I tanti riflettori puntati sulla Polonia

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Seguiamo con interesse, ma anche con un po’ di apprensione, il viaggio del Papa in Polonia in occasione delle Giornate Mondiali della Gioventù. Un evento annuale iniziato circa trent’anni fa su iniziativa di Papa Giovanni Paolo II che accoglie migliaia e migliaia di giovani da tutto il mondo, con l’obiettivo di ribadire, insieme, la propria fede e la propria vicinanza a Gesù.

Da Cracovia il Papa ha abbracciato un’immensa folla di ragazzi parlando loro di futuro, di impegno cristiano e politico, di necessità di interpretare un mondo in inquietante mutamento e di volonterosa partecipazione per sviluppi di pace, di libertà, di democrazia, di amicizia fra i popoli, di accoglienza e di fraternità, di rispetto della Terra e dell’ambiente. Le sue parole hanno avuto riferimenti a vasti orizzonti e, in particolare, al mondo che è “in guerra perché ha perso la pace”.

Ha fatto riferimento alle drammatiche situazioni di conflitto e al susseguirsi di atti terroristici che hanno insanguinato Europa e Medio Oriente in questi ultimi mesi, precisando che si tratta “di una guerra di interesse, per denaro, per le risorse naturali, per il dominio sui popoli. Una guerra che tuttavia” precisa il Pontefice, “non è di religione, perché tutte le religioni anelano la pace”. Parole importanti, proiettate su lunga prospettiva e volte a gettare i semi per proteggere e preservare il dialogo fra religioni, fra cristianesimo e islam in particolare, un dialogo sempre più necessario ma anche sempre più in pericolo.

E proprio mentre il Papa evocava a Cracovia grandi temi universali, si svolgeva a Varsavia un simbolico braccio di ferro tra il Governo polacco e l’Unione Europea, proprio sul rispetto di uno di questi principi fondamentali: lo stato di diritto, principio di base della democrazia. L’Unione Europea è da tempo preoccupata dalle iniziative legislative del Partito conservatore “Diritto e Giustizia” (PiS) maggioritario al Governo. Si tratta in particolare delle regole adottate per la nomina dei membri del Tribunale costituzionale nonché delle regole che determinano il suo funzionamento, regole che alimentano timori e preoccupazioni sull’ indipendenza del Tribunale stesso e su un controllo costituzionale efficace, soprattutto per quanto riguarda leggi sensibili come quelle relative alla libertà di stampa e di espressione.

La Commissione europea, sulla base di una procedura istituita nel 2014 per far fronte ad eventuali minacce sullo stato di diritto nei 28 Paesi membri, ha concesso alla Polonia altri tre mesi di tempo per adottare modifiche adeguate. Se non verranno rispettate le richieste europee, le sanzioni potrebbero anche portare ad una sospensione del diritto di voto della Polonia in seno alle Istituzioni europee. A conferma quindi che la situazione politica polacca può definirsi inquietante anche per il rispetto dei diritti dell’uomo nel suo insieme.

Si tratta quindi di due avvenimenti certamente di ineguale portata, ma che hanno permesso, da Cracovia a Varsavia, di riportare sotto i riflettori i grandi temi e le grandi sfide di oggi e del nostro domani.

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