Italia-Francia: “nazioni contro” nell’Unione Europea

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Non è necessario risalire lontano nella storia tra Italia e Francia per trovare conflitti e momenti di tensione tra i due Paesi confinanti, entrambi fondatori della Comunità europea, seppure con ruoli e pesi diversi viste le responsabilità di ciascuno nella  Seconda guerra mondiale. Per capirlo basterebbe ricordare la “pugnalata alla schiena” dell’esercito regio d’Italia alla Repubblica francese del giugno 1940, anche allora sbagliando alleato e finendo nelle braccia della Germania nazista.

Più vicino a noi è ancora fresco il ricordo dell’intervento in Francia, nell’inverno del 2019,  a sostegno dei “gilet gialli”, in lotta contro Emmanuel Macron, da parte dell’allora vice-premier Luigi di Maio, conclusosi con una sua dichiarazione, oggi di grande attualità: “Il vento del cambiamento ha valicato le Alpi. Ripeto. Il vento del cambiamento ha valicato le Alpi”. Chissà se oggi lo si possa ripetere ancora, magari in direzione contraria, per leggere le tensioni in corso tra il governo francese e quello italiano. 

La disinvoltura dell’allora governo giallo-verde non impedì però a Giuseppe Conte di firmare un progetto di Trattato tra i due Paesi che sarebbe poi stato sottoscritto nel novembre del 2021 con il titolo ambizioso: “Trattato tra la Repubblica italiana e la Repubblica francese per una cooperazione bilaterale rafforzata”. Da chiedersi adesso che ne sarà, dopo la crisi indotta dalla vicenda dei migranti respinti dall’Italia ed eccezionalmente accolti dalla Francia, all’origine di una crisi diplomatica che coinvolge anche l’Unione Europea.

Quel Trattato mirava a costruire un’alleanza bilaterale privilegiata tra i due Paesi, ad immagine di quella tra Francia e Germania, avviata con il Trattato dell’Eliseo del 1963 e rilanciata, con impegni di più avanzata collaborazione con il Trattato di Aquisgrana del 2019, a rafforzamento del tradizionale “motore” franco-tedesco dell’UE.

Adesso che la frittata è stata fatta e che il nuovo governo italiano ha alzato la sua bandiera identitaria scontrandosi con quella francese, c’è da chiedersi che ne sarà di quell’intesa e, più ancora, come questa tensione potrà mutare le relazioni all’interno dell’Unione Europea.

Non solo la Francia, ma anche l’Unione Europea è stata direttamente coinvolta in questo conflitto: da parte francese per chiedere una inedita sospensione delle misure comunitarie in favore dell’Italia, confrontata alla pressione migratoria; da parte dell’UE per richiamare l’Italia al rispetto del diritto internazionale e delle regole comunitarie.

Due richiami legittimi da parte europea, ma da considerare nel quadro di regole che andrebbero riviste da tempo, come nel caso di quel discutibile “Regolamento di Dublino” che fa carico al Paese di primo approdo della responsabilità di esaminare, accogliere o rigettare una domanda di protezione internazionale in vista del diritto di asilo. Si tratta di una norma disegnata nel 1997 e confermata nel 2003 dal governo Berlusconi e da allora non sottoposta ad adeguata revisione, anche per la sfiducia tra Stati membri, penalizzando quelli collocati alle frontiere esterne dell’Unione rispetto a tutti gli altri. Ancora un frutto avvelenato degli “interessi nazionali”, quando non trovano una composizione a livello europeo, il vero cuore del problema.

Un cuore non certo generoso, come non sono generosi – e nemmeno giusti – i governi dei Paesi UE che sull’argomento non aprono spiragli di intesa, salvo accanirsi gli uni contro gli altri, prigionieri come sono del fragile consenso elettorale di cui godono, al punto di rinchiudersi all’interno dei propri confini e far prevalere preoccupazioni di politica interna alla ricerca di un’intesa europea, come sta avvenendo da entrambe le parti delle Alpi.

Per tutti vale il richiamo del Presidente Mattarella: “L’accoglienza va condivisa tra i Paesi, ma sempre rispettando i diritti umani dei migranti. E per il resto si deve ricucire, con pazienza e fiducia”.

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