I riflettori dell’Unione Europea sul Black Friday

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Adesso che la corsa alle promozioni commerciali del “black friday”, il “venerdí nero” è (quasi) finita e alla vigilia delle promozioni invernali, forse non è fuori luogo chiedersi quale sia il vero colore di questa invenzione americana agli occhi dell’Unione Europea chiamata, anche su questa irruzione da oltre-Atlantico , a vigilare in difesa dei consumatori europei.

Dopo avere nel tempo contribuito, anche se non sempre con successo, a regolamentare in particolare le promozioni dei saldi stagionali, adesso per l’Unione Europea è la volta di vigilare sulle nuove pratiche commerciali attive sulle piattaforme digitali.

Si tratta di un impegno diventato anche più pressante nel nuovo clima di competizione commerciale a livello mondiale, accelerata dalla recente “guerra dei dazi” e dall’attacco di Trump alle regole europee di protezione rispetto ad un’invasività digitale fuori controllo.

Nell’UE uno studio coordinato nel 2022 dalla Commissione europea condotta su 16.000 prodotti proposti da 176 siti Internet ha rivelato che un annuncio su quattro non era conforme alla legislazione europea, in un contesto nel quale le grandi piattaforme digitali, tra le altre Amazon e Google, stravolgono la concorrenza rispetto ad altre piattaforme minori e più ancora rispetto a piccoli e medi esercizi commerciali locali, dei quali conosciamo l’alto tasso di mortalità nel nostro territorio.

Al netto delle importanti ricadute di queste nuove “seduzioni commerciali” che impoveriscono il territorio, riducendo anche il prezioso tessuto di relazioni umane e sopprimendo l’intermediazione del venditore di prossimità tra cliente e prodotto, altri rischi per il consumatore non sono da sottovalutare.

È cresciuta così nello spazio europeo l’esigenza di dare vita a una politica di difesa del consumatore, in un contesto di grande complessità degli scambi commerciali internazionali difficilmente regolabili nella sola limitata dimensione nazionale.

Fin dal 1972 il tema si è affacciato sul tavolo dell’allora Comunità economica europea, per atterrare più concretamente nell’Unione Europea con il Trattato di Maastricht del 1992. Oggi molti sono diventati gli argini alzati dall’UE a protezione dei consumatori: dalla lotta alle pratiche commerciali sleali alla pubblicità ingannevole, dalla sorveglianza sulle etichette dei prodotti fino alla protezione dei diritti dei viaggiatori.

Si tratta di un cantiere vasto e in continua evoluzione, in parte una sorta di battaglia permanente tra “guardie e ladri”, dove l’Unione Europea deve farsi carico della protezione dei suoi cittadini-consumatori nel quadro della transizione ecologica e digitale in corso, vegliando all’applicazione effettiva dei diritti dei consumatori, senza dimenticare il prezioso contributo della cooperazione internazionale in materia.

Più concretamente sono state adottate misure in materia di acquisti per consentire al consumatore di beneficiare di una garanzia minima di due anni sui prodotti acquistati con l’obbligo per il venditore di ripararli, sostituirli o rimborsarli e il diritto per l’acquirente di disporre di 14 giorni per annullare l’ordinazione.

Da segnalare, fino dal 2003, un sistema rapido europeo di allerta per mettere in grado gli Stati membri UE di scambiare informazioni su prodotti a rischio per la salute.

Vi sono ancora molti altri fronti per questa pacifica battaglia europea: tra questi il diritto alla riparazione da parte dei fabbricanti di elettrodomestici o la lotta contro la “pubblicità verde ingannevole”, nota come “greenwashing” (un ecologismo di facciata), o ancora la trasparenza sulla tracciabilità dei prodotti, oltre che per motivi sanitari, anche per lottare contro le frodi.

Il quadro complessivo della politica europea di difesa dei consumatori, qui appena accennato, è lungi dall’essere completo e altre misure sono allo studio o in via di adozione. Si tratta di un cantiere europeo doveroso da ricordare ai cittadini europei, oggi preoccupati come non mai di essere protetti dalla prepotenza e dall’inganno di attori che oggi minacciano l’Unione Europea con le armi e con i dazi.

Conforta constatare che questa cultura di una “pacifica protezione” abbia nell’UE già una lunga tradizione e un buon allenamento a smascherare competitori ed avversari, oggi in crescita esponenziale. Certo ben altro impegno sarà richiesto all’UE per far fronte alla minaccia militare, ma già può rassicurare un pò il cittadino questa fondamentale vocazione dell’Unione a proteggerci, anche dove i nostri fragili “Stati-nazioni” non hanno né mezzi né capacità.

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