Politica commerciale dell’UE: una nuova mappa del Mondo

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C’era una volta il raggruppamento dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), nato nel primo decennio  del secolo,  sviluppatosi nel corso degli anni con l’adesione di nuovi Paesi (Egitto, Emirati arabi, Etiopia, Iran e Indonesia) e altri Stati associati: economie emergenti che si sono aggregate con l’obiettivo di costruire un sistema commerciale e finanziario mondiale non basato sul dollaro.

Si trattò di un’iniziativa politicamente sottovalutata, in particolare dagli  “onnipotenti” Stati Uniti, ma diventata presto motivo di tensioni con l’Amministrazione Trump che la fece bersaglio di ripetute minacce. 

Non senza sorpresa, sgradevole per Trump ma anche per Cina e Russia, l’Unione Europea sta penetrando in quell’aggregazione, molto eterogenea, grazie ad accordi commerciali  con due Paesi importanti come il Brasile e l’India, mentre resta rilevante il suo legame con il Sud Africa, coinvolto in un partenariato strategico con l’UE in vigore fin dal 2007 ed è stato appena concluso lo scorso settembre un accordo con l’Indonesia che azzera quasi tutti i dazi doganali.

Pochi giorni fa, sul ring di un mondo di tutti contro tutti, l’Unione Europea, ha colpito i suoi avversari con un colpo uno-due che non sarà senza conseguenze per il futuro della competizione commerciale internazionale e anche molto oltre. 

L’Accordo Mercosur, con Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay, e quello con l’India, consentiranno una crescita dei flussi commerciali per un mercato complessivo di oltre due miliardi di consumatori, in attesa che venga a breve perfezionato quello con l’Australia, dopo aver sperimentato positivamente nell’ultimo decennio l’accordo commerciale con il Canada, e che torni a raggiungerci il Regno Unito con altri Paesi di un Occidente andato in pezzi, nella prospettiva di una convergenza quelle “medie potenze” evocata a Davos dal premier canadese Mark Carney.

Senza fretta, e con tutta la prudenza del caso, sarà bene ricolorare la mappa del mondo per cominciare a misurarvi le presenze della bandiera a stelle e strisce USA e quella azzurra a dodici stelle dell’UE. Si dirà che si tratta solo di accordi commerciali, alcuni anche problematici per le deboli clausole sociali ed ambientali previste: vero, ma a patto di non dimenticare quello che potrebbero trascinarsi dietro come avvii di nuove intese politiche.

E’ sotto i riflettori l’Accordo commerciale appena sottoscritto dall’UE con l’India,  per il suo discutibile assetto democratico, ma anche per la sua posizione geopolitica tra Russia e Cina, dove l’obiettivo è di allentare i loro reciproci provvisori rapporti di “amicizia”, e per i contenuti dell’accordo. Tra questi il progressivo smantellamento dei dazi sulle auto europee dal 110% al 10% nel giro di una decina di anni e riduzioni importanti per macchinari e prodotti chimici e farmaceutici. Nel settore agroalimentare, resta protetta l’importazione nell’UE della carne bovina, uno dei punti di contrasto con il Mercosur, ma scenderanno progressivamente i dazi dell’India sul vino dal 150% al 20%.

In prospettiva non è meno rilevante politicamente l’intesa avviata in materia di difesa con una cooperazione industriale tra le due realtà, ma anche sulla proliferazione e il disarmo.

Non stupisce che tutto questo spiaccia a Trump, che all’India aveva inflitto un supplemento di dazi sui flussi di petrolio, così come aveva accusato l’UE per il suo accordo con il Mercosur, mentre si sta tessendo nel mondo una nuova tela di relazioni internazionali, sempre più lontana da quella auspicata e imposta da Trump, come ancora recentemente con la sciagurata iniziativa del “Consiglio di pace” per Gaza e dintorni.

Forse è il caso di correggere un luogo comune sull’UE, immobile e paralizzata da molteplici aggressioni: magari lenta nell’arrivare al risultato, quando si pensa che anche la trattativa per l’accordo commerciale con l’India si è trascinata per una ventina di anni, ma sempre meglio tardi che mai. 

A riprova di quanto è complessa l’UE, ma anche di quanto è capace di fare quando una politica, come quella commerciale, è chiaramente di sua competenza, sottratta ai litigiosi sovranismi nazionali.  

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