Una marcia in più per l’Unione Europea

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Con la ripresa, ancora parziale, delle attività in Europa è ripartita anche la macchina dell’Unione Europea, dopo una prima manutenzione straordinaria in occasione del tagliando fattole dal Consiglio europeo dei Capi di Stato e di governo il 21 luglio con il pieno finanziario fattole di 750 miliardi di euro, aggiuntivi rispetto agli oltre 1100 miliardi previsti per il bilancio comunitario 2021-2027.

Si è trattato di una ripartenza non “in prima” come eravamo stati abituati negli anni precedenti la scossa della pandemia da Covid-19, ma già subito “in seconda” se non addirittura “in terza”, con il rischio di imballare un motore che da tempo aspettava una profonda revisione. Perché di questo sembra trattarsi guardando alle decisioni di luglio, non solo per la quantità ingente di risorse deliberate dal Consiglio europeo ma più ancora per la svolta politica impressa dal motore franco-tedesco, con un evidente e benvenuto protagonismo della Germania di Angela Merkel che ha consentito la creazione di un debito pubblico europeo: una decisione che, meglio di tante parole, traduceva nei fatti il valore fondativo della solidarietà.

Adesso si tratta di seguire da vicino la traiettoria di questa macchina che è finalmente ripartita con molto carburante, ma ancora con una guida comunitaria incerta, come rischiamo di scoprire dopo l’attuale semestre di presidenza tedesca. Conforta sulle prospettive future la spinta propulsiva di cui si sono fatte carico le altre Istituzioni UE, dal Parlamento europeo alla Commissione fino alla Banca centrale europea. Quest’ultima sta proseguendo con una politica monetaria espansiva, il Parlamento sta esprimendo un fronte europeista unitario come non si vedeva da tempo e la Commissione sembra avviata a lasciarsi alle spalle il ruolo modesto di “Segretariato” del Consiglio dei Ministri, come si era progressivamente rassegnata ad essere negli ultimi anni. 

Di questo nuovo vigore la Commissione ha dato prova la settimana scorsa con il “Discorso sullo Stato dell’Unione” della Presidente Ursula von der Leyen e con una serie di iniziative molto ambiziose, che si tratti di politica sociale (salute, diritto del lavoro, migranti), ambientale, con l’accelerazione verso l’obiettivo di una riduzione delle emissioni di gas serra di almeno il 55% alla scadenza 2030, ma anche di politica estera e di politica commerciale in un momento di forti turbolenze geopolitiche e dell’incertezza generata dall’imminente elezione presidenziale americana, alla vigilia di una conclusione che si annuncia traumatica dell’azzardata vicenda di Brexit.

Sulla sua strada la Commissione troverà il percorso ancora in salita del futuro bilancio comunitario 2021-2027 rispetto al quale sono note le tensioni in corso tra le due Autorità di bilancio, il Parlamento europeo e il Consiglio dei ministri: il primo determinato in favore di un rafforzamento e di un diverso equilibrio dei capitoli di bilancio oltre che di un chiarimento sulle condizioni di accesso alle risorse comunitarie qualora non fosse rispettato lo Stato di diritto; il secondo, solo titolare delle entrate del bilancio, ostile ad allargare i cordoni della borsa e in difficoltà a definire condizioni di accesso al bilancio che penalizzerebbero Paesi sotto procedura di infrazione come Polonia e Ungheria.

Tanta roba per Istituzioni guidate da Vertici rinnovati poco più di un anno fa e alle prese con dotazioni di bilancio mai viste, la cui gestione preoccupa la Corte dei Conti europea per i tempi ristretti di attivazione di risorse così importanti e tenuto conto di prevedibili rischi di frodi da parte di molti Paesi.

Con tanti auguri a quelli che credono nel futuro di un’Unione che vogliono migliore di quella conosciuta negli ultimi anni.

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