempre crescente numero di persone che non lavorano, non studiano e non si stanno formando.

La Commissione europea evidenzia a tal proposito come l’educazione sia una delle maggiori sfide che l’Italia deve affrontare, specialmente per quanto riguarda le regioni del Sud. In quelle zone vi sono, infatti, troppi ragazzi e troppe ragazze che abbandonano precocemente la scuola e un numero elevato di studenti e studentesse con risultati mediocri.

Il divario tra le regioni italiane è, infatti, uno dei maggiori problemi sui quali si deve intervenire. Nel Meridione la produttività risulta debole a causa di investimenti insufficienti e inefficaci e di una scarsa capacità di spendere e di attuare le decisioni politiche. Il Sud rimane indietro rispetto al Nord principalmente in termini di investimenti immateriali, ma anche di trasporti e infrastrutture, smaltimento dei rifiuti e prevenzioni dei rischi derivanti da disastri naturali.

La Commissione europea ha, infine, evidenziato come l’Italia debba intervenire per migliorare la pubblica amministrazione, il sistema giudiziario e i meccanismi anticorruzione. Nonostante le riforme attuate, la pubblica amministrazione e il pubblico impiego si assestano su livelli inferiori rispetto ad altri Stati, non da ultimo in materia di digitalizzazione e sorveglianza del mercato. Se la lunghezza dei processi civili è preoccupante, una nuova legge anticorruzione e una prevenzione più forte assicurata dall’autorità preposta potrebbe migliorare il quadro anticorruzione.

Approfondisci/1

Approfondisci/2

Articolo precedentePassione e ragione per l’Europa
Articolo successivoLa lettera aperta di Macron ai cittadini d’Europa
Avatar
Nato a Cuneo nel 1995, ha conseguito il Master of Arts in Studi Interdisciplinari Europei - Major in European History and Civilization presso il College of Europe di Natolin (Varsavia), con una "Mention Excellent (conferred by the authority of the Academic Council)." Ha precedentemente ottenuto la Laurea Triennale in Scienze Internazionali, dello Sviluppo e della Cooperazione e la Laurea Magistrale in Scienze Internazionali - Profilo in Studi Europei, nel cui ambito ha altresì ottenuto il Diploma Interdisciplinare in Migration Studies, presso il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell'Università degli Studi di Torino. Fondatore di "Italy in Natolin," la Society delle studentesse italiane e degli studenti italiani al College of Europe di Natolin, è responsabile culturale del giornale "La Regionisto," che si occupa di analizzare il ruolo delle regioni nel processo di integrazione europea.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here