La Commissione europea pubblica i report sulla situazione economica e sociale dei Paesi membri

L’Italia deve compiere investimenti adeguati per rafforzare il capitale umano e l’innovazione, nonché per ridurre le disparità regionali.

Nell’ambito delle sue recenti valutazioni annuali della situazione economica e sociale degli Stati membri, la Commissione europea ha insistito sulla necessità di promuovere gli investimenti, perseguire politiche fiscali responsabili e implementare riforme ben concepite.

È opportuno evidenziare come l’economia europea crescerà per il settimo anno consecutivo nel 2019, seppur a un tasso inferiore rispetto al passato. Nonostante l’occupazione abbia raggiunto livelli record e la disoccupazione sia bassa, permangono alcune importanti questioni da affrontare: la produttività rimane spesso insufficiente, l’invecchiamento della popolazione si sta intensificando e i rapidi cambiamenti tecnologici stanno avendo un impatto significativo sul mercato del lavoro. Inoltre, è stato evidenziato come le finanze pubbliche di alcuni paesi continuino ad avere un alto livello di debito.

La Commissione europea ha altresì pubblicato i 28 report sui Paesi dell’Unione Europea riguardanti la dimensione nazionale del Semestre Europeo, che forniscono una dettagliata analisi delle loro sfide economiche e sociali. Questi documenti serviranno come punto di partenza per i dibattiti con i singoli Stati membri rispetto alle loro scelte in materia di politiche nazionali.

Per ciò che concerne l’Italia, la Commissione europea ha evidenziato come l’attività economica abbia rallentato rispetto all’1,6% di crescita del PIL registrato nel 2017. In questi processi svolge un ruolo importante l’incertezza politica interna, che incide negativamente sulla fiducia per gli investimenti e sull’economia reale attraverso premi di rischio più elevati. Il PIL reale è cresciuto dell’1,0% nel 2018 e tale dato si ridurrà sensibilmente nel 2019. Nel report viene poi sottolineato come l’Italia debba compiere investimenti adeguati per rafforzare la propria capacità amministrativa, il capitale umano e l’innovazione, nonché per ridurre le disparità regionali.

Per quanto riguarda il debito pubblico, il rapporto debito/PIL ha raggiunto il 131,7% nel 2018 e quest’anno aumenterà ancora a causa delle deboli prospettive macroeconomiche. Nel complesso, il deficit strutturale del paese per il 2018 si assestava all’1,8% del PIL.

Il tasso di occupazione italiano rimane tra i più bassi a livello di Unione Europea, mentre il gender gap è ai livelli più alti tra i 28 Stati membri. A tal proposito, manca, però, una strategia che possa incentivare la partecipazione delle donne nel mercato del lavoro. Inoltre, la disoccupazione giovanile e di lungo termine rappresentano un serio problema, anche visto l’alto e sempre crescente numero di persone che non lavorano, non studiano e non si stanno formando.

La Commissione europea evidenzia a tal proposito come l’educazione sia una delle maggiori sfide che l’Italia deve affrontare, specialmente per quanto riguarda le regioni del Sud. In quelle zone vi sono, infatti, troppi ragazzi e troppe ragazze che abbandonano precocemente la scuola e un numero elevato di studenti e studentesse con risultati mediocri.

Il divario tra le regioni italiane è, infatti, uno dei maggiori problemi sui quali si deve intervenire. Nel Meridione la produttività risulta debole a causa di investimenti insufficienti e inefficaci e di una scarsa capacità di spendere e di attuare le decisioni politiche. Il Sud rimane indietro rispetto al Nord principalmente in termini di investimenti immateriali, ma anche di trasporti e infrastrutture, smaltimento dei rifiuti e prevenzioni dei rischi derivanti da disastri naturali.

La Commissione europea ha, infine, evidenziato come l’Italia debba intervenire per migliorare la pubblica amministrazione, il sistema giudiziario e i meccanismi anticorruzione. Nonostante le riforme attuate, la pubblica amministrazione e il pubblico impiego si assestano su livelli inferiori rispetto ad altri Stati, non da ultimo in materia di digitalizzazione e sorveglianza del mercato. Se la lunghezza dei processi civili è preoccupante, una nuova legge anticorruzione e una prevenzione più forte assicurata dall’autorità preposta potrebbe migliorare il quadro anticorruzione.

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