La banalità del bene: Jerry Essan Masslo

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Prendendo spunto dal celebre libro di Hannah Arendt “La banalità del male”, questa rubrica vuole essere una provocazione al contrario, con l’obiettivo di narrare storie di eroici personaggi più o meno contemporanei che hanno segnato la storia per i loro sacrifici e la loro immolazione a favore di un progresso umano. La rubrica mensile vuole essere un atto di descrizione di come il bene possa esistere, e il titolo vuole essere una provocazione per dimostrare come la ricerca del progresso non sia banale, ma, al contrario, di come possa essere un umano atto eroico.

Jerry Essan Masslo

« […] Pensavo di trovare in Italia uno spazio di vita, una ventata di civiltà, un’accoglienza che mi permettesse di vivere in pace e di coltivare il sogno di un domani senza barriere né pregiudizi. Invece sono deluso. Avere la pelle nera in questo paese è un limite alla convivenza civile. Il razzismo è anche qui: è fatto di prepotenze, di soprusi, di violenze quotidiane con chi non chiede altro che solidarietà e rispetto. Noi del terzo mondo stiamo contribuendo allo sviluppo del vostro paese, ma sembra che ciò non abbia alcun peso. Prima o poi qualcuno di noi verrà ammazzato ed allora ci si accorgerà che esistiamo. »

Jerry Essan Masslo

Biografia e storia

Il 25 agosto 1989 Jerry Essan Masslo (noto ai più semplicemente come Jerry Masslo) era un migrante originario del Sudafrica che morì a Villa Literno assassinato da dei criminali intenzionati a derubare il frutto del suo lavoro di raccoglitore di pomodori nei campi. La sua triste morte stimolò la discussione sulla riforma del diritto di asilo e sulle riforme antirazziste in Italia. Pochi giorni dopo, infatti, a Roma fu organizzata la più grande manifestazione antirazzista mai vista prima nel territorio italiano, grazie alla partecipazione di oltre 200.000 persone.

Jerry Masslo era un uomo proveniente dal Sudafrica, paese in cui aveva già perso il padre e il figlio di soli sette anni in seguito ad una sparatoria avvenuta per opera della polizia durante una protesta contro l’apartheid, all’epoca vigente nel paese sudafricano.

Da sempre militante politico attivo, Masslo decise di scappare a seguito del colpo di Stato del 1987 lasciando la moglie e i due bambini al sicuro in Zimbabwe. Insieme al fratello raggiunse la Nigeria in una nave cargo. Qui, Jerry Masslo dovette scendere dalla nave alla ricerca di farmaci per il fratello ammalato, ma non riuscì più a salire sulla nave: questo momento segnò l’ultimo in cui i due fratelli si videro. Masslo fu obbligato allora a vendere tutti i beni di cui era in possesso per comprarsi un biglietto aereo per Roma. Una volta arrivato in Italia gli fu negato il diritto di asilo politico a causa della vigente norma sulla limitazione geografica, obbligandolo a fare domanda di espatrio per il Canada. All’epoca, infatti, veniva riconosciuto lo status di rifugiato solamente ai cittadini dell’Europa dell’est.

Masslo si trasferì a Villa Literno per la raccolta dei pomodori, ma le condizioni di lavoro qui, ieri come oggi, erano durissime, senza contare che i terreni erano sotto la proprietà del clan dei casalesi. Jerry Masslo vi lavorò per due estati, quella del 1988 e quella successiva del 1989. Le manifestazioni di intolleranza verso la presenza dei migranti, però, erano sempre più frequenti fino ad arrivare all’organizzazione da parte di ragazzi “locali” di squadroni per picchiare, terrorizzare o derubare i migranti.

Il 24 agosto 1989 un gruppo di persone fece irruzione nel capannone dove Jerry Masslo dormiva con altri 28 migranti per derubarli dei loro guadagni, che in agosto rappresentavano il guadagno dell’intera estate. Un assalitore, al diniego di alcuni migranti di cedere tutti i loro averi, sparò tre colpi di pistola che colpirono due migranti, tra cui Masslo, che risultò essere l’unica vittima di questa tragica nottata.

Il 28 agosto si tennero i funerali di Stato.

Le proteste scaturite nei giorni seguenti la morte di Masslo obbligarono il governo in carica a varare in tempi record il decreto legge 30 dicembre 1989 n. 416, recante norme urgenti sulla condizione dello straniero, che venne poi convertito in legge il 28 febbraio 1990: la celebre Legge Martelli. Tramite questa legge si riconobbe la possibilità di ottenere il riconoscimento di rifugiato anche agli stranieri non europei, eliminando così la “limitazione geografica” oltre che una serie di diritti dei lavoratori stranieri.

 

A proposito di Europa

La storia di Jerry Masslo non deve essere dimenticata, non solo perché una persona ha perso ingiustamente la vita, ma perché l’ha persa per dei motivi futili, che in questa epoca non dovrebbero più costituire il motivo di condanna  a morte per un uomo.

In questo mese dove ci accingiamo a ricordare le vittime della Shoa, voltiamoci anche verso chi, cercando una libertà mai trovata, ha invece incontrato la morte per mano di un’ignoranza che ancora oggi, a 28 anni di distanza, non è stata combattuta, ma anzi troppe volte sembra essere invece alimentata.

“Jerry Essan Masslo è stato ucciso da alcuni bianchi che riteneva più accoglienti di quelli che aveva imparato a conoscere in Sudafrica”.

Amnesty International

 

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