E adesso pensare al futuro dell’UE

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Sistemata provvisoriamente, fino al 2018, la questione greca, con la speranza che l’accordo non venga rimesso in discussione nel frattempo, è ora di mettere mano a un nuovo ” cantiere Europa” per prevenire probabili e incombenti crisi e dare un futuro all’Unione Europea.

La situazione attuale può avvalersi di alcune fragili condizioni positive, ma dovrà anche superare non pochi ostacoli.

Possono essere considerate condizioni relativamente favorevoli, da una parte l’esperienza maturata in questi anni di crisi e, dall’altra, i primi pur deboli segnali di ripresa dell’economia europea.

Benché in un quadro segnato da errori e inerzie, le Istituzioni UE e altri attori europei e internazionali sono stati costretti a prendere coscienza di un’Europa in affanno, lontana dai suoi valori fondativi e con una caduta verticale di coesione politica e sociale. Con difficoltà, e non sempre, le Istituzioni UE sono riuscite ad arginare la frammentazione indotta da una stagione segnata da una crescente deriva intergovernativa che ha indebolito lo spirito comunitario. A rilanciarlo ci sta provando la nuova Commissione europea sotto la guida del suo presidente Jean Claude-Junker e, con minore visibilità ed efficacia, il Parlamento europeo con il suo presidente, Martin Schulz. Ci vorrà ancora ben altra capacità di iniziativa perché le due Istituzioni di profilo federale, e a più forte legittimazione democratica, facciano segnare una svolta all’UE, ma un primo cambiamento di passo sembra profilarsi, nonostante pericolose resistenze tedesche ostili a una ripresa di ruolo della Commissione europea.

Tutto questo mentre un’altra più giovane Istituzione comunitaria, la Banca centrale europea (BCE), svolgeva un’intensa attività di natura federale, assumendo responsabilità politiche di cui non si facevano carico il Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo e il Consiglio dei ministri finanziari dell’eurozona.

«Meno male», hanno commentato in molti, dimenticando che si trattava di una supplenza dettata dall’emergenza, limitata al perimetro dell’eurozona, quella dei 19 Paesi dell’euro, da parte di un’Istituzione a debole legittimità democratica.

In questo quadro istituzionale ha mostrato tutta la sua debolezza l’approccio intergovernativo, tradotto dai ripetuti rinvii e piccoli passi da parte dei governi dei Paesi UE, trainati con fatica dalla leadership “riluttante” della Germania di Angela Merkel e di Wolfgang Schaeuble, accompagnata da un docile François Hollande e da un Matteo Renzi, quasi irriconoscibile per la sua estrema cautela e riservatezza.

C’è da sperare che questa non esaltante prestazione delle Istituzioni e, soprattutto, dei governi europei abbia insegnato qualcosa ai rispettivi responsabili, dai quali è legittimo aspettarsi ben altro coraggio politico di quello dimostrato finora.

Potrebbe aiutarli a far prova di maggiore iniziativa adesso che si comincia a intravedere qualche segnale di schiarita all’orizzonte, anche se il ritorno di una debole crescita, minacciata da turbolenze valutarie, è ancora disuguale e vulnerabile nei diversi Paesi e se in alcuni di questi, come l’Italia, non sembra trascinare nuova significativa occupazione.

Nell’opinione pubblica europea si comincia a registrare qualche fremito di fiducia nel futuro, un patrimonio prezioso da non disperdere, non solo per l’economia, ma anche per cercare di riaffezionare i cittadini europei alle loro Istituzioni, dopo una fase di disaffezione crescente, terreno di coltura per i diffusi populismi e per i ritorni agli egoismi nazionali, oggi in gran voga.

Due saranno i principali filoni di intervento per il “cantiere Europa”: il rilancio dell’economia in una prospettiva di rinnovata coesione sociale e una forte iniziativa politica per mettere mano a una “manutenzione straordinaria” dell’impianto istituzionale europeo, rafforzandone la dimensione comunitaria e democratica, nonché la capacità decisionale, senza le quali l’Europa continuerà a muoversi in ordine sparso, non andando da nessuna parte e declinando giorno dopo giorno. Agli occhi dei suoi cittadini e a quelli del mondo.

1 COMMENTO

  1. Concordo …
    concordo altresi’ con Romano Prodi quando nei giorni “caldi” di luglio ( e non solamente a causa dell’anticiclone africano) ha lanciato l’appello a “cantierizzare” in direzione di una Autorità Federale per scongiurare che le sovranità (iper)nazionali mettano fine al sogno Europeo.
    Verò è (lo conferma oggi un fondo su l’Unità) che oggi così com’è l’Europa gode di scarsa reputazione e appeal (politico, istituzionale ed economico).
    Manca il coraggio o l’interesse a cogliere la sfida? Attorno a quale progetto di Federazione perché l’Europa sia espressione dei cittadini mi sembra che sia scarso il dibattito innanzitutto all’interno governi nazionali (hanno veramente l’interesse di cedere sovranità? è qui il mio dubbi).
    Cercasi europeista che sappia immaginare, appassionare, coagulare consenso…. Gli Stati Uniti d’Europa sono la vera rivoluzione (non violenta e pacifica) da praticare in questo secondo decennio del nuovo millennio.

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