Brutte notizia dalle elezioni in Germania: l’estrema destra entra in Parlamento

Per l’Europa è andata meno bene di come si sperava e peggio di come si temeva.

Meno bene di quanto si sperava, nonostante la vittoria senza sorprese di Angela Merkel, approdata al suo quarto mandato consecutivo, ma con una forte perdita di consensi e nonostante che i socialdemocratici di Martin Schulz si siano confermati ancora come il secondo partito al Bundestag, ma con il peggiore risultato della loro storia.

Ma è anche andata peggio di come si temeva, con il partito di estrema destra euroscettico e xenofobo “Alternativa per la Germania” (AfD), approdato per la prima volta in Parlamento con oltre il 13% dei voti, e il partito liberale che ci è tornato con un buon risultato, il 10%, dopo quattro anni di assenza, per mettere un freno alle aperture della Germania – già non molto generose – alla solidarietà europea.

Hanno guadagnato qualche posizione i Verdi tedeschi con quasi il 9 % dei consensi, superando i livelli che in passato li avevano portati al governo, con Joschka Fischer vice-Cancelliere.

Globalmente è stato un risultato elettorale con qualche brutta sorpresa, come nel caso del successo dell’estrema destra,  in una Germania che, dalla fine della Seconda guerra mondiale, di brutte sorprese non ne aveva più riservate, e dove pesa come un macigno il consenso conquistato in poco tempo, e in misura consistente, dall’estrema destra populista ed eurofoba di “Alternativa per la Germania” alla quale verrà sbarrato l’ingresso in coalizione, ma che la futura coalizione la potrà inflettere in un senso o nell’altro. Dipenderà molto anche dall’ala conservatrice della CDU che ha pagato un prezzo alto al sostegno di Angela Merkel e dai liberali, entrambi preoccupati di arginare sulla destra l’avanzata estremista.

Un quotidiano italiano, alla vigilia del voto, aveva azzeccato un titolo che vale più di un editoriale: “vincerà chi arriva terzo”. Adesso che sappiamo chi è arrivato terzo, “Alternativa per la Germania” appunto e che, da sempre, sapevamo chi sarebbe arrivata prima, l’inossidabile Angela Merkel, resta da indovinare chi è arrivato secondo. I numeri in politica non sempre dicono tutto e la seconda posizione dei socialdemocratici per percentuale di voti ottenuti non gli darà la medaglia d’argento in una coalizione dalla quale hanno deciso di uscire e dove altri presidieranno un ministero chiave, quello delle finanze, oggi di Wolfgang Schaueble e domani, forse, ancora.

Sappiamo tutti che la definizione della futura coalizione e la formazione del governo – impresa né di breve periodo né facile per la Merkel – sarà importante per la Germania, ma sappiamo anche che in questa stagione della storia, come è stato in altre, quello che è importante per la Germania lo è anche per l’Europa.

Non sarà ininfluente per l’Unione Europea una coalizione con i liberali, con l’eventuale sostegno dei Verdi in una problematica “coalizione Giamaica” a tre, con cristiano sociali, liberali e Verdi, in particolare se l’ala conservatrice dei cristiano sociali o i liberali dovessero occupare ruoli-chiave nel governo e riproporre politiche di austerità e una solidarietà ridotta al minimo in Europa. Molto ne soffrirebbero le riforme attese per un rilancio dell’UE e le ambizioni europee del Presidente francese, Emmanuel Macron.

La nuova configurazione politica tedesca non aiuterà nemmeno il governo italiano e le forze europeiste in Italia, in particolare il Partito democratico, ma nemmeno i partiti filo-europei del Centro: entrambe le aree politiche pagheranno la perdita di consensi della Merkel e di Schultz e solo un disperato ottimismo, come quello del Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, può sperare in un ruolo più forte per l’Italia nella nuova UE disegnata dal voto tedesco

Ma anche se la Merkel, nota per la sua abilità politica, riuscisse a veleggiare nella buona direzione, dovrà stare attenta agli scogli che la attendono dentro e fuori la coalizione. Soprattutto quelli che incombono con il ritorno in forze di una formazione dagli accenti spiccatamente nazional-populisti se non peggio, ancora sempre vivi in molti altri Paesi europei, Italia compresa, dove alle urla di Salvini si accompagnano le parole demagogiche del pur modesto Di Maio, investito con pochi clic, candidato alla guida di questo nostro malconcio Paese.

E se c’è da preoccuparsi in Italia e altrove per il futuro dell’Europa con simili personaggi, figuriamoci che cosa potrebbe capitare se un giorno a prevalere fossero i loro camerati in Germania, dove la storia ci ha insegnato che non si scherza.

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