Autori Articoli di Franco Chittolina

Franco Chittolina

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presidente di APICE, ha lavorato per 25 anni a Bruxelles presso le Istituzioni europee (Consiglio dei ministri prima e Commissione poi), impegnandosi per il dialogo tra le Istituzioni comunitarie e la società civile. Dal 2005 lavora in Italia per portare l’Europa sul territorio piemontese, in particolare nella provincia di Cuneo.

Governo Macron

Sta diventando un best seller non solo in Francia (in Italia è distribuito dal Corriere della sera) il libro-manifesto di Emmanuel Macron, non a caso...

Previsioni economiche UE. Per l’Italia non è ancora primavera.

Puntuali come le tasse sono arrivate anche quest’anno da Bruxelles le previsioni economiche di primavera, che all’Italia mandano a dire che la primavera per...

Macron Presidente della Francia fa sperare l’UE

Per l'Unione Europea non è ancora una vittoria, ma un altro confortante segnale di scampato pericolo. Molti speravano potesse andare meglio per la Francia e...

Francia: vigilia di ballottaggio

Dei sistemi elettorali a doppio turno, come nel caso francese, usa dire che la prima volta si vota con il cuore, la seconda con la testa. Un detto che, in questi tempi di nazional-populismi, andrebbe corretto con la pancia al posto del cuore. In Francia vale almeno per larghe fette di elettorato, in particolare quello delle ali estreme, l’estrema destra di Marine Le Pen e la sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon.

Guarda chi si vede: la Commissione europea!

Mercoledì 26 aprile la Commissione europea, bersagliata da molti come nido di tecnocrati, è tornata a farsi sentire e stavolta non per richiamare all’ordine...

Elezioni in Europa: aspettando Godot

“Aspettando Godot”, il celebre dramma di Samuel Beckett, potrebbe essere un’utile chiave di lettura per decifrare questa surreale stagione dell’Unione Europea, nella quale da tempo tutti aspettano tutti, e nessuno sembra arrivare. Nel capolavoro del drammaturgo irlandese, oggetto di infinite interpretazioni, due poveracci sono in attesa di un misterioso personaggio, Godot appunto, dal quale si aspettano un aiuto per sopravvivere e vincere la tentazione ricorrente del suicidio. La trama è più complessa e sfuggente di tanto, ma già così offre un canovaccio utile per provare a capire qualcosa della “crisi esistenziale” che vive questa nostra esangue Unione Europea.

Un nuovo slancio per l’UE di domani

Chi ritenesse che la celebrazione, fine marzo scorso , dei 60 anni del Trattato sia stato solo un fuoco d'artificio destinato a spegnersi rapidamente rischia di sbagliare. Non perché in quella sede siano state prese decisioni particolarmente coraggiose o ci sia stata una chiara svolta in questa esangue Unione Europea.

Ungheria, spina nel cuore d’Europa

Tempi duri per questa Unione Europea “in crisi esistenziale”, alla ricerca di una svolta, se necessario procedendo a “velocità differenziate”, come manifestato chiaramente nel recente Consiglio europeo di Roma a fine marzo.

Vecchio federalismo europeo, addio?

Ci sono idee e progetti fecondi in particolari stagioni della storia. Ma la storia cammina, non sempre nella direzione che vorremmo e quei progetti...

Europa alla “Battaglia dell’Atlantico”

Davvero non sembra esserci due senza tre. Adesso la speranza è che la terza volta della “battaglia dell’Atlantico” non assomigli alle prime due quando, nella Prima e poi nella Seconda guerra mondiale, in quello spazio si giocarono le sorti dell’Europa e il suo “suicidio” dal quale il nostro continente cominciò, solo in parte, a riemergere negli anni ’50 del secolo scorso.

Finalmente Brexit

Nove mesi dopo il referendum britannico del giugno scorso, il tempo di una normale gravidanza, e finalmente Brexit è venuto alla luce. Attesa da molti, temuto da tanti, forse più dagli isolani britannici che dai continentali, la procedura di secessione del Regno Unito dall’Unione Europea entra adesso in una lunga e difficile fase negoziale dagli esiti imprevedibili.

Dichiarazione di Roma. E dopo?

La “Dichiarazione di Roma”, sottoscritta all’unanimità dai Ventisette Capi di Stato e di governo dell’UE, il 25 marzo 2017, non è la prima nella...

Sessant’anni fa la Comunità economica europea

Il Trattato firmato il 25 marzo 1957 in Campidoglio dava avvio a una Comunità europea che nei suoi sessant’anni di vita avrebbe conosciuto sorprendenti...

Un incoraggiamento all’Unione Europea dall’Olanda

L’Olanda è un piccolo-grande Paese icia’Europa. Piccolo per le sue dimensioni demografiche che non raggiungono 17 milioni di abitanti e piccolo per le dimensioni...

Un augurio di primavera per l’Unione Europea

Ancora non accenna a finire l’inverno che sta attraversando l’Unione Europea, anche se un po’ ovunque cominciano a fiorire parole di speranza e voglia di rilanciare lo straordinario progetto di unificazione continentale avviato all’inizio degli anni ’50 e oggi messo a dura prova da movimenti populisti ed euroscettici all’interno dei 28 Paesi UE e minacciato dall’esterno dall’irruzione sulla scena mondiale del nuovo Presidente USA.

“Parole fra continenti”: fra speranze ed inquietudini

Questo fine settimana si terrà la XVI edizione di “Parole fra continenti”, un’iniziativa che torna puntuale ogni anno in questo periodo, quasi ad annunciare...

