Diari d’Europa #75 – Covid-19 e telelavoro: un progresso?

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Covid-19 e telelavoro: un progresso?

Con i tempi che corrono e con quello che si vede in giro, come ciò che sta capitando questi giorni negli USA, difficile dire che muoviamo su una traiettoria di progresso, perché non sempre quello che viene dopo è necessariamente meglio di quanto c’era prima.Può capitare, è spesso capitato, ma non necessariamente. Prendiamo il caso del telelavoro, sperimentato ampiamente in questi mesi di confinamento da Covid-19. A prima vista è parso un progresso rispetto al lavoro del passato: superato nelle città lo stress da “mobilità immobile” con abbondante inquinamento urbano, flessibilità negli orari di lavoro, riduzione della sorveglianza del “padrone”, possibilità di dedicare più tempo alle faccende di casa e via seguitando.Salvo accorgersi quanto è difficile trovare un equilibrio tra tempo libero e tempo di lavoro, spesso con una dilatazione di quest’ultimo anche oltre i vincoli contrattuali, il tutto controllati da vicino da parte del “capo” lontano, grazie a una invasiva sorveglianza tecnologica, senza contare l’accumularsi di fatica in particolare da parte delle donne lavoratrici e madri e il venir meno di molti elementi di “socialità “ fra colleghi di lavoro.Due secoli fa in Europa il superamento del “lavoro a domicilio” consentì importanti progressi sociali e lo sviluppo di forme organizzate di solidarietà.Non è detto che con il telelavoro non si possa ritornare a una “nuova” forma di lavoro a domicilio, “vecchio” rischio di sfruttamento compreso.

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Franco Chittolina
Vicepresidente di APICEUROPA, ha lavorato per 25 anni a Bruxelles presso le Istituzioni europee (Consiglio dei ministri prima e Commissione poi), impegnandosi per il dialogo tra le Istituzioni comunitarie e la società civile. Dal 2005 lavora in Italia per portare l’Europa sul territorio piemontese, in particolare nella provincia di Cuneo.