Sedicesima giornata mondiale contro la pena di morte

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Sì celebra il 10 ottobre la giornata mondiale contro la pena di morte, giunta nel 2018 alla sua sedicesima edizione.

Nata per volontà della Coalizione mondiale contro la pena di morte, quest’anno è dedicata alle condizioni di vita dei condannati.

Che si tratti di isolamento come negli USA o di sovraffollamento come nei Paesi dell’Asia e dell’Africa, le condizioni sono «disumane e disumanizzanti», afferma la Coalizione secondo la quale già prima dell’esecuzione è come se queste persone perdessero il diritto a vivere e non fossero più considerate esseri umani.Sono negati anche i contatti con la famiglia, essendo le condizioni di accesso ai “bracci dela morte” molto restrittive.

In occasione della giornata, la Coalizione ha fornito anche dei dati: l’abolizione totale della pena di morte ha riguardato 107 Paesi. Vi sono Paesi in cui la pena di morte non si applica più in pratica anche se resta nell’ordinamento giuridico (28 Paesi).

Altri dati sono forniti da Amnesty International, secondo cui sono state oltre 330 le esecuzioni accertate nel 2018.

I dati sono parziali in quanto riferiti alle sole esecuzioni di cui si è  riusciti ad avere notizia certa. In alcuni Paesi asiatici e mediorientali, per esempio, il totale potrebbe essere molto più elevato. Nello specifico, quest’anno sono state eseguite 2 pene capitali in Afghanistan, almeno 28 in Arabia Saudita, 2 in Botswana, 8 in Egitto, 13 in Giappone, almeno 217 in Iran (tra cui 5 minorenni al momento del reato, 3 maschi e 2 femmine), 44 in Iraq, almeno 2 in Pakistan, 2 a Singapore, 18 negli Stati Uniti, 1 a Taiwan, 1 in Thailandia e 3 nello Yemen.

Amnesty ha inoltre promosso:

  • una campagna su cinque Paesi (Bielorussia, Ghana, Giappone, Iran e Malaysia) affinché “i rispettivi governi pongano fine alle inumane condizioni detentive dei condannati a morte e assumano iniziative in favore dell’abolizione totale della pena capitale”;
  • un appello per salvare la vita di Mohammad Reza Haddadi, ragazzo iraniano accusato di omicidio e condannato a morte nel 2004 all’età di 15 anni, la cui esecuzione è stata fissata e poi rinviata almeno sei volte dal giorno della sentenza;
  • un appello per  l’abolizione totale della pena di morte in Bielorussia, ultimo Paese europeo dov’è ancora in vigore.

Per approfondire: World Coalition Against Death Penalty

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