Abitazione e integrazione dei rifugiati nelle società ospitanti

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Una conferenza organizzata dal CESE ha messo al centro del tema dell’integrazione la necessità di far sentire i rifugiati a casa propria nel paese d’accoglienza.

Il 24 e 25 gennaio si è tenuta a Bruxelles la terza conferenza annuale del SI4RI: Social Innovation for Refugee Inclusion (Innovazione sociale per l’inclusione dei rifugiati) che ha messo al centro dell’attenzione il tema dell’abitazione e del suo ruolo nell’integrazione dei migranti e dei rifugiati nella nostra società.

La conferenza è stata organizzata dal CESE in collaborazione con il Migration Policy Institute (MPI Europe) e con il sostegno della Missione del Canada e degli Stati Uniti presso l’Unione Europea.

La Direttrice della Ricerca del MPI, Meghan Benton, ha sottolineato come il luogo in cui si vive è un qualcosa di più profondo dell’avere un tetto sopra alla testa, si tratta di ciò che definisce la tua vita, il tuo lavoro, le tue relazioni. Per questo motivo questo “senso di casa” deve essere costruito per i rifugiati, attraverso una collaborazione tra i paesi ospitanti e le persone che lì arrivano.

Questo tema si scontra con il problema strutturale della mancanza di abitazioni a prezzi accessibili. Tuttavia è importante che i migranti e i rifugiati non siano confinati ai margini della società, ma che siano integrati in aree dove c’è lavoro e dove possano esprimere appieno il loro potenziale. In caso contrario si creano delle barriere per l’integrazione che il giornalista canadese Saunders definisce “una ricetta per la catastrofe”.

Per raggiungere questi obiettivi sono stati presentati vari progetti innovativi come l’iniziativa di co-housing di Rekerhaven ad Amsterdam che permette a giovani rifugiati di condividere le abitazioni con giovani olandesi.

In questa prospettiva, il processo di integrazione non potrà che crescere e le abitazioni saranno un mattone molto importante di esso.

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