Timmermans: il Green deal non si lascia; anzi, raddoppia

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Il discorso del vicepresidente e commissario all’ambiente nel corso del think tank Bruegel

Nel corso dell’annuale incontro organizzato dal think tank Bruegel, il vicepresidente della Commissione europea e commissario per il clima Franz Timmermans, ha ribadito la centralità del Green deal europeo nella strategia di ripresa e crescita dell’Unione europea per i prossimi anni.

Nelle parole di Timmermans, ancor prima dell’epidemia di coronavirus, quando ancora gli indicatori economici europei sembravano prospettare un’Unione proiettata verso la ripresa economica dopo le crisi del decennio precedente, sotto la superficie si nascondeva un quadro di crescenti disuguaglianze e un modello economico improntato all’insostenibilità sul lungo periodo. 

Il Green deal europeo nasceva pertanto con l’intento di far fronte strutturalmente ai necessari cambiamenti, promuovendo una nuova strategia di crescita improntata a coniugare sostenibilità ambientale e giustizia sociale. 

Il 2020 ha mutato radicalmente il quadro, e sarebbe semplice cedere alla tentazione di lasciar perdere la – non semplice – strada della sostenibilità nel rilanciare l’economia dopo l’attuale crisi; tuttavia, non solo non si abbandonerà la strada intrapresa, ma si raddoppieranno gli sforzi perché, dopo questa crisi, il Green deal avrà ancora più senso, per tre ragioni: in primo luogo, perché la crisi ambientale e climatica è ben lungi dall’essersi arrestata; in secondo luogo perché, a fronte degli enormi investimenti comuni dei prossimi anni veicolati dal piano di ripresa e dal bilancio comune, sarebbe folle non impiegare le risorse per far fronte a necessità che in ogni caso si presenteranno negli anni e decenni a venire; infine, gli investimenti per la ripresa sono gli stessi richiesti per far fronte alla transizione verde, quindi non occorre scegliere tra gli uni e gli altri.

Timmermans ha risposto anche alle due principali obiezioni portate dai critici del Green deal: la prima riguarda il ruolo ricoperto dagli investimenti privati nella strategia, in merito alla quale il vicepresidente ha sottolineato quanto sia indispensabile far sì che la mobilitazione senza precedenti di risorse pubbliche sia in grado di determinare a sua volta un massiccio riorientamento di risorse private per il conseguimento degli obiettivi.

Il secondo rilievo, invece, riguarda il proposito di accrescere l’ambiziosità del piano proprio in un momento di congiuntura economica relativa: in merito a ciò, Timmermans ha sottolineato come “sostenere di non poterselo permettere ora è il modo migliore per essere certi di non poterselo permettere in futuro”, annunciando i prossimi passi che la Commissione intende intraprendere per rafforzare la strategia di transizione verde: gli obiettivi di riduzione delle emissioni verranno ulteriormente incrementati verso una soglia compresa tra il 50% e il 55%; nel corso dell’autunno, verranno definite ulteriori proposte per migliorare l’efficienza energetica, creare nuovi posti di lavoro “verdi” e spingere al rialzo la produzione di energia da fonti rinnovabili; entro giugno 2021, verranno infine proposte nuove revisioni al quadro normativo delle politiche ambientali europee, implementando il Sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (ETS) e il Meccanismo di aggiustamento del carbonio alla frontiera, in modo da tutelare il continente dall’eventuale lassismo dei competitor internazionali sul fronte ambientale.

Per approfondire: il comunicato della Commissione

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