Il futuro dell’agricoltura europea passa dal ricambio generazionale

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Parliamoci chiaro: il ricambio generazionale in agricoltura non è mai stata una passeggiata, ma l’Unione Europea ha scelto di intervenire in modo deciso. La nuova “Strategia UE per il ricambio generazionale” non vuole essere l’ennesimo documento burocratico, ma un piano d’azione concreto per rendere il passaggio di consegne tra vecchi e nuovi agricoltori la normalità, e non un percorso a ostacoli. 

Qual è la direzione intrapresa? Invece di confidare in un aggiustamento spontaneo, l’Europa scommette su un pacchetto di misure concrete destinate a entrare a pieno regime nella PAC post-2027. L’idea è armonizzare le regole in tutti gli Stati membri. Si stanno delineando interventi concreti che vanno dagli incentivi al pensionamento anticipato, utili a garantire sicurezza economica agli agricoltori uscenti e spazio ai giovani, fino a strumenti di “matchmaking” capaci di mettere in contatto chi lascia l’attività con nuovi aspiranti, anche al di fuori dei legami familiari. A questo si affianca la semplificazione delle regole fiscali e successorie, spesso più scoraggianti della fatica del lavoro agricolo, insieme a un supporto professionale e umano che, oltre agli aspetti notarili, accompagni le famiglie nella gestione legale ed emotiva del passaggio generazionale.

Perché è urgente intervenire ora? Se guardiamo la fotografia attuale delle campagne europee, la situazione è sbilanciata. La stragrande maggioranza della terra è gestita da over 55, mentre la presenza degli under 40 resta marginale (nemmeno uno su dieci). Il problema è doppio: da un lato c’è chi vorrebbe ritirarsi ma non sa a chi lasciare l’azienda (o ha paura del futuro economico), dall’altro ci sono giovani bloccati da regole fumose e costi d’ingresso proibitivi.

Un’azienda agricola senza eredi finisce spesso per essere spezzettata, perde competitività e, cosa peggiore, disperde un bagaglio di esperienza decennale che non si impara sui libri. Agire prima significa dare ai “vecchi” la tranquillità che meritano e ai “nuovi” il tempo necessario per imparare, investire e innovare. Non è solo una questione di affetti familiari o di eredità: qui in gioco c’è la sicurezza alimentare dell’Europa e la sopravvivenza del nostro patrimonio rurale.

Per un ulteriore approfondimento: comunicato della Commissione europea.

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