I tempi cambiano, anche in Germania

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“Ho visto cose che voi umani”, fino a ieri, non avreste immaginato per la Germania. Non l’uscita di Angela Merkel dalla Cancelleria, perché dopo 16 anni ci poteva stare, nemmeno i buoni risultati in economia, cui siamo abituati da anni.

La sorpresa è di questi giorni e riguarda i tempi ravvicinati con cui si sta profilando la formazione del nuovo governo e la sua inedita configurazione con una coalizione a tre: socialdemocratici, verdi e liberali. Una novità, chiamata “semaforo”, destinata a regolare il traffico politico all’interno della stessa coalizione, in Germania e, come sempre, nell’Unione Europea.
Un semaforo, tre colori – rosso, verde e giallo – e tre concezioni diverse dell’economia, rispettivamente sociale, verde e di mercato. Saldarle insieme non sarà una passeggiata, ma forse anche in Germania i tempi cambiano e la burrasca del Covid potrebbe portare frutti, magari positivi.

Certo le dodici pagine delle linee generali del programma non basteranno per garantire un’intesa finale, prima si dovrà ancora accordarsi sui dettagli e superare la terra minata della spartizione dei ministeri, in particolare quello delle finanze, rivendicato con forza dai liberali, con tutto che può conseguirne.

L’esito di questa contesa, a prima vista tutta tedesca, avrà un sicuro impatto anche per l’Unione Europea e lo capiremo presto quando terminerà la sospensione del Patto di stabilità, quello che i liberali vogliono mantenere inalterato. Se questo dovesse avvenire, si restringerebbero e di molto gli spazi di manovra per la finanza pubblica, con non pochi problemi non solo per Paesi come l’Italia e la Grecia, ma anche in particolare per Spagna e Francia, un ostacolo in più per la rielezione di Emmanuel Macron con il suo partito che, al Parlamento europeo, siede proprio nel Gruppo liberale.

A volerci limitare ai guai di casa nostra, la prospettiva di un ritorno della politica del rigore per un Paese che ha un debito pubblico di oltre il 150% del Prodotto interno lordo (PIL) non è certo di buon auspicio, come non lo sarà la ferma opposizione dei liberali tedeschi a proseguire con un debito comune europeo, quello che ha consentito l’adozione del Recovery fund, all’origine del nostro “Piano nazionale di ripresa e resilienza” (PNRR).

Resta da sperare che in Germania, patria del compromesso politico come ci ha insegnato Angela Merkel, i due partiti maggioritari nella coalizione facciano pesare i valori della coesione e della solidarietà europea sull’esaltazione della competizione. L’esperienza della pandemia dovrebbe aiutare.

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