
I terremoti che hanno colpito il Venezuela nelle ultime settimane hanno aperto una nuova fase di emergenza umanitaria: la risposta dell’UE non ha tardato ad arrivare, con un intervento immediato e coordinato. L’Unione europea ha mobilitato 5 milioni di euro di aiuti per garantire assistenza alle comunità più colpite, garantendo ripari temporanei, cure mediche e accesso all’acqua per chi ha perso la casa o vive in aree ancora isolate.
Parallelamente, Bruxelles ha organizzato un ponte aereo umanitario in partenza da Copenaghen con circa 50 tonnellate di materiali essenziali, tra cui tende, kit igienico‑sanitari, attrezzature per la purificazione dell’acqua e forniture scolastiche per le scuole danneggiate. Questo sostegno si inserisce nel quadro più ampio di 52 milioni di euro già stanziati nel 2026 per le conseguenze della crisi socio‑economica venezuelana, ora aggravata dall’impatto dei terremoti.
Grazie al Meccanismo europeo di protezione civile, sono stati inoltre coordinati gli aiuti di 14 Paesi europei, che hanno offerto squadre di ricerca e soccorso, team medici, supporto tecnico e capacità di telecomunicazione. Sul campo è già operativo un gruppo di 11 esperti provenienti da Spagna, Austria, Italia, Lussemburgo, Belgio, Estonia e altri specialisti italiani. Come supporto, è stato attivato in modalità d’emergenza il servizio satellitare Copernicus, che finora ha prodotto 25 mappe e 13 immagini ad alta risoluzione delle aree colpite, strumenti fondamentali per orientare i soccorsi e le ONG.
Secondo la Commissaria europea per la gestione della crisi, Hadja Lahbib, l’intervento congiunto dimostra “il vero spirito Team Europe”, volto a garantire assistenza immediata ai soggetti vulnerabili come feriti, bambini rimasti senza scuola e famiglie sfollate.
Per approfondire: il comunicato della Commissione












