CESE: senza immigrazione, economia europea a rischio entro il 2050

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Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha recentemente emanato un parere di iniziativa in materia di immigrazione ed integrazione dei migranti, dal quale emerge un’analisi socio-economica del fenomeno (e dei suoi effetti nel medio-lungo periodo) in netto contrasto con la retorica anti-migratoria contemporanea consolidatasi in Italia e nel resto del Vecchio Continente.

L’analisi del CESE si focalizza su due differenti scenari: il primo analizza le conseguenze di un flusso migratorio verso l’Europa ridotto o assente. Le attuali previsioni demografiche per il 2060 stimano che il graduale ma inesorabile invecchiamento della popolazione europea possa portare il rapporto tra la popolazione in età da lavoro e quella in età pensionabile da 4:1 a 2:1. Secondo il CESE, in un simile contesto, un insufficiente apporto di manodopera qualificata potrebbe sottoporre il mercato del lavoro ad una pressione insostenibile, aprendo scenari di crisi per interi settori economici, a cominciare dall’edilizia e dall’agricoltura. Altrettanto insostenibile l’impatto sul sistema previdenziale e sull’assistenza sanitaria, in particolar modo nei Paesi dell’Europa meridionale, i quali fanno già tutt’oggi largo ricorso alla manodopera di origine straniera nel settore dell’assistenza domestica.

Il secondo scenario tratteggia i probabili esiti di un’insufficiente politica di integrazione dei migranti nelle società che li accolgono. Ne risulta un quadro di progressiva marginalizzazione nel mondo del lavoro e nella società, in grado di alimentare fenomeni di reciproca ostilità tra le comunità del territorio, tendenza a porre in essere comportamenti antisociali e suscettibilità alla radicalizzazione ed all’estremismo ideologico.

Prendendo le mosse dalle considerazioni precedentemente espresse, il CESE raccomanda agli Stati dell’Unione di dare priorità all’adozione di politiche migratorie di lungo periodo, mirate ad incentivare i canali d’ingresso regolari e calibrate sulle specifiche esigenze delle comunità locali di accoglienza. Fondamentale, nella definizione delle politiche future, sarà altresì la collaborazione tra stati nella diffusione di buoni prassi e modelli di accoglienza rivelatisi efficienti, nonché lo sforzo collettivo di riportare obiettività in un dibattito, quello sull’immigrazione, pesantemente viziato da distorsioni ideologiche e informazioni incomplete o erronee.

 

Per approfondire: il comunicato del CESE

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