Italia e Europa: un’avventura comune.

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Adesso che le contestazioni sul risultato elettorale hanno fatto cilecca e che i primi adempimenti istituzionali, a cominciare dalle Presidenze di Camera e Senato, sono stati realizzati senza altre contestazioni possibili, si avvicina il momento in cui la nuova maggioranza deve mettere mano al suo programma. Certo, alcuni altri passaggi non facili attendono l’Italia nelle settimane a venire: dal voto di fiducia al Governo Prodi all’elezione del Presidente della Repubblica, dall’importante voto alle amministrative tra maggio e giugno e, alla fine di giugno, il referendum confermativo sulla riforma costituzionale predisposta dalla maggioranza uscente.
Ma a fronte di questa logorante paralisi politica cui è costretta l’Italia, il mondo continua ad agitarsi disegnando scenari ad alto rischio e l’Europa aspetta con impazienza di conoscere la strada su cui si incamminerà   il nostro Paese, se di nuovo verso l’Unione europea di cui fu fondatore o restando pericolosamente in bilico alla sua periferia come in questi ultimi cinque anni.
Nel mondo purtroppo non si riducono le aree di instabilità   politica, in particolare nella regione mediorientale così vicina ai nostri confini. In particolare, la vicenda del nucleare iraniano è una miccia accesa a ridosso di un Iraq per nulla pacificato e a portata di missile della polveriera israelo-palestinese. Dinanzi ad uno scenario del genere l’Italia non puಠstare a guardare: se è vero che il nostro ruolo nella politica internazionale continuerà   ad essere modesto (già   molto sarebbe se ridiventasse dignitoso), qualcosa di più è possibile e doveroso fare nello spazio mediterraneo dove l’Italia potrebbe puntare ad una leadership nella regione d’intesa con gli altri Paesi dell’UE.
Ma è nel cuore dell’Unione europea che deve tornare a battere il cuore dell’Italia.
Per farlo sarà   necessario riconquistare una credibilità  , da sempre fragile, ma ridotta letteralmente a pezzi in questi ultimi anni: lo hanno confermato quei molti elettori italiani all’estero nel loro voto liberatorio che suona come un appello alla dignità  . Non poco dipenderà   dai profili di quanti al Governo dovranno assecondare Prodi nel suo dialogo con Bruxelles: per questo è importante l’affidamento dei ministeri economici a personalità   competenti e rigorose, magari non troppo coinvolte nelle possibili tensioni all’interno della nuova maggioranza. Perchà© qui il margine di manovra è davvero stretto: si dovrà   infatti coniugare contemporaneamente, rinunciando come promesso alla politica dei due tempi, rilancio dell’economia e risanamento dei disastrati conti pubblici ricevuti in eredità   dal Governo uscente. Sulla situazione reale dei conti molta cortina fumogena si è alzata in campagna elettorale: non soltanto da parte della vecchia maggioranza che certo non aveva motivo di gloriarsi, ma anche da parte del centrosinistra molto prudente nel dire tutta la verità   con il rischio di seminare panico in un Paese già   abbastanza demoralizzato. Ma adesso che la contesa elettorale è terminata, tutta la verità   va detta agli italiani: meglio ancora se a dirla sarà   un’autorità   indipendente che certifichi i conti al riparo da sospetti di manipolazione. E’ probabile che il risultato non sia lusinghiero: fonti europee ed internazionali stimano che il deficit italiano sul PIL si aggirerà   a fine 2007 oltre al 4%, terribilmente lontano da quel 3% al quale si sera impegnato il Governo uscente. Peggio, se fosse possibile, sarà   la situazione del debito pubblico che sarebbe dovuto scendere sotto il 106% e che già   oggi è al 108%.
A fronte di questi indicatori negativi (ma altri bisognerebbe aggiungerne su competitività  , produttività  , lavoro nero, evasione fiscaleà¢à¢â€š¬à‚¦) una luce s’intravede in fondo al tunnel: si registra in Europa una ripresa della crescita e non sembra impossibile che anche l’Italia, rimasta ferma nel 2005, possa agganciarvisi già   nel corso di quest’anno. I più ottimisti sperano in una crescita superiore all’1%, i più audaci sognano un’Italia che si avvicini al 2%. Non sarà   facile con le vicende del prezzo del petrolio, ma soprattutto non sarà   una dinamica priva di rischi. Un rilancio così sostenuto della crescita difficilmente eviterà   un aumento dell’inflazione: sono chiari a questo proposito i segnali che vengono dalla Banca centrale europea con un progressivo aumento dei tassi di interesse che da una parte rischia di frenare la crescita e dall’altra colpisce pesantemente i debitori, privati o pubblici che siano. Ed è qui che il conto dell’Italia, indebitata fino al collo, si fa salato e che il margine di manovra che si diceva stretto si trasforma in un passaggio al limite del proibito. Come riuscire infatti a reperire risorse per il rilancio dell’economia e a condurre il risanamento dei conti pubblici entro la fine dell’anno prossimo come ci chiede l’Unione europea in conformità   ai patti sottoscritti dall’Italia? Non basterà   confidare nello stellone dell’Italia, ma non è nemmeno il caso di perdersi d’animo. Un po’ perchà© non è la prima volta che l’Italia riesce in operazioni disperate, come avvenne con il Governo Prodi per l’ingresso nell’euro e un po’ perchà© anche Bruxelles ci metterà   del suo: è stata così tanto comprensiva con interlocutori molto meno affidabili, non potrà   esserlo meno con interlocutori che conosce e di cui ha apprezzato competenza e rispetto delle regole. E così non è impossibile che le scadenze possano slittare magari di un anno, in attesa che la crescita possa contribuire al risanamento dei conti dell’Italia, che – non dimentichiamolo – grazie all’euro sono anche i conti dell’Unione europea. Rientrare in Europa è sicuramente interesse dell’Italia, ma un’Italia sana e affidabile è anche nell’interesse dell’Europa.

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