Buone notizie dall’Unione Europea

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Ratifica del Trattato sul clima, Orban sconfitto in Ungheria, nuova guardia di frontiera e flessibilità sul deficit italiano.

Tra tante notizie non allegre che arrivano di questi tempi dall’Europa, si sono aperte un varco notizie buone per l’Italia, l’Unione Europea e il pianeta.
Innanzitutto è stata ottima la notizia arrivata dall’UE per il pianeta: con una procedura eccezionale e accelerata è arrivato l’accordo dei Ventotto per la ratifica del Trattato sul clima, convenuto a Parigi nel dicembre scorso. Hanno contribuito all’accordo prima il Consiglio dei ministri e poi il Parlamento europeo, la settimana scorsa a Strasburgo, con un voto favorevole a larghissima maggioranza (618 voti a favore, 38 contrari e 31 astensioni). Adesso seguiranno, dove già non ci sono state, le ratifiche nazionali, ma dopo le decisioni nello stesso senso di Stati Uniti, Cina, India e Brasile e altri il Trattato potrà entrare in vigore prima della fine dell’anno, avendo superato la soglia convenuta di ratifiche da parte di almeno 55 Paesi responsabili di almeno il 55% delle emissioni globali. L’UE, con il suo 12% di gas serra, ha consentito di superare largamente quella soglia.

Resta adesso da dare applicazione a un accordo che prevede il contenimento entro due gradi dell’aumento della temperatura rispetto a quella dell’epoca pre-industriale. Un obiettivo tanto ambizioso quanto insufficiente, al punto che l’auspicio è quello di riuscire a stare sotto la soglia di 1,5 gradi, come dice anche il buon senso di chi abbia prestato attenzione alle temperature troppo alte di questi ultimi tempi.

Registriamo per ora la buona notizia della rapidità inusuale dell’entrata in vigore dell’accordo, sperando che la ripresa del confronto, già prevista in Marocco il prossimo 7 novembre, lo possa migliorare e ulteriormente rafforzare con misure che ne sanzionino il non rispetto.

Buone notizie anche per l’UE, non solo perché è andato a vuoto il 2 ottobre il referendum xenofobo promosso da Viktor Orban in Ungheria, ma soprattutto per la realizzazione, in un tempo record per la complessa macchina amministrativa comunitaria, della nuova guardia di frontiera europea, entrata in funzione il 6 ottobre alla frontiera bulgaro-turca. Si tratta di una realtà dotata di mezzi propri per controllare i confini dell’UE e garantire la libera circolazione. Una novità che potrebbe rivelarsi feconda di positivi sviluppi, a partire dal riconoscimento che le frontiere nazionali sono anche frontiere dell’UE e il loro controllo si avvia ad essere una competenza comunitaria, non spiaccia ai fanatici delle sovranità nazionali.

Naturalmente si tratta solo di un inizio, ma è una decisione che può andare lontano in una stagione della storia nella quale ciascuno costruisce i suoi muri e la libera circolazione delle persone viene allegramente calpestata in favore della libera circolazione di beni, capitali e servizi. Come dimostra il contenzioso che sul tema comincia a crescere tra la Gran Bretagna e l’UE, resa evidente in questi giorni dal duro confronto tra il Premier britannico, Theresa May e la Cancelliera Angela Merkel.

Da Bruxelles arriva qualche prima buona notizia anche per l’Italia, per alleviarne l’affanno sui conti pubblici in questa difficile vigilia di formazione della “legge di bilancio” e di acceso confronto elettorale in occasione del referendum sulla riforma costituzionale.

La notizia è nel messaggio inviato dalla Commissione europea che apre uno spiraglio per una maggiore flessibilità sul livello di deficit consentito all’Italia, vittima del recente terremoto e alle prese con la costante pressione migratoria. Un atteggiamento di comprensione da parte di Bruxelles, suggerito non solo dal costo cumulato dei due eventi citati, ma anche dalla necessità di togliere argomenti ai diffusi populismi che minacciano il Paese e il suo sviluppo futuro.

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