I tempi cambiano, anche in Germania

243

“Ho visto cose che voi umani”, fino a ieri, non avreste immaginato per la Germania. Non l’uscita di Angela Merkel dalla Cancelleria, perché dopo 16 anni ci poteva stare, nemmeno i buoni risultati in economia, cui siamo abituati da anni.

La sorpresa è di questi giorni e riguarda i tempi ravvicinati con cui si sta profilando la formazione del nuovo governo e la sua inedita configurazione con una coalizione a tre: socialdemocratici, verdi e liberali. Una novità, chiamata “semaforo”, destinata a regolare il traffico politico all’interno della stessa coalizione, in Germania e, come sempre, nell’Unione Europea.
Un semaforo, tre colori – rosso, verde e giallo – e tre concezioni diverse dell’economia, rispettivamente sociale, verde e di mercato. Saldarle insieme non sarà una passeggiata, ma forse anche in Germania i tempi cambiano e la burrasca del Covid potrebbe portare frutti, magari positivi.

Certo le dodici pagine delle linee generali del programma non basteranno per garantire un’intesa finale, prima si dovrà ancora accordarsi sui dettagli e superare la terra minata della spartizione dei ministeri, in particolare quello delle finanze, rivendicato con forza dai liberali, con tutto che può conseguirne.

L’esito di questa contesa, a prima vista tutta tedesca, avrà un sicuro impatto anche per l’Unione Europea e lo capiremo presto quando terminerà la sospensione del Patto di stabilità, quello che i liberali vogliono mantenere inalterato. Se questo dovesse avvenire, si restringerebbero e di molto gli spazi di manovra per la finanza pubblica, con non pochi problemi non solo per Paesi come l’Italia e la Grecia, ma anche in particolare per Spagna e Francia, un ostacolo in più per la rielezione di Emmanuel Macron con il suo partito che, al Parlamento europeo, siede proprio nel Gruppo liberale.

A volerci limitare ai guai di casa nostra, la prospettiva di un ritorno della politica del rigore per un Paese che ha un debito pubblico di oltre il 150% del Prodotto interno lordo (PIL) non è certo di buon auspicio, come non lo sarà la ferma opposizione dei liberali tedeschi a proseguire con un debito comune europeo, quello che ha consentito l’adozione del Recovery fund, all’origine del nostro “Piano nazionale di ripresa e resilienza” (PNRR).

Resta da sperare che in Germania, patria del compromesso politico come ci ha insegnato Angela Merkel, i due partiti maggioritari nella coalizione facciano pesare i valori della coesione e della solidarietà europea sull’esaltazione della competizione. L’esperienza della pandemia dovrebbe aiutare.

Articolo precedenteMartedì 19 ottobre: “Balcani, cantiere di pace”
Articolo successivoQuando i Premi Nobel insegnano
Franco Chittolina
Vicepresidente di APICEUROPA, ha lavorato per 25 anni a Bruxelles presso le Istituzioni europee (Consiglio dei ministri prima e Commissione poi), impegnandosi per il dialogo tra le Istituzioni comunitarie e la società civile. Dal 2005 lavora in Italia per portare l’Europa sul territorio piemontese, in particolare nella provincia di Cuneo.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here