Iran, la piazza fa tremare il regime degli ayatollah

14

Sono in corso da più di due settimane manifestazioni in Iran, nate nel bazar di Teheran fra i commercianti, estesasi poi agli studenti e infine coinvolgendo gran parte della società iraniana in tutto il Paese. 

Sono manifestazioni che denunciano le difficili condizioni economiche che pesano sulle condizioni di vita degli iraniani, ma anche la repressione politica del regime degli ayatollah il quale, forse per la prima volta dalle precedenti manifestazioni del 2009, 2019 e 2022, sente il pericolo che sta correndo la Repubblica islamica. La repressione delle manifestazioni, molto violenta e con parecchie centinaia di vittime, è incapace di fermare la coraggiosa determinazione della popolazione a proseguire in quella che sembra ormai una rivoluzione per conquistare libertà e diritti troppo a lungo  negati.

Quale sarà lo snodo politico e dove approderanno queste manifestazioni, rimangono, per il momento, inquietanti interrogativi. La situazione dell’Iran, ritornando al centro delle preoccupazioni internazionali, rimette in evidenza  il futuro degli equilibri regionali e della loro fragilità, a partire dalle pressioni  provenienti dagli Stati Uniti e dal loro Presidente Trump e da quelle di Israele, da sempre ai ferri corti con l’Iran in quanto storici nemici. Ricordiamo al riguardo l’ultima breve guerra del giugno scorso, in cui Israele e Stati Uniti sono intervenuti militarmente in Iran con l’obiettivo di fermare il suo programma nucleare, un intervento che ha avuto soprattutto come effetto di indebolire non solo Teheran, ma anche l’insieme del suo “asse della resistenza”, vale a dire i Paesi della regioni schierati al suo fianco.

Con l’inasprirsi della violenza nei confronti dei manifestanti, Trump non ha esitato a minacciare con le maniere forti un intervento militare, sempre possibile, limitandosi per ora a promettere aiuti e a seguire la strada dell’imposizione di dazi secondari al Paese: chi commercia con l’Iran pagherà tariffe al 25% con gli Stati Uniti, puntando in particolare sull’isolamento economico di Teheran e provocando reazioni di protesta, da parte, in particolare, della Cina. Per quanto riguarda invece l’eventualità di un intervento militare è difficile immaginare quale potrebbe essere la reazione del regime, se porterà alla sua caduta o alla sua decapitazione e quali conseguenze potrebbe avere sulla stabilità della regione e dell’insieme del Medio Oriente.

Sul versante interno è quindi in gioco la sopravvivenza del regime con tutte le incognite che questo scenario comporta, a partire dalla mancanza di una opposizione unita e dagli obiettivi condivisi, dovuta in particolare a tanti anni di oppressione e di potere assoluto degli ayatollah fin dalla rivoluzione islamica del 1979. 

Al riguardo è anche tornato sulla scena iraniana Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià. Se da una parte incoraggia i manifestanti e si pone come interlocutore internazionale, non sembra, per il momento, avere il sostegno e il favore necessario da parte della popolazione. 

Una cosa è tuttavia certa, la situazione attuale in Iran non può durare tanto a lungo. Uno Stato non può regnare eternamente con la paura e con il terrore, con le minacce e gli arresti  della sua popolazione. 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here