Unione europea, eppur si muove

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Questi ultimi tempi confusi del mondo hanno indotto molti a ritenere l’Unione Europea travolta dagli avvenimenti, vittima del suo ex-alleato americano e minacciata dalla Russia di Putin e non proprio in buona salute al suo interno, tanto economicamente che politicamente.

Indizi in tale senso se ne sono avuti molti, ma di qui ad annunciarne la morte è stata notizia francamente un po’ esagerata, anche se un rischio di agonia non è ancora da escludere, come temuto da Mario Draghi.

A questo punto, in una congiuntura politica internazionale ad alto tasso di imprevedibilità, vale la pena provare ad aggiornare il quadro, per vederne luci ed ombre.

Restano tra le ombre le divisioni politiche interne nell’UE, la precarietà di governi di suoi Paesi  importanti, come nel caso di Francia, Germania, Spagna, Polonia e Olanda, la debolezza della Commissione europea e della sua Presidente, la fragilità  della maggioranza pro-europea nel Parlamento e, soprattutto, l’erosione di fiducia dei cittadini verso i governanti europei ai vari livelli.

In compenso va meglio del previsto l’economia, meno vittima dei dazi americani di quanto si temesse, con un tasso di crescita medio nel prossimo biennio attorno all’1,5% (la Spagna sopra il 2%, ma purtroppo l’Italia sotto l’1%), con l’inflazione sotto controllo, il debito pubblico in aumento controllato, in attesa di conoscere l’impatto della spesa militare.

Qualche nuovo conforto, nonostante tutto, viene anche dalle politiche europee che, pur senza grande clamore, sembrano mandare segnali di risveglio. 

Lo sono certamente stati le prese di posizione UE in difesa dello Stato di diritto e del diritto internazionale, le decisioni del Consiglio europeo di dicembre di attivare un debito pubblico comune di 90 miliardi per rafforzare il sostegno all’Ucraina, il contrasto all’espansionismo di Trump verso la Groenlandia e, pochi giorni fa la conclusione, dopo un negoziato durato 26 anni, dell’Accordo commerciale con il Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) che annuncia un rilancio degli scambi con una America Latina contesa tra USA e Cina. 

Proseguono intanto in questi giorni le trattative per altri importanti accordi commerciali dell’Unione Europea, ormai in dirittura di arrivo, con l’India e l’Australia, mentre è ripreso il dialogo con la Cina per il riequilibrio degli scambi nel settore delle auto elettriche, che registra attualmente una forte penetrazione cinese su un mercato europeo in crisi.

Al di là di questi segnali di risveglio, non vanno sottovalutate le modalità di decisione che ne sono all’origine, come nel caso del debito pubblico comune a sostegno dell’Ucraina e dell’Accordo commerciale con il Mercosur.

Nel primo caso, in una materia sensibile come la politica estera e di sicurezza, sottratta alla competenza dell’Unione Europea è stato superato l’ostacolo esiziale del voto all’unanimità ricorrendo a una inedita forma di “cooperazione rafforzata”, con l’esclusione dei tre Paesi contrari Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia. 

Nel caso dell’Accordo Mercosur, materia di competenza comunitaria, dove la decisione era affidata al voto a maggioranza qualificata (voto favorevole di 15 Paesi UE, detentori di almeno il 65% della popolazione UE), l’intesa è stata trovata sul filo del rasoio, grazie all’ultimo minuto anche all’Italia in posizione di ago della bilancia, lasciando in minoranza, tra gli altri, Paesi politicamente importanti come Francia e Polonia. 

Si è trattato finalmente del normale esercizio di una regola di democrazia, ma non per questo va sottovalutato il trauma politico di questa rottura di consenso, aperto in futuro a esiti diversi: o a proseguire su questa strada o a inciampare in rivalse future. Lo capiremo presto. 

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