Guarda chi si vede: la Commissione europea!

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Mercoledì 26 aprile la Commissione europea, bersagliata da molti come nido di tecnocrati, è tornata a farsi sentire e stavolta non per richiamare all’ordine l’Italia per i suoi conti pubblici in difficoltà. Memore del fatto che i Trattati le affidano tre principali poteri – quello di iniziativa, di controllo e di gestione – è finalmente tornata ad attivare la sua prima e fondamentale leva, quella dell’iniziativa in favore del processo di integrazione, potere di cui dispone in esclusiva tra le Istituzioni UE.

Non c’è dubbio che l’iniziativa della Commissione ha una forte valenza politica: da una parte per il tema affrontato e, dall’altra, per il momento scelto di presentazione dell’iniziativa.

Il momento cade, non a caso, tra i due turni delle elezioni presidenziali francesi, in un clima di grande incertezza sull’esito finale e sulle conseguenze che potrebbero derivarne non solo per la Francia, ma anche per il futuro dell’Unione Europea.

Il tema è quello sensibile delle politiche sociali e dei diritti che le fondano, oggetto di questi tempi – e in Francia in particolare – di un aspro confronto tra i due candidati al ballottaggio, Emmanuel Macron e Marine Le Pen, che della riforma del welfare hanno fatto oggetto della loro campagna elettorale. Il primo proponendo la riforma del sussidio di disoccupazione e modulando l’età della pensione a seconda dei lavori svolti, la seconda per abrogare la legge sul mercato del lavoro, defiscalizzando gli straordinari, e per abbassare l’età pensionabile a 60 anni con 40 anni di contributi. Altre proposte sono sul tavolo da una parte e dall’altra che influiranno sul futuro del diritto del lavoro e del welfare francese.

E’ anche in questo quadro che si colloca l’iniziativa della Commissione europea, denominata “Pilastro europeo dei diritti sociali”, annunciata da tempo per rispondere alla nuova condizione dell’economia europea e alle critiche mosse da più parti alla latitanza dell’Europa sul tema.

L’Unione Europea non dispone di una competenza esclusiva in materia di politiche sociali, che resta in capo agli Stati membri per quanto riguarda il diritto del lavoro e l’organizzazione dei sistemi di protezione sociale: si applica qui il principio di sussidiarietà tra Stati membri e UE e il dialogo tra il regolatore pubblico e le parti sociali. Dentro questi vincoli, non proprio molto elastici, la Commissione europea punta a orientare le politiche sociali in Europa verso una crescente convergenza, in particolare per quanto riguarda la zona euro, area candidata a quelle “differenti velocità” evocate per far ripartire il processo di integrazione.

Tre le linee principali del documento: pari opportunità e accesso al mercato del lavoro, condizioni di lavoro eque e protezione e inclusione sociale. Uno schema classico, utilizzato per tradurre l’obiettivo europeo di una “economia sociale di mercato” alla luce della nuova situazione che va delineandosi all’uscita della crisi e di fronte all’evoluzione delle società europee e del mondo del lavoro. Lo “zoccolo duro” della dimensione sociale europea è già in buona parte consolidato nella legislazione comunitaria: si tratta adesso di completarlo tenendo conto delle nuove realtà, grazie all’adozione di due diversi strumenti, quello di una “Raccomandazione” attiva da subito e quello di una “Dichiarazione” congiunta di Parlamento, Consiglio e Commissione per ricavarne un largo consenso politico, indispensabile per trasformare questi principi in politiche concrete.

Di queste misure concrete hanno urgente bisogno i cittadini europei, tentati dalle sirene dei nazional-populisti, per tornare a guardare fiduciosi al progetto europeo e alla nuova Unione che potrebbe cominciare a delinearsi nei prossimi mesi.

1 COMMENTO

  1. Opportuna sottolineatura dei poteri della Commissione e del ruolo che questa sembra disponibile ad esercitare oggi. Bisogna incoraggiarla. Le prossime elezioni saranno molto importanti. Anche l’Italia, dopo le primarie del PD, è meno debole di quanto fosse dopo il referendum del 4 dicembre e le crisi che ne sono seguite.. Speriamo che riesca a darsi una legge elettorale, una maggioranza e un esecutivo, e che riesca ad esercitare un ruolo attivo, coraggioso, ma anche prudente. Temo che non giovi minacciare veti.

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