Vertice NATO ad Ankara

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Si è concluso ad Ankara il Vertice della NATO, un incontro fra i 32 membri dell’Alleanza con all’ordine del giorno  importanti sfide politiche ed esistenziali. A differenza, infatti, del Vertice tenutosi l’anno scorso all’Aia, incentrato in particolare sul contributo finanziario dell’Europa richiesto dagli Stati Uniti, quest’anno i nodi centrali si sono focalizzati, in particolare, intorno alla ridefinizione del rapporto transatlantico,  al futuro della difesa europea,  alla strategia di disimpegno e riduzione della presenza militare americana in Europa, alla crescente attenzione rivolta al fianco meridionale dell’Alleanza e alla sicurezza nel Mediterraneo nonché al crescente peso della Turchia all’interno della NATO.

In un contesto geopolitico globale sempre in forte tensione, all’interno di questi nodi, le discussioni hanno portato sul sostegno all’Ucraina e alla difesa europea nei confronti della Russia, la quale proprio alla vigilia del Vertice, mandando un  pericoloso messaggio, ha intensificato i suoi bombardamenti su Kiev e minacciato pesantemente la Polonia. 

Ed è proprio sul banco di prova dell’Ucraina che è apparso più chiaramente il grande cambiamento già in corso nei rapporti transatlantici, vale a dire il progressivo trasferimento della responsabilità e del peso della sicurezza europea, dagli Stati Uniti all’Europa. Al riguardo, i recenti  attacchi e accuse di Trump nei confronti degli Alleati europei, in particolare per quanto riguarda la partecipazione alla  guerra in Iran e, ancor più grave, il tentativo, mai abbandonato, di annessione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti, hanno segnato un evidente indebolimento di tali rapporti e approfondito una linea di faglia già in essere.  Da una parte quindi la responsabilità europea della propria sicurezza, da costruire sul lungo periodo attraverso ingenti investimenti industriali e militari e soprattutto attraverso forti strategie politiche di coordinamento e di cooperazione dei membri, dall’altra un’esigenza da parte USA di alleggerire, nel più breve tempo possibile il “fardello” europeo e di concentrare l’attenzione  verso nuove priorità strategiche, quali l’emisfero occidentale, il Medio Oriente e l’Indo Pacifico.

E’ anche un Vertice che rimette sotto i riflettori il ruolo della Turchia e la sua posizione sul fianco orientale della NATO. Membro dell’Alleanza da 74 anni, Ankara si situa all’incrocio di conflitti e di regioni che le hanno conferito un’ importante posizione geostrategica. Ha avuto un ruolo di mediazione fra Russia e Ucraina, mantiene rapporti significativi con i Paesi mediorientali, Iran incluso, dialoga sia con l’Unione Europea e ancor più con gli Stati Uniti di Donald Trump. Sono invece molto tesi e ostili i rapporti con Israele. 

In questa situazione di grande incertezza sulla coesione interna dell’Alleanza e in un contesto di grande turbolenza internazionale, la Turchia intende ritagliarsi un ruolo rilevante sullo scacchiere dell’Alleanza. Possiede il secondo esercito più importante della NATO e una industria militare in piena crescita, aspetti  che qualificano il Paese come attore chiave nella stessa Alleanza. Hanno infatti un loro peso i continui richiami di Erdogan ai partner europei sull’importanza di includere la Turchia nelle strategie di riarmo dell’Europa e nella definizione della futura architettura di sicurezza. 

Tutto sta nel capire quindi quale leadership la Turchia sarà chiamata a svolgere all’interno di questa transizione della NATO in corso, che si avvia verso un nuovo e più incisivo ruolo europeo. Non va tuttavia dimenticato che la Turchia, nelle sue politiche interne, si discosta dai valori fondamentali del Trattato del Nord Atlantico (oltre che dell’Unione Europea) che sono pur sempre quelli della democrazia, dello stato di diritto e delle libertà individuali.

Nel frattempo, mentre il Vertice tentava di affrontare la svolta in corso dell’Alleanza, Donald Trump ha annunciato la sospensione del cessate il fuoco siglato il 17 giugno scorso fra Iran e Stati Uniti, lasciando di nuovo la parola alle armi e alimentando le tensioni nell’intero Medio Oriente.

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Adriana Longoni
Tra i fondatori di APICE e a lungo vicepresidente, ha lavorato per molti anni nelle Istituzioni europee coordinando i progetti nell'ambito della cooperazione allo sviluppo e della politica di vicinato, in Guinea Conakry prima e in Caucaso poi. Gestisce l’Antenna di Bruxelles dell’Associazione.

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