Eurobarometro – giugno 2018: timidi segnali di europeismo e fiducia nel futuro (ma non in Italia)

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È un quadro decisamente frastagliato quello tratteggiato dall’ultimo Eurobarometro, risultato di sondaggi condotti nel marzo scorso all’interno dei 28 Paesi Ue e dei 5 aspiranti membri. Non mancano segnali globalmente incoraggianti per la ripresa del processo di integrazione europea; l’Italia, tuttavia, si colloca tra i Paesi più scettici nei confronti della costruzione europea e delle sue politiche.

Le preoccupazioni principali

Immigrazione e terrorismo si mantengono saldamente in cima alla lista delle principali sfide che l’Unione sta affrontando (rispettivamente al 38% e 29%), registrando, tuttavia, un andamento discendente: lieve (-1%) nel primo caso; marcato (-9%) nel secondo.

Trend in lieve crescita, invece, per le problematiche relative agli scenari economici: la situazione economica generale (18%, +1%), la salute delle finanze nazionali (17%, +1%), la disoccupazione (14%, +1%), l’inflazione e il carovita (9%, +2%).

Anche in Italia l’immigrazione è percepita come sfida principale da affrontare (41%), seguita dalla disoccupazione e dalla situazione economica generale, che registrano dati più elevati rispetto alla media europea (rispettivamente 28% e 24%).

La fiducia nelle istituzioni europee

Il livello di fiducia nell’Unione Europea si presenta, in media, superiore rispetto a quello nutrito nei confronti dei parlamenti e dei governi nazionali (42% contro 34%); il dato procede in parallelo con quello relativo all’immagine dell’Unione Europea, “positiva” per il 40% degli intervistati (a fronte di un 21% di risposte “negativa” e del 37% di “neutrale”).

In Italia prevale un’immagine “neutrale” dell’Unione (39%), a fronte di un 35% di risposte “positiva”, in leggero calo, e del 23% di “negativa”, stabili).

La situazione economica

Le opinioni positive in merito allo stato generale dell’economia europea raggiungono livelli mai toccati dallo scoppio della crisi economica nel 2008, attestandosi al 50%; analogamente positivi i giudizi in merito alle economie nazionali, tornati a sopravanzare, seppur di poco, i giudizi negativi (49% contro 47%): si registrano in merito, a livello di dati assoluti, elevate concentrazioni di giudizi positivi nei Paesi del nord Europa (Lussemburgo, Olanda e Germania in testa), contrapposti ai Paesi dell’area mediterranea e balcanica, ove spiccano i giudizi negativi di Grecia (98%), Croazia (89%) e Spagna (83%). In forte crescita i giudizi positivi in Portogallo (+10% rispetto ai livelli dell’autunno 2017), Irlanda (+7%), Finlandia e Lituania (+6%). Il dato italiano registra una concentrazione molto elevata di giudizi negativi (81%), in leggero aumento (+1%) rispetto all’autunno 2017.

Il sostegno nei confronti dell’Euro e dell’unione economica e monetaria si mantiene stabilmente elevato, registrando il favore del 74% degli intervistati nei Paesi che hanno adottato la moneta unica e il 61% generale. Anche in Italia la prevalenza di giudizi positivi è netta (61% a favore contro 29% contro), in linea con la media dei Paesi Ue.

Le priorità politiche dell’Unione

La libertà di circolazione e stabilimento resta, in media, nettamente in cima alla lista delle priorità politiche dell’Unione, raccogliendo il consenso dell’82% degli intervistati. La più alta concentrazione di dissenso in merito si registra in Italia (22% a fronte del 70% di consensi), tallonata da Austria (22%) e Regno Unito (21%).

Ampio consenso nel ritenere prioritarie le politiche comuni in materia di difesa e sicurezza (75%), energia (73%) e commercio (71%). Significativi assensi si registrano altresì in relazione alla politica comune in materia di immigrazione (68%) e alla politica estera comune (66%).

Cittadinanza Europea e risultati delle politiche dell’Unione

All’interno dei 28 Paesi membri, circa il 70% degli intervistati ha dichiarato di sentirsi cittadino europeo. I dati nazionali oscillano tra il 51% della Bulgaria e il 93% del Lussemburgo. L’Italia si colloca al terzultimo posto, attestandosi al 56%.

Tra i risultati delle politiche dell’unione ritenuti di maggiore importanza, prevalgono nettamente la libera circolazione di persone, beni e servizi (58%) e il mantenimento della pace tra gli stati membri (54%). Seguono, distaccati, l’istituzione del programma Erasmus (24%), l’introduzione della moneta unica (24%), il potere economico dell’Unione (21%) e la sua influenza politico-diplomatica nel resto del mondo (21%).

Per approfondire: i risultati completi dell’Eurobarometro

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