La banalità del bene: Helmut Kohl e Simone Veil

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Prendendo spunto dal celebre libro di Hannah Arendt “La banalità del male”, questa rubrica vuole essere una provocazione al contrario, con l’obiettivo di narrare storie di eroici personaggi più o meno contemporanei che hanno segnato la storia per i loro sacrifici e la loro immolazione a favore di un progresso umano. La rubrica mensile vuole essere un atto di descrizione di come il bene possa esistere, e il titolo vuole essere una provocazione per dimostrare come la ricerca del progresso non sia banale, ma, al contrario, di come possa essere un umano atto eroico.

 

Due grandi personaggi europei, precursori dell’Unione Europea di oggi, ci hanno lasciato in questi giorni. La banalità del bene di questo mese vuole rendere omaggio a queste due grandi persone: Helmut Kohl e Simone Veil.

Helmut Josef Michael Kohl

Il 3 aprile 1930 nasce a Ludwigshafen am Rhein, Germania, Helmut Josef Michael Kohl, uno dei più grandi uomini politici che abbiano influenzato la storia europea.

La passione politica di Kohl si manifesta già nel 1947, quando comincia a lavorare nell’Unione Cristiano Democratica giovanile (CDU) della sua città. In seguito studia scienze politiche, storia e legge all’Università di Francoforte, ottenendo in seguito il dottorato di Storia ad Heidelberg.

All’inizio della sua carriera politica, Kohl viene sottovalutato da molti a causa del suo modo spesso molto goffo di esprimersi e di muoversi, movenze che vennero mal interpretate come indice di un carattere debole. Nulla di più sbagliato, in quanto in seguito sarà in grado di stabilire un ferreo controllo nel partito, emarginando le critiche e rafforzando la sua posizione da leader.

Nel 1982, infatti, diventa Cancelliere della Germania, ruolo che ricoprirà fino al 1998. Nel 1990 contribuisce alla riunificazione delle due Germanie, della parte est e ovest, diventando così il primo cancelliere della Germania Unita e guadagnandosi così il titolo di artefice della Riunificazione tedesca.

Oltre a questo importante ruolo, il suo apporto all’Unione Europea è rappresentato dal fatto di essere considerato, insieme al presidente francese François Mitterand, l’architetto del Trattato di Maastricht, uno dei pilastri fondamentali della storia europea.

Muore il 16 giugno 2017, ricevendo i primi funerali di Stato dell’Unione europea il 1 luglio, quando è stata celebrata una funzione nel Parlamento di Strasburgo. In questa occasione l’omaggio al grande politico è stato quello di riservargli come “unico” simbolo a ricoprire la bara la bandiera europea, la simbologia del suo impegno politico e della vittoria nella sua battaglia in vita.

Simone Veil

Simone Jacop in Veil nasce il 13 luglio 1927 a Nizza da una famiglia ebraica. Durante l’Occupazione nazista subisce dure persecuzioni e viene deportata, insieme ai suoi famigliari, nel campo di concentramento di Auschwitz nel marzo 1944, dove vi resterà fino alla liberazione nel gennaio 1945. Le uniche sopravvissute saranno lei e la sorella.

Simone Veil si laurea in giurisprudenza e diventa magistrato, carriera che abbandona nel 1974 a favore della politica, quando diventa Ministro della Sanità nel governo di Jacques Chirac, incarico che verrà confermato in seguito nel governo di Raymond Barre. Diventa così la prima donna ministro della storia francese, e porta avanti alcune tra le battaglie più spinose e discusse. Il 26 novembre 1974, infatti, viene adottata la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza, nonostante i numerosi attacchi subiti durante la sua presentazione nell’Assemblea Nazionale. Nonostante ciò, la Francia diventerà il primo Paese cattolico ad autorizzare l’interruzione di gravidanza grazie alla legge conosciuta come Loi Veil.

Donna dai valori europeisti, viene eletta nel 1979 Presidente del Parlamento europeo, dove resterà in carica fino al 1982. Durante la campagna per l’approvazione della Costituzione europea del 29 maggio 2005, chiede la sospensione dal Consiglio costituzionale per fare campagna per il voto favorevole dei francesi.

Ritiratasi dalla scena politica nazionale nel 2007, muore a Parigi il 30 giugno 2017. Molti l’avrebbero voluta come prima donna Presidente della République, ruolo per cui si è sempre sottratta affermando, con grande senso di responsabilità, di misura, e umiltà, di “essere troppo indipendente per un ruolo di quel tipo. Non mi sento la capacità di gestire un potere così grande”.

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