Il Primo Ministro della Tunisia in visita presso le Istituzioni europee

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Habib Essid, primo ministro della Tunisia, ha recentemente compiuto una visita presso le Istituzioni europee, nel corso della quale si è soffermato in particolare sul tema dei migranti e del traffico di esseri umani nel Mar Mediterraneo, senza tuttavia trascurare i grandi sviluppi compiuti dal Paese nordafricano in seguito alla Rivoluzione.

Giovedì 28 maggio, Essid ha incontrato la commissione Affari esteri e le sottocommissioni Diritti umani e Sicurezza e difesa del Parlamento europeo per discutere degli ultimi sviluppi del Paese nordafricano. Le sfide della sicurezza, il contrasto al terrorismo e il controllo dei flussi migratori hanno rappresentato i temi principali del dibattito.

Habib Essid ha affermato che la transizione tunisina verso la democrazia è stata difficile e ha richiesto più di tre anni per essere completata, per poi aggiungere che rendere funzionante la nuova Costituzionale è stata la sfida maggiore per il Paese.

Interrogato su come la Tunisia sia riuscita a diventare un modello per la transizione verso la democrazia, Essid ha risposto che il segreto risiede nel fatto che «la Tunisia e il Padre della Nazione, il Presidente Bourguiba, hanno fatto le giuste scelte dal 1956. Il Presidente ha investito sull’educazione, la sanità, l’emancipazione delle donne, e grazie alla formazione di questi bambini, grazie a queste istituzioni la Tunisia è stata in grado di riuscire in questa transizione democratica».

Il primo ministro ha ripetutamente ringraziato il Parlamento europeo e l’UE per aver aiutato la Tunisia nel corso della sua difficile transizione verso la democrazia. «L’Unione Europea ha fatto un ottimo lavoro in Tunisia. Dovrebbe fare lo stesso con gli altri Paesi. L’Unione Europea ci ha aiutato nella fase di transizione politica, che è estremamente importante, e durante la preparazione alle elezioni. Ma è anche necessario sostenere i Paesi durante la transizione economica sociale».

Nel corso della visita a Bruxelles, intervenendo nel dibattito sulle crescenti migrazioni dai territori nordafricani verso le coste europee, Essid ha ribadito che la Tunisia rifiuta l’idea di operazioni militari nella sponda meridionale del Mar Mediterraneo, in particolare in Libia, per distruggere i barconi dei trafficanti di esseri umani e degli scafisti come proposto dall’Unione Europea.

«Il problema della migrazione deve essere capito alla sua origine e al suo punto d’arrivo. È la conseguenza della disperazione della gente, che non potendo sopravvivere a casa prende dei gradi rischi e vende i propri beni per comprare un biglietto per la libertà e un lavoro».

La Tunisia si dichiara «contro qualsiasi intervento militare volto a risolvere questo problema. Quest’ultimo deve essere risolto prima e dopo che i migranti abbiano lasciato le zone di provenienza». Convinto che vi possa essere un’altra soluzione, Essid ha affermato che, nel corso dei suoi incontri con Federica Mogherini, Alto Rappresentante degli Affari esteri e della Politica di sicurezza dell’Unione Europea, e altri commissari europei, non s’è mai discusso di operazioni militari.

Habib Essid non pensa che basti distruggere i barconi: «Per risolvere questo problema è necessario combatterlo alla radice. Al momento stiamo gestendo la questione senza grandi risultati. Ora abbiamo bisogno di trovare soluzioni per coloro che hanno intrapreso questo viaggio sia per quelli che pensano di farlo».

Il premier tunisino ha inoltre aggiunto che i trafficanti che portano avanti questo commercio di esseri umani debbano essere trovati, in modo da poterli identificare e successivamente cacciare. Per fare ciò è richiesta «una vera e significativa collaborazione fra tutti gli attori provenienti dai Paesi dell’area mediterranea».

In merito alla questione libica, invece, Essid afferma che «la sicurezza in Libia significa la sicurezza in Tunisia. Fino a quando questa situazione persiste in Libia, ci troveremo ad affrontare molti problemi. Stiamo affrontando la situazione, ma non è facile. Il problema della Libia dovrebbe essere risolto attraverso soluzione politiche».

Essid respinge altresì l’idea che la Tunisia possa ospitare alcuni migranti in attesa che l’Unione Europea studi il loro status. «Questa è una soluzione che noi rifiutiamo. Abbiamo già avuto problemi nel corso della Rivoluzione tunisina. Perché creare centri di accoglienza proprio in Tunisia? Perché non in Europa?», si è domandato il Primo Ministro. «In alto mare, siamo obbligati ad aiutare i barconi in difficoltà. Portiamo quelli che riusciamo a salvare indietro sino in Tunisia. Non chiediamo a nessuno di aiutarci nel trovare una soluzione». L’unica eccezione è per i siriani, «veri rifugiati politici. La situazione è tale da non consentire loro di continuare a vivere in Siria. La comunità internazionale ha l’obbligo di fare in modo che non vadano incontro a morte certa», ha concluso Habib Essid.

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Scheda a cura di Jacopo Giraudo

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