L’impatto della crisi sulle istituzioni comunitarie

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Negli ultimi due anni di crisi, un susseguirsi d’incontri, vertici e summit hanno marcato il calendario dell’Europa, ma questi non sembrano aver portato a delle conseguenze a lungo termine. Malgrado ciò, il dialogo inter-istituzionale ha introdotto delle novità nella dinamica istituzionale a livello europeo, evidenziando sia i limiti della cooperazione politica inter-governativa che la solidità del sistema comunitario.

La crisi economica e il conseguente dialogo tra l’Unione Europea e i paesi Membri hanno prodotto degli effetti a livello istituzionale, comportando una limitata ripartizione de facto delle competenze tra l’UE e gli Stati Membri. Da un lato, sono stati messi in opera meccanismi di sostegno europei (il FESF e presto il MES) e la Banca Centrale Europea (BCE) ha sostenuto gli istituti di credito nazionali comprando parte delle loro riserve obbligazionarie. Dall’altro lato, gli Stati Membri coinvolti nei programmi di sostegno hanno aperto le loro procedure di revisione ed approvazione del bilancio alla supervisione degli organi comunitari, oltre all’introduzione di metodi di controllo in merito al raggiungimento degli obiettivi delle riforme intraprese.

Le istituzioni europee non dispongono ancora formalmente di un pilastro economico a fianco di quello monetario. I loro poteri in materia di politica economica sono limitati e necessitano di un importante grado di cooperazione politica tra i Membri del Consiglio per funzionare efficacemente. Il Consiglio é l’organo che assicura la rappresentanza dei Governi degli Stati Membri nel sistema legislativo dell’Unione Europea. Esso condivide con il Parlamento Europeo il potere legislativo. Nei dieci anni dall’introduzione dell’Euro, il Consiglio non ha sostanzialmente affrontato questioni di politica economica, non ha rimarcato le stravaganze irlandesi e spagnole in materia bancaria e edilizia, né ha contestato le statistiche greche non pertinenti. A crisi iniziata, le decisioni rilevanti sono state delegate al “Consiglio Europeo”, organo d’indirizzo politico nel quale siedono i capi di Stato e che non dispone, formalmente, di poteri legislativi, ma si basa sulla cooperazione politica inter-governamentale. Nonostante la sua flessibilità, questo organo formalizzato dal trattato di Lisbona, non ha potuto agire senza il concerto di istituzioni prettamente comunitarie, quali la BCE, la Banca d’Investimento Europea (BEI), la Commissione ed in minor misura il Parlamento. In effetti, gli organi di regolamentazione e controllo, quale la Banca Centrale Europea (BCE), rivestono un ruolo di grande rilevanza, promuovendo regole comuni e applicandole in modo terzo, imparziale e dunque affidabile agli occhi del mercato.

Secondo Jacques Delors, ex Presidente della Commissione Europea, si può costatare l’inefficacia, se non il fallimento, della cooperazione a livello meramente governativo quale metodo per la definizione di una politica economica. D’altro canto, il contributo di organi quali la Commissione o la BCE, dimostra l’efficacia del modello istituzionale comunitario. Il fatto che la crisi non abbia avuto effetti devastanti dipende in larga misura dall’integrazione del mercato unico e dall’introduzione dell’Euro. La realizzazione del mercato unico ha prodotto notevoli benefici in termini di competitività, avendo stimolato l’efficienza e la specializzazione delle imprese europee e reso accessibili a molti più consumatori i loro prodotti. La moneta unica ha protetto l’economia europea dai gravi errori di Grecia, Spagna ed Irlanda. Inoltre ha evitato che altri errori fossero commessi, quale per esempio la svalutazione monetaria, che avrebbero reso la situazione odierna insostenibile. La solidità del mercato tedesco o il dinamismo della Polonia non avrebbero potuto verificarsi, se questi paesi non avessero saputo integrarsi ed aprirsi al resto del continente e se il mercato avesse sofferto importanti fluttuazioni dovute alla svalutazione monetaria.

L’Unione Europea e i suoi cittadini stanno attraversando un momento critico. Queste difficoltà hanno avuto un impatto sul funzionamento delle istituzioni comunitarie. Le istanza maggiormente “inter-governative” si sono dimostrate incapaci di agire autonomamente, ma l’azione coordinata con gli altri organi comunitari ha prodotto dei risultati. Le istituzioni comunitarie quali la BCE, hanno permesso di superare un numero di difficoltà politiche grazie alla loro imparzialità e preparazione tecnica. Il maggiore coinvolgimento dell’Unione Europea può certamente essere formalizzato e strutturato, ma questo dipende da un formale trasferimento di competenze in materia di politica economica e una legittimazione democratica sostanzialmente rafforzata.

 di Mattia Salamanca Orrego

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