Cos’ha fatto l’UE per fronteggiare l’epidemia di COVID19?

111

Lasciando all’approfondimento di lunedì 24, a firma di F.Chittolina, le doverose premesse in merito a ciò che l’Ue può fare in materia di sanità pubblica, ci limiteremo, in questa sede, a ricordare che il potere di azione dell’Ue in questo frangente affonda le proprie radici in una dimensione a cavallo tra la protezione della salute – competenza concorrente – e la protezione civile – competenza cd. “di sostegno” nella quale l’Ue ha solo potere di coordinamento.

L’Unione Europea, ad oggi, ha agito lungo tre direttive principali:

1. Attivazione dei meccanismi di coordinamento: l’Ue ha attivato i tre principali meccanismi di coordinamento previsti per far fronte a questo genere di situazioni di emergenza, allo scopo di facilitare lo scambio di informazioni e coordinare i meccanismi di prevenzione e risposta alle pandemie:

  • Early Warning and Response System (EWRS) – piattaforma digitale di coordinamento tra la Commissione, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie e i le autorità sanitarie nazionali, già utilizzata con profitto in passato durante le epidemie di SARS, ebola e influenza aviaria;
  • Comitato per la sicurezza sanitaria (CSS) – creato nel 2001, è presieduto dal Commissario europeo alla sanità e composto da rappresentanti delle autorità di vertice in materia nei singoli stati – generalmente, come avviene per l’Italia, rappresentanti del Ministero della sanità; facilita la condivisione dei pareri degli esperti e permette di allineare i criteri per la valutazione dei rischi e controllare le contromisure da adottare attraverso l’individuazione dei protocolli sanitari più efficaci;
  • Rete di comunicazione del Comitato per la sicurezza sanitaria – strumento del CSS (vedi sopra) specificamente rivolto al coordinamento delle campagne di comunicazione e dei messaggi in caso di crisi.

Inoltre, l’Unione europea finanzia la Joint Action Preparedness and action at points of entry (EU HEALTHY GATEWAYS) – il meccanismo di coordinamento delle misure preventive e di contrasto contro le minacce alla salute nei “punti di ingresso” (porti, aeroporti e frontiere), e la Strengthened International HeAlth Regulations and Preparedness in the EU (SHARP), finalizzata a coordinare la preparazione e le misure adottate dai laboratori dei Paesi europei.

2. Direzione tecnico-sanitaria: la principale agenzia europea in materia, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) – con il supporto dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA) e dell’Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA) – svolge funzioni di direzione tecnico-sanitaria in materia di valutazione e gestione dei rischi, allineamento dei criteri diagnostici e dei dati inerenti i casi di contagio, redazione delle indicazioni utili per i viaggiatori, monitoraggio dei progressi nella ricerca farmacologica e tracciamento delle potenziali direttive di contagio attraverso il traffico aereo.

3. Stanziamenti di fondi per azioni ad hoc nella cooperazione internazionale, nella ricerca e nel soccorso dei cittadini Ue all’estero: dallo scoppio dell’epidemia l’Ue ha stanziato fondi per un totale di 232 milioni di Euro, così suddivisi:

  • 114 milioni di Euro sono stati destinati all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), allo scopo di finanziare l’adozione di misure preventive a livello globale – in particolar modo in quei Paesi non dotati di sistemi sanitari all’avanguardia;
  • 15 milioni di Euro stanno sovvenzionando la realizzazione di azioni di monitoraggio e diagnosi precoce in diverse aree del continente africano;
  • 100 milioni di Euro contribuiscono alla ricerca sul virus: 90 milioni sono stati destinati alla ricerca di un vaccino attraverso la rete globale pubblico-privata di ricerca “Coalizione per l’innovazione della preparazione alle epidemie” (CEPI); i rimanenti 10 milioni saranno rivolti allo studio di misure diagnostiche e terapeutiche efficaci;
  • 3 milioni di Euro hanno cofinanziato le operazioni di rimpatrio dei cittadini europei dalle aree della Cina affette dal virus, attraverso il Meccanismo europeo di protezione civile.

L’Unione europea e i suoi Paesi membri hanno altresì fornito alla Cina oltre 30 tonnellate di materiale medico (guanti, mascherine, indumenti protettivi, termometri, etc.) per far fronte alla scarsità di scorte dovuta all’eccezionale stato di bisogno e alla temporanea chiusura di numerosi impianti produttivi. 

Per approfondire: il comunicato della Commissione europea

Articolo precedenteCoronavirus chiama Europa
Articolo successivoAgire per ridurre la “fuga dei cervelli”

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here