La spada di Damocle di Bruxelles sui conti italiani

Puntuale come le tasse, è tornato in questi giorni il tormentone dei richiami di Bruxelles sui precari conti pubblici italiani. Non proprio una sorpresa, anzi una vicenda antica che ci portiamo dietro da vent’anni, da quando l’Italia ha apposto la sua firma nel 1997 in calce a quel “Patto di stabilità” che da allora ci segue passo a passo.

NATO: un’alleanza da ripensare

Compirà settant’anni nel 2019, non sembra vicina alla pensione ma un tagliando di revisione è nell’aria, difficile dire se per rafforzarla o per ridurne la capacità operativa in Europa. E’ la NATO (Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico), creata nel 1949 su iniziativa degli Stati Uniti e oggi bersaglio di pesanti critiche proprio da parte del Presidente USA, Donald Trump, che l’ha giudicata “obsoleta”. Questo “Patto atlantico” impegnava a un’alleanza difensiva nel contesto della nascente contrapposizione tra i blocchi della guerra fredda e realizzava la dottrina del Presidente USA, Harry Truman: i firmatari sarebbero dovuti intervenire in difesa di una delle parti aggredite, nel caso di un attacco da parte di una potenza straniera, con il pensiero rivolto all’Unione Sovietica. Molte cose sono accadute da quel 1949: numerosi conflitti hanno incendiato il mondo, senza colpire per lungo tempo il continente europeo; la caduta del muro di Berlino del 1989 e la successiva dissoluzione dell’Unione Sovietica parve mettere fine alla guerra fredda, garantita dall’equilibrio del terrore nucleare, e avviare un’epoca di pace. Durò poco tempo: all’inizio degli anni ’90 scoppiò il conflitto nella ex-Jugoslavia e la NATO fu chiamata ad intervenire; poi l’attentato alle Torri gemelle a New York fornì un pretesto per l’intervento degli USA, insieme alla NATO, in Afghanistan, altri pretesti vennero invocati per intervenire in Iraq. Oggi in questa nostra parte di mondo la situazione più problematica resta quella della Siria e il ritorno sulla scena della Russia, insieme con l’Iran e la Turchia. Senza dimenticare l’emergenza di nuove potenze che hanno ripreso la corsa al riarmo, come India e Cina che sono nell’area asiatica i primi due Paesi importatori di armamenti, oltre che produttori in proprio. Su scala mondiale un autorevole rapporto (SIPRI) segnala che nel periodo 2012-2016 il commercio di armamenti è aumentato dell’8,6%, “una corsa che ricorda quella vista ai tempi del contrasto NATO-Patto di Varsavia con Cina, India e Giappone che hanno ripreso la corsa al riarmo”. In questo nuovo quadro mondiale ha fatto irruzione un’altra novità: quella del nuovo Presidente USA, non esente da improvvisazioni e giravolte. Tra queste la ricordata zampata a proposito della NATO, dichiarazione significativamente ridimensionata la settimana scorsa in Europa, in occasione dei vertici UE dei ministri della difesa, del G20 e della Conferenza annuale sulla sicurezza tenutosi a Monaco. E’ stata la prima occasione di confronto tra Unione Europea e la nuova Amministrazione USA sul futuro della NATO e ne sono venuti alcuni primi chiarimenti. Oltre la tradizionale richiesta agli alleati europei di aumentare la spesa per la difesa al 2% del Pil nazionale, è venuta anche la smentita delle parole improvvisate di Trump sulla condizione “obsoleta” dell’Alleanza e la conferma degli USA a mantenere fedeltà agli impegni decennali assunti. Un chiarimento che ha fatto tirare un primo sospiro di sollievo in particolare ai Paesi vicini della Russia, dalla Polonia ai Paesi baltici, con un pensiero rivolto alla prosecuzione del conflitto in Ucraina e che ha fatto dire al ministro degli esteri Sergei Lavrov che siamo in piena guerra fredda. Non meno significativa la risposta dei Paesi europei che, confermando il loro impegno ad avviarsi verso un aumento della spesa militare (l’Italia dovrebbe raddoppiare la sua…), chiedono anche di rivedere il loro ruolo all’interno dell’Alleanza. Si sono espresse sul tema due forti voci femminili, quella dell’Alto Rappresentante UE per la politica estera e di sicurezza, Federica Mogherini e, soprattutto, quella della Cancelliera tedesca, Angela Merkel. La prima per affermare con orgoglio che l’UE è un “partner affidabile e prevedibile”, la seconda per ricordare all’alleato che la sicurezza non può essere garantita solo con le armi, ma anche dal sostegno allo sviluppo e dalla prevenzione delle crisi. Condizioni che si possono realizzare solo con azioni coordinate in quelle sedi multilaterali, come l’ONU, l’UE, la NATO e il G20, che sembrano per il momento non piacere a Trump. Un messaggio diverso e pacificatore è venuto i giorni scorsi dall’incontro del Vicepresidente USA, Mike Pence, con i Vertici UE, in assonanza con voci provenienti dall’Amministrazione americana, sorprendentemente dissonanti rispetto alle dichiarazioni di Trump. Resta di capire chi guida la politica estera a Washington.

La partita in corso nell’UE. E nel mondo

Il fischio di inizio partita era venuto da Brexit, senza che l’Unione Europea mostrasse fretta di scendere in campo. Adesso che quel fischio è stato ripetuto, non senza arroganza, da Donald Trump l’UE finalmente si muove e i primi giocatori europei cominciano a toccare palla.

Trump, un trampolino per l’Europa

L’Unione Europea sembrava in coma ancora fino a pochi giorni fa, né sembravano segni di risveglio politicamente significativi i reiterati richiami al rigore nelle finanze pubbliche, come appariva la richiesta di Bruxelles all’Italia di una manovra correttiva di 3,4 miliardi di euro.

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