Diritto dell’UE: in aumento le procedure di infrazione

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Presentata dalla Commissione la relazione annuale sul controllo dell’applicazione del diritto dell’UE

La Commissione europea ha recentemente pubblicato l’edizione 2021 (su base dati 2020) della Relazione annuale sul controllo dell’applicazione del diritto dell’UE, il report che dal 1984 illustra i dati relativi al rispetto del diritto dell’Unione da parte degli Stati membri e alle procedure di infrazione avviate in caso di sospette violazioni.

I dati relativi alle procedure di infrazione avviate testimoniano un rilevante incremento rispetto al 2020 (902, +19%): il non invidiabile primato spetta alla Bulgaria, seguita da Italia, Malta e Grecia; Danimarca, Finlandia, Irlanda e Paesi Bassi registrano, invece, i dati più bassi. 

Il recepimento tardivo delle direttive UE è stato al centro di oltre la metà delle nuove procedure (599): maglia nera per Regno Unito, Portogallo, Belgio e Cipro, mentre Danimarca, Svezia, Irlanda, Lituania, Malta e Paesi Bassi si segnalano tra i Paesi più puntuali nel recepimento del diritto UE.

Circa la metà delle procedure ha interessato i settori dell’ambiente, della mobilità e dei trasporti e dell’energia; diverse procedure d’urgenza sono state attivate in relazione ai provvedimenti unilaterali adottati da alcuni stati nelle prime fasi dell’emergenza covid-19 (tra cui le restrizioni all’esportazione di dispositivi di protezione e farmaci); inoltre, nei confronti di ben 11 Paesi sono state avviate procedure a causa delle mancate tutele nei confronti dei consumatori non risarciti dopo la cancellazione dei pacchetti turistici acquistati nel periodo pre-pandemico. 

Per quanto riguarda l’Italia, le 36 nuove procedure aperte nel 2020 hanno portato il totale delle procedure attive (al 31/12/2020) a 86, segnando il terzo anno consecutivo di crescita a partire dalle 62 procedure attive a fine 2017.

Le nuove procedure, in linea con la media europea, hanno riguardato principalmente mobilità e trasporti (11), ambiente (8) ed energia (5). Le procedure d’infrazione per ritardo di recepimento hanno costituito la metà delle nuove procedure aperte nel 2020.

Tra tutte le procedure attualmente aperte nei confronti del nostro Paese, la maggiorparte ha ad oggetto il recepimento non corretto e/o errata applicazione delle direttive (53), 18 riguardano il ritardo nel recepimento e 15 le presunte violazioni di regolamenti, trattati e decisioni.

Per approfondire: il comunicato della Commissione, la versione integrale della relazione (in inglese), la pagina dedicata alle relazioni annuali sul controllo dell’applicazione del diritto UE, factsheet sull’Italia

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