OCSE: un sistema educativo al passo con i tempi

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Il rapporto Education at a Glance 2026 pubblicato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) è la pubblicazione statistica annuale di riferimento globale che raccoglie e confronta gli indicatori ufficiali sullo stato dell’istruzione, sulla spesa pubblica e sulle risorse dei sistemi educativi nel mondo.

A Parigi i sistemi scolastici dei 38 Paesi membri dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, tra cui grandi economie come Stati Uniti, Germania, Francia, Regno Unito, Giappone e Italia, stanno affrontando una profonda ed estesa crisi del personale docente. Secondo i dati del rapporto Education at a Glance 2026, la difficoltà nel reperire insegnanti qualificati rappresenta un’emergenza condivisa, con i picchi più elevati di posti vacanti all’inizio dell’anno scolastico 2024/25 registrati in Lettonia e Lussemburgo, dove circa il 4% delle cattedre della scuola secondaria è rimasto scoperto, mentre nella maggior parte degli altri Paesi la quota si attesta al di sotto del 3%. 

Le criticità risultano particolarmente acute nelle aree rurali e svantaggiate, oltre che nelle discipline scientifiche e matematiche, ambiti in cui il settore pubblico subisce la diretta concorrenza dell’industria privata. Per garantire lo svolgimento delle lezioni e coprire i vuoti dell’organico, le scuole sono sempre più costrette a ricorrere a personale non pienamente qualificato, che arriva a rappresentare mediamente il 9% dei docenti della scuola primaria e secondaria.

Per superare questa crisi di reclutamento e rafforzare l’offerta, l’OCSE evidenzia come l’adeguamento degli stipendi costituisca un elemento fondamentale ma non sufficiente. Sebbene l’85% degli insegnanti si dica soddisfatto della propria scelta professionale, appena il 22% ritiene che il proprio lavoro sia adeguatamente valorizzato dalla società. Per rendere nuovamente attrattivo l’insegnamento occorre quindi agire su più fronti: garantire una maggiore autonomia professionale, introdurre strumenti digitali e di intelligenza artificiale per abbattere i carichi burocratici e amministrativi, e promuovere percorsi flessibili per l’ingresso dei cosiddetti second-career teachers, ovvero professionisti provenienti da altri settori, una risorsa che in Paesi come l’Australia e i Paesi Bassi costituisce già oltre il 15% del corpo docente.

Le difficoltà della scuola si inseriscono tuttavia in un contesto di più ampie tensioni nel mercato del lavoro, dove il sistema educativo compete per le migliori competenze con ambiti altamente dinamici come la sanità, la tecnologia e il settore privato. A questa forte pressione esterna si somma un grave problema anagrafico interno: nei Paesi dell’area OCSE, un insegnante su quattro nella scuola secondaria ha già 55 anni o più, prefigurando una consistente ondata di pensionamenti nel corso del prossimo decennio che rischia di aggravare ulteriormente la carenza di personale.

In questo panorama globale, la situazione dell’Italia presenta tratti distintivi ed elementi di forte specificità. Il corpo docente italiano risulta tra i più anziani dell’area OCSE: nel 2024, ben il 36% degli insegnanti della scuola secondaria aveva almeno 55 anni (sebbene in calo rispetto al 46% del 2015), a fronte di una media OCSE del 25%. Sul fronte retributivo, i docenti italiani percepiscono stipendi inferiori rispetto ad altri lavoratori laureati, con uno scarto del 36% per la scuola dell’infanzia e del 33% per la secondaria di primo grado, nonostante i recenti aumenti stabiliti dai contratti collettivi. Al tempo stesso, l’Italia vanta un’elevata presenza di insegnanti arrivati da precedenti esperienze lavorative (second-career teachers), che nella scuola secondaria di primo grado raggiungono il 14,9% a fronte dell’8,4% della media OCSE. Inoltre, la penisola deve fare i conti con un calo demografico particolarmente accentuato: tra il 2024 e il 2033 la popolazione compresa tra i 5 e i 14 anni è destinata a ridursi del 18%.

Proprio le dinamiche demografiche offrono però una via d’uscita strategica sia a livello globale che nazionale. A livello complessivo dei Paesi OCSE, tra il 2024 e il 2033 la popolazione scolastica compresa tra i 5 e i 14 anni subirà un calo del 9%. Questo significativo decremento degli studenti offre ai governi e ai responsabili politici una finestra d’opportunità irripetibile: anziché disperdere le risorse o ridurre ciecamente gli organici, i Paesi potranno riallocare in modo mirato finanziamenti, personale e capacità didattica verso le regioni, le scuole e le materie in cui l’emergenza cattedre risulta più critica, trasformando una sfida demografica in una leva di riequilibrio per l’intero sistema educativo.


Per approfondire: OECD – Education at a Glance 2026 ,  OECD – Education at a Glance 2026: Italia

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