Russia, tra guerra in Ucraina e elezioni legislative

3

Non si ferma la guerra che la Russia muove all’Ucraina dal febbraio 2022, ormai vicina al suo quinto inverno consecutivo. E’ una guerra che ha coinvolto fin dall’inizio e coinvolge tuttora anche l’Europa, chiamata a prendere posizione politica, militare e umanitaria nei confronti di un Paese indipendente aggredito e con lo sguardo sul futuro rivolto ad Occidente, non solo, ma in modo più universale, una posizione anche nei confronti della violazione della Carta dell’ONU che vieta l’uso della forza contro l’integrità territoriale di uno Stato.

Ad oggi, abbiamo assistito ad  un lungo periodo di distruzioni, di lente avanzate russe nell’Est dell’Ucraina, avanzate che, includendo la Crimea e parte del Donbass annessi da Mosca nel 2014, superano ormai il 20% dell’insieme del territorio ucraino. E’ stato anche un periodo di grande resistenza da parte della popolazione ucraina, di sofferenze e di migrazioni nei Paesi europei confinanti, Germania e Polonia in particolare. 

Vari e vani finora i tentativi di mediazione per delineare una possibile e giusta prospettiva di pace. Dalla Turchia alla prudente Cina, dal Vaticano agli Stati Uniti, mentre l’Unione Europea, coerentemente a fianco dell’Ucraina e giustamente inquieta per la sua stessa sicurezza e difesa, ha ribadito la sua posizione nelle recenti parole di Kaja Kallas : “L’Europa non sarà mai un mediatore neutrale tra la Russia e l’Ucraina, perché siamo sempre stati dalla parte dell’Ucraina”.

Se l’Europa, direttamente posta alle frontiere con la Russia, è divenuta obiettivo della guerra ibrida che le muove il Cremlino (vedi i droni all’aeroporto di Lipsia), a mediare  ci hanno provato ancora in questi giorni gli Stati Uniti, con un nuovo tentativo di dialogo sia con Putin che con Zelensky. Poco è trapelato sulle proposte americane e poco si sa di un “piano di pace” di Trump, ma si sa che le posizioni dei due Paesi sono tuttora estremamente distanti, con una Russia che non cede sul controllo di quattro regioni, Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhya e Kherson e sulla smilitarizzazione dell’Ucraina, e Kiev, che, dal canto suo, ritiene inaccettabili le posizioni russe e chiede aiuti militari urgenti per affrontare l’inevitabile inverno di guerra che si prospetta.

Ma il Presidente russo Putin, con questa sua guerra che ha il deciso profilo di un progetto imperiale, sta anche affrontando, all’interno del suo Paese, una campagna elettorale per le prossime elezioni legislative, le prime dall’inizio della guerra, per il rinnovo della Duma. Si terranno dal 18 al 20 settembre prossimo e, senza sfida elettorale, sono elezioni per una vittoria di Russia Unita, il partito del Cremlino. Ogni tentativo di opposizione, in particolare contro la guerra, è stato eliminato, come nel caso del partito Iabloko, unico partito antiguerra rimasto e i cui dirigenti e militanti sono stati imprigionati. 

Di fronte a un calo di sostegno popolare alla sua guerra, Putin è infatti in prima linea elettorale per ottenere il sostegno totale della popolazione a quella che definisce “operazione militare speciale” , un giro di parole per designare “la guerra”. Al riguardo i suoi toni militari si fanno sempre più aggressivi e, nella sua visione del mondo, tutto il Paese è chiamato a sostenerla, a costo di intensificare l’offensiva militare in Ucraina e ricorrere ad una mobilitazione generale per arrivare alla vittoria.

Articolo precedente16 settembre: SOTEU 2026 – interviene Franco Chittolina
Adriana Longoni
Tra i fondatori di APICE e a lungo vicepresidente, ha lavorato per molti anni nelle Istituzioni europee coordinando i progetti nell'ambito della cooperazione allo sviluppo e della politica di vicinato, in Guinea Conakry prima e in Caucaso poi. Gestisce l’Antenna di Bruxelles dell’Associazione.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here