Rilanciare l’azione globale contro il lavoro minorile

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Secondo il Global Report quadriennale sul lavoro minorile, pubblicato recentemente dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL-ILO), si è registrato a livello globale un rallentamento nella diminuzione del numero di minori coinvolti in attività   lavorative.
Nel periodo 2004-2008 il numero complessivo di bambini lavoratori è sì diminuito del 3% passando da 222 a 215 milioni, ma desta preoccupazione il fatto che il ritmo di riduzione ha segnato un rallentamento. «I progressi verso l’obiettivo di eliminare le forme peggiori di lavoro minorile sono stati disomogenei» rileva l’ILO, secondo cui «se le tendenze attuali si confermeranno, l’obiettivo del 2016 non sarà   raggiunto». In vista della Giornata mondiale contro il lavoro minorile (12 giugno), giunge quindi la sollecitazione ad avviare una nuova «Road map sul lavoro minorile» al fine di incoraggiare gli sforzi per il raggiungimento dell’obiettivo fissato dall’ILO di abolire le peggiori forme di lavoro minorile entro il 2016.
La buona notizia è che sono in riduzione le forme più dannose di lavoro e quindi la maggior vulnerabilità   dei minori coinvolti. Tuttavia, osserva il Global Report, un numero incredibile di 115 milioni di minori sono tuttora esposti a lavori pericolosi, una definizione spesso usata per descrivere le forme peggiori di lavoro minorile.
Secondo l’analisi dei dati per età   e sesso, i maggiori progressi si sono registrati tra i bambini di età   compresa tra i 5 e i 14 anni, con una diminuzione dei piccoli lavoratori del 10%. In questa fascia di età  , poi, il numero di bambini coinvolti in lavori a rischio è diminuito del 31%. Tra i ragazzini di 15-17 anni invece si è registrato un aumento del lavoro del 20%, con un numero complessivo di lavoratori in questa fascia d’età   passato da 52 a 62 milioni.
In generale, il lavoro minorile è diminuito notevolmente tra le femmine (di 15 milioni o 15%) mentre è aumentato tra i maschi (di 8 milioni o 7%).
Per quanto riguarda invece la situazione delle regioni mondiali, l’Asia-Pacifico e l’America Latina-Caraibi confermano una tendenza alla diminuzione del lavoro minorile, mentre l’Africa sub-sahariana ha registrato un incremento sia in termini relativi che assoluti: questa regione è anche quella che presenta la più alta incidenza di bambini che lavorano, con un bambino su quattro coinvolto nel lavoro minorile.
La direttrice del Programma internazionale dell’ILO per l’eliminazione del lavoro minorile (International Programme on the Elimination of Child Labour – IPEC), Costanza Thomas, ha illustrato alcune delle principali sfide ancora da affrontare nella lotta contro il lavoro minorile, compresa la portata del problema in Africa, una svolta necessaria nel settore dell’agricoltura (dove si registra il maggior numero di bambini lavoratori) e la necessità   di affrontare le forme «nascoste» di lavoro minorile, che spesso sono tra le peggiori. «La maggior parte del lavoro minorile è radicata nella povertà  . Il modo di affrontare il problema è chiaro – ha ricordato Thomas – Dobbiamo garantire che tutti i bambini abbiano la possibilità   di andare a scuola, abbiamo bisogno di sistemi di protezione sociale che supportino le famiglie vulnerabili, soprattutto in tempi di crisi, e dobbiamo fare in modo che gli adulti possano svolgere un lavoro dignitoso. Queste misure, combinate con l’effettiva applicazione delle leggi che tutelano i bambini, forniscono la via per il futuro».

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