Energia, trasporti, ambiente: lo stato di salute dell’UE

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Pubblicata l’edizione 2020 del report di Eurostat, basata sui dati del 2018

La sostenibilità ambientale sarà, com’è noto, uno dei capisaldi della politica europea nei prossimi decenni. L’Unione e le sue istituzioni stanno elaborando una strategia ambientale di lungo periodo, il cd. “Green deal europeo”, che porrà all’UE e ai suoi Paesi membri l’ambizioso obiettivo di un’economia ad emissioni zero entro il 2050.

Eurostat, come ogni anno, ha pubblicato il rapporto “Statistiche sull’energia, i trasporti e l’ambiente”, che traspone in linguaggio divulgativo l’imponente mole di statistiche utili a definire e monitorare l’implementazione delle politiche ambientali europee.

L’edizione 2020 si basa sui dati del 2018, e non tiene pertanto conto delle conseguenze delle quarantene imposte nel corso del presente anno per far fronte al dilagare dell’epidemia da coronavirus.

Energia

Sul fronte della produzione di energia da fonti primarie, il quadro europeo è segnato da una contrazione complessiva dell’1,1% rispetto ai valori del 2017. A trainare la decrescita sono state, in particolar modo, le riduzioni nei comparti dell’energia prodotta da gas naturale (-11,8%), combustibili fossili solidi – come il carbone – (-5,3%), e petrolio e derivati (-2,1%), a conferma di una tendenza negativa in corso dagli anni ‘90; in lieve risalita la quota prodotta da rifiuti non riciclabili (+1,5%, ma più che dimezzata rispetto ai livelli del 1990); stabile il nucleare; conferma il trend positivo, inaugurato sin dal 1990 e in ulteriore accelerazione dai primi anni 2000, la quota prodotta da energie rinnovabili, salita del 2,8% e in testa dal 2015 rispetto alle altre fonti del comparto. A trainare le rinnovabili sono soprattutto biogas e biomasse (59,9% della produzione da fonti rinnovabili), seguite a distanza dalla produzione idroelettrica (13,6%) ed eolica (12,7%).

A fronte del calo complessivo nella produzione europea, sono aumentate le importazioni dall’estero, in particolar modo di petrolio e di gas naturale (queste ultime, pur segnando una relativa diminuzione del 3,6% nel 2018, sono più che raddoppiate rispetto ai valori del 1990). La Russia costituisce il mercato di importazione dominante in ogni settore energetico, fornendo all’UE il 42,2% del carbone, il 29,8% del petrolio e il 40,4% del gas naturale importato.

Il consumo di energia nell’UE ha segnato, nel 2017, una lieve contrazione (-0,8%): i valori attuali sono comparabili, in termini assoluti, a quelli dei tardi anni ‘90, anche a causa della crisi economica del 2008 che ha di fatto pressoché annullato la crescita registrata negli anni 2000; nei consumi finali, i settori a maggior consumo risultano quello dei trasporti (30,5 del totale), dei consumi privati (26,1%) e dell’industria (26,1%).

Trasporti

Come anticipato nel paragrafo dedicato alla produzione e al consumo energetico, il settore dei trasporti è il principale utilizzatore finale dell’energia consumata nell’Unione, con una quota pari al 30,5%.

La principale forma di trasporto merci utilizzata nell’Unione è il trasporto su strada, con una quota percentuale sul totale dei trasporti – calcolata sulla base del rapporto tra tonnellate trasportate e chilometri percorsi – di poco superiore al 75%. 

Il trasporto ferroviario si attesta al secondo posto, con una quota pari al 18,7%: la sua diffusione è particolarmente significativa in diversi Paesi dell’Est (in Lituania e in Lettonia supera il 65%) e nel Nord Europa (quote superiori al 30% in Finlandia e Svezia).

Limitate sono invece le quote relative al trasporto fluviale interno, pari a circa il 10%, con quote significative nei Paesi Bassi (43,2%), in Romania (27,1%), Bulgaria (24,5%) e Belgio (16,1%).

La Polonia detiene la quota principale di trasporto internazionale su strada, pari al 29,8%, seguita da Spagna (11,9%) e Romania (6,6%).

Sul fronte del trasporto passeggeri, nel 2018 il trasporto ferroviario ha registrato ben 8 miliardi di passeggeri, mentre quello aereo ha registrato il transito di 1 miliardo di persone in transito negli aeroporti; 410 milioni di persone si sono invece imbarcate sui mezzi di trasporto fluviale. Il mezzo principale di trasporto passeggeri resta comunque saldamente l’autoveicolo privato, con una quota superiore all’80% in termini di rapporto tra passeggeri e chilometri percorsi. 

Ambiente

Per quanto concerne i dati relativi allo stato di salute dell’ambiente europeo, si segnala una riduzione sostanziale rispetto ai valori del 1990 – meno 21% – in linea con l’obiettivo di riduzione del 20% entro il 2020; la principale fonte di emissioni resta la produzione di elettricità, gas, vapore e condizionamento dell’aria, che tuttavia risulta il settore nel quale il calo, rispetto ai valori del 2008, è maggiormente significativo. Al secondo posto si situano agricoltura, itticoltura e silvicoltura, con una quota pari a poco meno della metà rispetto al comparto “energia”. Seguono, in ordine, il settore minerario/estrattivo, il settore manifatturiero e le altre attività economiche.

Segnali non troppo positivi giungono dagli indicatori relativi alla circolarità dell’economia, ossia dalla quota di risorse provenienti da prodotti riciclati o di recupero sul totale di quelle impiegate nell’Unione: il tasso complessivo è sceso infatti leggermente rispetto ai valori del 2017, attestandosi, in ogni caso, ad un livello superiore di 3 punti percentuali rispetto al 2004, primo anno di rilevazione.

Per approfondire: il rapporto Energia, trasporti e ambiente (in lingua inglese)

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