Con i tempi che corrono è sconsigliato fare previsioni sulle turbolenze in Europa, non solo per quelle meteorologiche ma anche per quelle politiche, benché di queste ultime qualcosa già si cominci ad intravvedere.
Mentre Francia, Italia, Spagna e Polonia e altri Paesi UE si preparano ad importanti elezioni politiche, in una regione tedesca, la Sassonia-Anhalt, il 6 settembre è suonato forte l’allarme per l’ avanzata dell’estrema destra, non solo per il governo tedesco, ma per l’intera Unione Europea, appena un po’ più rassicurata dalle elezioni in Svezia lo scorso 13 settembre, mentre si resta in attesa delle prossime elezioni regionali in Germania il 20 settembre.
Il questo clima è stato pronunciato il 16 settembre il “Discorso sullo stato dell’Unione” da parte della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, al Parlamento di Strasburgo alla presenza del Primo ministro canadese, Mark Carney, fiero avversario di Donald Trump nel contenzioso in corso sui dazi tra i due Paesi e promotore di un cantiere di nuove alleanze tra “medie potenze”.
E già questo suggerisce un raffronto tra le diverse tonalità politiche dei due personaggi, quando si ricordi l’atteggiamento remissivo della presidente della Commissione europea nel negoziato sui dazi, a partire dall’infelice accordo del 25 luglio 2025 con Trump in Scozia.
A Strasburgo la presidente della Commissione era impegnata, nel “Discorso sullo stato dell’Unione”a “riflettere sull’anno trascorso, illustrare le priorità dell’UE e annunciare nuove iniziative…in un momento cruciale per la democrazia europea”. Lo ha fatto con un discorso in acrobatico equilibrio tra l’orgoglio per le limitate cose fatte e le molte che restano da fare.
Un’impresa non facile, a cominciare dall’impegno di farne un momento centrale di esercizio di democrazia, coinvolgendo non solo gli europarlamentari, ma più ancora i cittadini europei lontani dalle loro Istituzioni.
Al netto di questi limiti, è stato interessante il tentativo di offrire un bilancio positivo dell’anno passato che ha visto la Commissione, tra l’altro, arretrare non poco in materia di politica ambientale, oscillare nei rapporti tanto con gli USA che con la Cina, ma anche cogliere buoni risultati nella conclusione di importanti accordi commerciali e mantenere salda la linea di solidarietà con l’Ucraina aggredita dalla Russia.
Sul tema della sicurezza il Discorso ha aperto a un rafforzamento, anche istituzionale, dell’UE con la creazione di un Consiglio di sicurezza europeo che associ anche Paesi extra-UE e, in questo contesto, ha proposto che il Canada diventi il “primo membro associato” all’Unione, precisando che non si tratta di un “partenariato contro”: facile pensare agli USA, con i quali non sono state evocate le tensioni, ma alzando i toni nei confronti della Cina per gli squilibri commerciali.
Meglio tardi che mai, la presidente della Commissione ha anche alzato cautamente i toni nei confronti di Israele evocando Gaza e ha ricordato che Ceuta è frontiera europea da difendere come tale, senza però denunciare l’incresciosa sospensione dell’Accordo di Schengen da parte dell’Italia,
Naturalmente non sono stati dimenticati i temi della competitività e dei costi dell’energia, né l’impegno a ridurre la sovra-regolamentazione nell’UE, sorvolando sulla contestuale difesa dei diritti, come non è stato tralasciato un appello al Parlamento perché contribuisca a sostenere il rafforzamento del bilancio UE 2028-2034. Non una parola invece sull’implementazione del Rapporto Draghi che dorme nei cassetti da due anni.
Bisogna dare atto alla presidente della Commissione europea del compito difficile toccatele il 16 settembre, alla vigilia di un autunno che si annuncia caldo e di un 2027 bollente per le molte importanti elezioni nazionali nell’UE: una ragione in più per ascoltarla con rispetto e attenzione, senza rinunciare all’esercizio della democrazia al quale sono chiamati i cittadini europei.













