Biodiversità marina e governance globale: il nuovo trattato sul mare aperto

8

Il 17 gennaio 2026 è entrato ufficialmente in vigore il Trattato sulla Biodiversità oltre la Giurisdizione Nazionale, noto anche come” Trattato sul Mare Aperto”. Il testo è stato ratificato da 81 paesi e conta 145 Stati firmatari. 

Le cosiddette “zone oltre la giurisdizione nazionale” comprendono il mare aperto, giuridicamente definito come bene comune o territorio di nessuno Stato. Le risorse di queste zone sono a beneficio dell’umanità intera, ma sono purtroppo messe a rischio dall’attività umana. In questo contesto, il trattato permette alle nazioni di coordinarsi per affrontare le sfide future e la domanda di risorse sempre più elevata. 

L’accordo rappresenta un importante passo avanti verso la conservazione degli oceani e un loro uso sostenibile. Tra i punti cardine vi è la creazione di “zone marine protette” in alto mare, la regolamentazione dello sfruttamento delle risorse genetiche marine (ovvero il materiale per la trasmissione ereditaria delle caratteristiche degli organismi che, se brevettato, può avere un valore economico) e la valutazione dell’impatto ambientale delle attività umane. Inoltre, l’accordo prevede il supporto ai paesi in via di sviluppo attraverso tecnologie di trasporto marittimo. 

L’Unione europea e i suoi Stati membri hanno guidato il processo dal punto di vista politico e sono tuttora impegnati nelle discussioni preparatorie per la prima Conferenza delle Parti (COP), prevista alla fine dell’anno. Inoltre, l’Unione sta partecipando anche ai lavori preliminari del segretariato del trattato. 

L’UE, infine,  sta contribuendo concretamente all’attuazione del trattato, attraverso un programma da 40 milioni di euro, la cui prima fase, con un budget di 10 milioni, è già operativa nel fornire assistenza tecnica.

Per approfondire: High Seas Treaty  

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here