Altre guerre e tensioni nel mondo

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L’inaspettata invasione dell’Ucraina da parte della Russia il 24 febbraio2022 e lo scoppio della guerra israelo-palestinese il 7 ottobre scorso, due guerre destinate a durare, hanno segnato un cambiamento d’epoca e hanno portato a riflettere e ad analizzare i cambiamenti geopolitici e globali in corso, fra vecchi e nuovi attori e fra vecchie e nuove strategie di interessi politici ed economici.

Sullo sfondo di un teatro globale dominato, in particolare, da tre grandi attori, USA, Cina e Russia, oggi impegnati a combattere fra loro un’enorme partita su terreni della scena internazionale di primaria ed egemonica importanza, altri soggetti geopolitici, all’ombra della distrazione dei grandi attori, scrivono altre pagine di storia e di guerra che l’attualità dei media tende facilmente a dimenticare.
Togliendo momentaneamente lo sguardo dall’Ucraina e dal Medio Oriente, una prima pagina di questa storia riguarda la sorte del Nagorno Karabakh, piccola enclave armena racchiusa nel territorio dell’Azerbaijan, nel cuore del Caucaso del Sud. Per questo piccolo lembo di terra, strategicamente importante per la stabilità della regione, Armenia e Azerbaijan si sono scontrati in tante guerre, di cui l’ultima, nel settembre scorso, ha portato alla definitiva caduta del Nagorno nelle mani di Baku, all’esodo doloroso dei suoi 100.000 abitanti, rimasti senza casa, senza radici e senza futuro.
Al riguardo, la data del 24 febbraio 2022 rappresenta un momento di svolta nell’interesse della Russia per il Caucaso del Sud e per l’Armenia (sua alleata storica). Mosca ha soppesato i suoi interessi e ha puntato senza esitare su un nuovo partenariato con l’Azerbaijan vincitore, molto più interessante per i suoi legami con la Turchia e soprattutto perché costituisce una via di transito terrestre e marittima verso il sud, verso l’Iran e verso il Medio Oriente.
In prospettiva, dal primo gennaio 2024 il Nagorno Karabakh non esisterà più e i timori aumentano per una nuova minaccia di invasione dell’Armenia da parte di Baku. L’Europa, al riguardo, si ritrova con pochi margini di manovra, stretta, da una parte, fra la richiesta del Parlamento europeo di rivedere i rapporti con l’Azerbaijan per la grave violazione del diritto internazionale e dei diritti dell’uomo e dall’altra, dalla necessità di mantenere vive le nuove fonti di approvvigionamento di gas e petrolio, fra cui appunto quella sempre più importante dell’Azerbaijan.
Un’altra pagina inquietante, anche se più lontana dai nostri confini, è rappresentata dalle forti tensioni e dalle guerre che percorrono l’Africa, dove l’ombra e gli interessi di altri attori è spesso percepibile o dietro le quinte. Un recente rapporto dell’ONU indica infatti in 40 milioni le persone costrette a lasciare le proprie case e a fuggire, numero in costante aumento e più che raddoppiato dal 2016. I Paesi in guerra che
generano il più alto numero di sfollati si situano tutti nell’Africa subsahariana, in Sudan, in Somalia, nel Sud Sudan, in Nigeria, in Burkina Faso e oltre. Situazioni che generano ovviamente gravi crisi umanitarie, come ad esempio in Sudan, dove, avverte l’ONU, oltre sei milioni di persone sono sull’orlo della carestia.
Al di là dei conflitti antichi e recenti che devastano l’Africa, risuona tuttavia sul continente anche il rumore delle armi della guerra in Ucraina, dove si fanno sentire in particolar modo le minacce dell’insicurezza alimentare e della dipendenza energetica, in un crescendo di povertà e di continua instabilità.

La lista dei conflitti dimenticati ovviamente non finisce qui. È importante, tuttavia, riportarli all’attenzione della comunità internazionale perché possa interpretare e capire, nel suo insieme, dove sta andando il mondo e quale futuro di pace e di giustizia può ancora disegnare.

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