Gaza, tra guerra e pace in Medio Oriente 

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Mentre in Iran la repressione delle manifestazioni ha causato migliaia di vittime concentrando sul Paese l’attenzione della comunità internazionale, oggi i riflettori sono di nuovo puntati su Gaza e su quel piano di pace in venti punti elaborato da Trump e entrato nella sua seconda fase di negoziato.

Al riguardo è tuttavia necessario ricordare che il cessate il fuoco della prima fase, entrato in vigore il 10 ottobre scorso su pressione americana, è stato costantemente violato, provocando circa quattrocento vittime palestinesi. Non solo, ma le condizioni di vita della popolazione di Gaza sono sempre al limite della sopravvivenza, senza accesso ai minimi servizi sanitari, agli aiuti umanitari, alle cure e all’istruzione, senza contare tutte le difficoltà incontrate dalle organizzazioni internazionali, messe in atto da Israele, per portare l’aiuto necessario agli abitanti di Gaza.

Nonostante questa situazione, la seconda fase del Piano di pace sta prendendo corpo su alcuni dei suoi obiettivi principali, in primis la costituzione di un “Consiglio di pace”, cioè  l’organismo internazionale chiamato a gestire la Striscia di Gaza e a sovrintendere le attività del Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza. Quest’ultimo sarà composto da quindici tecnici palestinesi, responsabile, per un periodo transitorio, della gestione quotidiana della Striscia, dal ripristino dei servizi pubblici essenziali alla ricostruzione delle Istituzioni civili, nell’ottica di una governance autonoma e sostenibile nel lungo periodo.

Il coordinatore palestinese del Comitato tecnico sarà l’ex viceministro Ali Shaath, mentre il “Consiglio di pace”, di cui Trump, secondo le sue dichiarazioni, sarà Presidente, è essenzialmente nelle mani degli americani, da Rubio a Witkoff, da Kushner al Presidente della Banca mondiale. Avrà l’obiettivo di garantire un coordinamento strategico e una supervisione politica delle operazioni nella fase di transizione verso la pace, nonché  il compito di mobilitare le risorse internazionali per la ricostruzione di Gaza.

A sostegno del “Consiglio di pace”, il Presidente Trump ha immaginato l’istituzione di  una sorta di Consiglio esecutivo, invitando almeno 60 capi di Stato a farne parte. Fra questi anche l’Italia, insieme all’argentino Milei, all’ungherese Orban, al canadese Mark Carney, al turco Edogan, all’indiano Modi, al russo Putin e tanti altri. Per quanto riguarda la Francia, il Presidente Macron ha già dichiarato di non voler aderire a un tale Consiglio, mentre Israele ne ha già contestato la composizione, ritenendola non in linea con la propria politica. 

Si tratterebbe di un organismo, se realizzato, chiamato a contribuire al percorso di pace ideato da Trump e per mettere fine al confitto Israele palestinese. Non solo, ma un tale organismo, sempre a detta di Trump, potrebbe occuparsi anche di altri conflitti nel mondo…. Si tratta quindi di un  progetto che solleva seri interrogativi sul suo ruolo e sul suo rapporto con l’ONU, visto che Trump ha costantemente cercato di indebolire, se non eliminare, le Istituzioni internazionali. E’ infatti recente la sua decisione di uscire da tutta una serie di organizzazioni internazionali, di cui più della metà agenzie dell’ONU.

Così è iniziata  la seconda fase del Piano Trump per Gaza per la pace. Se da una parte è stata salutata con speranza, poche sono tuttavia le prospettive di una pace duratura e lungimirante. Una pace costruita con i palestinesi stessi, di Gaza e di Cisgiordania, rispettosa dei diritti di tutti. Sembra così tramontare definitivamente la prospettiva di uno Stato di Palestina, anche se rimarrà soltanto il suo riconoscimento da parte di più di 140 Paesi nel mondo.

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