Grecia tra colpevolisti e innocentisti

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Ogni estate ha il “giallo” che si merita. Quella di quest’anno, particolarmente bollente, è ancora alle prese con l’incendio che da mesi minaccia l’Europa, la sopravvivenza dell’euro e la sorte della Grecia e dei suoi abitanti.

Chi sia il piromane che ha messo il fuoco alle polveri è oggetto di aspre controversie tra gli “innocentisti” che provano compassione per la povera Grecia, umiliata e messa in castigo, e i “colpevolisti” che le fanno carico di responsabilità che verrebbero da lontano ed è già tanto se tra i colpevoli non finiscono anche Platone e Pericle.

Aiuta a vederci un po’ più chiaro l’ultimo numero di Limes, la “rivista italiana di geopolitica” che, articolo dopo articolo, istituisce una sorta di tribunale dove si scontrano accusatori e difensori, su entrambi i versanti con argomenti spesso convincenti.

Si comincia con l’editoriale, non firmato ma facilmente attribuibile a Lucio Caracciolo, che con la solita abilità comunicativa, il senso della formula che lascia il segno e uno scetticismo sul futuro in genere e quello dell’Unione Europea in particolare, offre considerazioni stimolanti sulla Grecia “detonatore della crisi europea”.

Si prosegue con un ritratto di Alexis Tsipras, il ribelle che si è fatto statista nonostante la precarietà del suo Paese, la pesante eredità ricevuta dai governi precedenti, le divisioni di Syriza che dovrebbe sostenerlo e i creditori orientati a delegittimarlo agli occhi del mondo e, in particolare, degli elettori degli altri Paesi in difficoltà. Affinché prendano ben nota della fine che sono destinati a fare i ribelli.

È poi la volta di un’analisi geopolitica della crisi greca a firma di Umberto Cini dal titolo evocativo: “Fuori luogo: geoidentità di un paese in bilico”. E in bilico non da oggi, considerate le smisurate ambizioni del passato di un Paese “dei due continenti (Europa e Asia) e dei cinque mari (Ionio, Egeo, Mediterraneo, Mar di Marmara e Mar Nero) e costretto oggi a una gestazione della risposta alla crisi “ancora accidentata, proprio come la cresta su cui forse la Grecia è condannata a vivere in bilico”.

Non meno interessante – e impressionante – l’articolo dal titolo: “Brevestoria del lungo debito greco”, una storia che tanto breve non è se si passano in rassegna le ripetute bancarotte della Grecia nei secoli scorsi, cominciando da quella del 1826 e se è possibile scrivere che “L’aumento vertiginoso dell’indebitamento estero condusse la Grecia all’ennesimo default nel 1893… Le richieste dei creditori non si fecero attendere, era necessario istituire una commissione di controllo internazionale con lo scopo di supervisionare il pagamento dei vecchi e dei nuovi prestiti. Di fatto, veniva chiesto di cedere parte della sovranità finanziaria del paese”. Capitava oltre 120 anni fa, quando non esisteva ancora la troika.

Per i colpevolisti la storia passata delle molte bancarotte della Grecia diventa un indizio se non una prova della sua colpevolezza, anzi della sua irrefrenabile tendenza a essere recidiva.

Tra gli articoli che aiutano a capire quant’è aggrovigliata la matassa della vicenda greca sono utili quelli che puntano i riflettori sul versante politico, come quello che commenta la vittoria referendaria (Il prezzo della vittoria di Pirro di Stavros Lygheros), e su quello economico-finanziario (La via greca alla rinascita di Giorgio Arfaras).

Si tratta di un numero di Limes di cui è consigliata la lettura: ne trarranno argomenti colpevolisti e innocentisti, i primi per concludere al suicidio della Grecia, i secondi per comporre la lista degli “assassini”.

Per tutti gli altri, è l’occasione per capire quanto travagliata e dolorosa sia stata la vita del Paese che ci ha introdotto alla democrazia e che adesso, per sé, ne ritrova poca.

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