Gli attacchi e le violenze compiute da gruppi estremisti non sono un fenomeno nuovo in Europa, ma negli ultimi anni sono diventati una minaccia sempre più grave, soprattutto a causa dello sviluppo di nuove tecnologie e dell’uso crescente di Internet e dei social media. Come reagisce l’Europa per prevenire la radicalizzazione?
Il concetto di Preventing and Countering Violent Extremism (PCVE) rappresenta una svolta rispetto alla lotta tradizionale al terrorismo. Mentre quest’ultima si concentra su come fermare gli attacchi una volta che sono stati pianificati, il PCVE punta a prevenirli agendo sulle cause che portano alla radicalizzazione. La sfida principale non è quindi gestire le crisi, ma anticiparle: mappare le tendenze emergenti, analizzare gli strumenti utilizzati dagli estremisti, comprendere l’ecosistema digitale che li alimenta e sviluppare quadri normativi in grado di intercettarli
Il PVCE vuole agire prima che venga commesso un reato, e non si focalizza sul come fermare i terroristi e i loro attacchi, quanto piuttosto su come prevenirli. Le strategie messe in atto dall’Unione Europea riguardano regolamentazioni sul web e forme di gioco, con una sorveglianza digitale avanzata e la rimozione rapida di contenuti propagandistici. Inoltre, sono di grande importanza i programmi di inclusione giovanile e di coesione, dato che quasi un terzo dei sospettati di terrorismo in UE ha meno di 20 anni.
Se la lotta al terrorismo usa sorveglianza e arresti, il PCVE usa educazione, integrazione e la contro-narrativa online, con l’obiettivo di eliminare le cause profonde che spingono verso l’estremismo violento.
Per approfondire: il comunicato della Commissione













