Parlamento UE, al via i negoziati sui rimpatri, tra critiche e tensioni

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Sono approdate all’esame dell’Aula tre richieste separate, inviate rispettivamente dai gruppi di sinistra The Left, S&D e i Verdi/ALE che hanno contestato le decisioni adottate il 9 marzo dalla commissione per le libertà civili.

Nonostante ciò, il Parlamento, riunito in plenaria, ha comunque deciso di proseguire i lavori e il 26 marzo, con una solida maggioranza, ha approvato l’avvio dei negoziati relativo ad un nuovo quadro giuridico per il rimpatrio dei cittadini di paesi terzi che soggiornano irregolarmente nell’UE.

I lavori verteranno principalmente sul tema del rimpatrio. Le linee guida dell’azione del Parlamento sembrano registrare un irrigidimento, primo tra tutti l’esplicita richiesta di cooperazione tra i destinatari del provvedimento e le autorità competenti, pena una misura detentiva che può estendersi fino a 24 mesi.

Stando al progetto dei lavori, i rimpatri potrebbero anche essere effettuati non solo nel paese d’origine del migrante, ma anche nei cosiddetti “hub di rimpatrio” situati in paesi terzi esterni all’Unione Europea.

Infine saranno portate sul banco dei lavori norme più rigorose per coloro che rappresentano un rischio per la sicurezza.

Un giro di vite non indifferente, che se da un lato introduce misure più rigide, dall’altro prova ad uniformare un sistema ad oggi ancora troppo frammentato.

Per ulteriori informazioni: il comunicato del Parlamento europeo

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