Gli ambigui rapporti dell’UE con Mosca

Non si può certo dire che i rapporti tra Occidente, inteso come Unione Europea e NATO, e Russia siano chiari e comprensibili, visti i risultati di recenti e importanti appuntamenti avvenuti fra le due Parti.

Si potrebbe iniziare dal Business Forum di San Pietroburgo, tenutosi dal 16 al 18 giugno scorso, ormai alla sua XX edizione. Una manifestazione di significative dimensioni, visto che ha riunito nella città russa più di diecimila partecipanti e attori economici, mille imprese da tutto il mondo e oltre 120 Paesi rappresentati a diverso livello. L’obiettivo per tutti, come ogni anno, quello di rafforzare gli investimenti e i rapporti economici e commerciali con la Russia. Ne è un esempio al riguardo l’Italia che, oltre ad essere Paese ospite d’onore a San Pietroburgo, ha firmato con la Russia accordi per oltre un miliardo di Euro.

Contrariamente alle edizioni 2014 e 2015, il Forum di quest’anno aveva anche una sua componente politica. Lasciava infatti e soprattutto presagire la possibilità di un nuovo rapporto o di un nuovo dialogo fra la Russia e l’Europa dopo la crisi ucraina. Lo aveva lasciato intendere Matteo Renzi affermando la necessità di costruire ponti e non muri, lo aveva confermato la presenza di Jean Claude Junker, Presidente della Commissione Europea e lo aveva ribadito anche il Segretario generale dell’ONU, Ban Ki Moon dichiarando “determinante” il ruolo della Russia per mettere fine ai conflitti in Medio Oriente e per lottare contro il terrorismo.

Ma, mentre a San Pietroburgo si giocava questa partita di un’apparente apertura politica e di una ricerca di un nuovo dialogo, a Bruxelles l ‘Unione Europea decideva di prorogare, senza opportuna ed onesta discussione, le sanzioni economiche nei confronti della Russia, in ragione dei mancati progressi nell’attuazione dell’Accordo di Minsk sull’Ucraina. Nel mirino, i settori finanziari, petroliferi e militari, settori su cui le sanzioni esercitano un certo freno per l’economia russa (ma anche europea), soprattutto in un momento in cui il Paese sembra uscire da una lunga recessione ed è incline ad adottare quelle riforme strutturali necessarie ad attirare investimenti stranieri.  Decisamente, quando si incrociano in tal modo le contraddizioni politiche e gli interessi economici diventa difficile, per il cittadino europeo, capire in che modo l’Unione Europea guarda al futuro delle sue relazioni con i Paesi situati al di là delle sue frontiere orientali, dove la Russia diventa sempre più attore globale in un mondo in piena evoluzione economica e commerciale e, in alcune regioni, in grande instabilità politica.

Ma, non sono solo le contraddizioni politiche a balzare agli occhi dei cittadini europei, contraddizioni tra l’altro che toccano temi sensibili come il rispetto del diritto internazionale: a queste si aggiungono anche quelle militari provenienti dalla NATO.  Dopo un deciso percorso di allargamento verso Est e verso le frontiere russe, a partire dalla caduta dell’impero sovietico, da un po’ di tempo a questa parte la NATO intensifica in modo inquietante impressionanti manovre militari, a partire dalla Polonia e dai Paesi baltici fino al Mar Nero. Dispiegamento di migliaia di uomini e di mezzi militari di ogni tipo, manovre e simulazioni di guerra per far fronte alla minaccia di un eventuale attacco da parte della Russia.

E dall’altra parte della frontiera Mosca risponde allo stesso modo, in un crescendo di tensione e con il reale pericolo che la situazione, da esercizio simulato di “deterrenza”, possa sfuggire di mano e diventare occasione di vero conflitto. Tutto questo sembrava appartenere al passato, al tempo della guerra fredda e interroga, di nuovo, su che basi l’Europa, indipendentemente dalla visione statunitense al riguardo, intenda ricostruire i suoi rapporti con la Russia. Le risposte per il momento restano in sospeso, nell’attesa del prossimo Vertice NATO che si terrà a Varsavia l’8 e il 9 luglio prossimi. Ma già si sa che Polonia e Paesi Baltici vorranno discutere la realizzazione, sui loro territori, di ulteriori complessi missilistici antiaerei regionali, per “difendersi dagli attacchi aerei della Russia”.

Sono quindi importanti gli interrogativi per il cittadino europeo sul futuro, ancora tutto da scrivere dopo la fine della guerra fredda, delle relazioni  europee con la Russia. Malgrado le contraddizioni politiche e gli atteggiamenti di difesa militare, poche sono le vie per costruire un futuro basato su solide prospettive di pace. Sono le vie della ricerca di nuovi spazi di dialogo, di cooperazione, di crescita non solo economica ma anche dei diritti e della democrazia, nonché di impegni condivisi nelle lotte alle grandi sfide globali.

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