“Costruire un’Europa globale”: le riflessioni di Josep Borrell per la politica estera dell’UE

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Il primo passo da compiere è fare dell’UE un’entità realmente unita: l’interesse comune europeo deve, infatti, essere difeso grazie a un’azione condivisa degli Stati membri

L’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Josep Borrell ha recentemente pubblicato un articolo intitolato “Building Global Europe” sul sito Internet del Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) della Commissione. Borrell parte dalla consapevolezza che il mondo in cui viviamo è interdipendente, ma che i Paesi, comprese le superpotenze, mantengono spesso un atteggiamento di rivalità e conflittualità, come sta accadendo tra i governi di Washington e Pechino, oppure si comportano seguendo una logica imperialista, come la Russia e la Turchia. Ecco, quindi, che «[l]e norme democratiche e la nostra visione del mondo di ispirazione liberale sono messe in discussione.»

Secondo Borrell, la crescente multipolarizzazione delle relazioni internazionali è andata di pari passo con un indebolimento del multilateralismo. Si tratta di un fatto grave, in quanto i problemi a cui si è chiamati a dare una risposta, come i cambiamenti climatici, richiedono soluzioni condivise. Al tempo stesso, bisogna essere consapevoli che il potere non si esercita soltanto secondo meccanismi canonici, ma anche e soprattutto con il soft power: «Il commercio, la tecnologia, i dati, l’informazione sono oggi strumenti di competizione politica.» In tale contesto, è, quindi, necessario che l’Unione Europea diventi una reale potenza mondiale per evitare di essere succube di altri attori internazionali.

L’Alto rappresentante è convinto che il primo passo da compiere sia quello di fare dell’Unione un’entità realmente unita. È, quindi, necessario che l’interesse comune europeo venga difeso grazie a un’azione condivisa degli Stati membri. Di conseguenza, diventa centrale il concetto di “autonomia strategica,” che prevede «la capacità di difendere i nostri interessi e i nostri valori agendo a livello multilaterale ogni qualvolta sia possibile, ma essendo pronti ad agire autonomamente quando si debba.»

L’UE ha a propria disposizione numerosi strumenti, compresi il mercato interno e le politiche commerciali e di concorrenza. La crisi sanitaria ha evidenziato «la fragilità delle catene del valore globali esistenti e la vulnerabilità dell’Europa in questo senso.» Borrell ritiene, dunque, come dichiarato con il commissario Thierry Breton, che la politica estera europea debba essere collegata alle politiche industriali e di ricerca. A tal fine, la capacità normativa e le aspirazioni tecnologiche devono poter andare di pari passo. Inoltre, al centro di ogni azione bisogna includere «la sicurezza di settori vitali come il digitale, l’energia, le materie prime e la salute.»

Per l’Alto rappresentante, il principio di reciprocità deve diventare la cartina di tornasole delle relazioni con gli altri attori internazionali, sulla scia di quello che l’UE sta facendo con la Cina. Se le imprese europee devono sottostare a specifiche regole, queste ultime debbono valere altresì per le aziende extra-UE. Al tempo stesso, non bisogna trascurare la stabilità e il benessere economico dei Paesi del vicinato, considerati di primaria importanza per gli interessi dell’Unione, nonché dei Paesi dell’Africa. Borrell attira anche l’attenzione sulla necessità di rafforzare, nelle relazioni economiche e commerciali il peso dell’Unione europea sugli aspetti sociali e sul rispetto dei diritti dell’uomo.

«Dobbiamo anche rafforzare la nostra azione comune nel campo della sicurezza e della difesa e promuovere la capacità dell’UE di agire come fornitore di sicurezza globale,» sostiene il vicepresidente della Commissione europea. Un multilateralismo pienamente funzionante è di notevole interesse per l’Unione, che nel corso degli ultimi anni è riuscita a imporsi come attore di primaria importanza nel contrasto ai cambiamenti climatici. A tal proposito, «[d]obbiamo anche riflettere sulle implicazioni di una carbon border tax senza la quale il Green Deal porterebbe a una rilocalizzazione delle emissioni di carbonio o a uno svantaggio competitivo.»

In conclusione al suo intervento, Josep Borrell cita l’articolo “Europe’s geopolitical awakening,” recentemente pubblicato da Foreign Affairs, in cui si sostiene che l’Europa potrebbe uscire dalla crisi con un ruolo più forte sullo scenario internazionale, grazie a iniziative quali Next Generation Europe. «La crisi innescata dall’epidemia di Covid-19 è tutt’altro che finita e tutte le sue conseguenze sono ancora sconosciute. Tuttavia, dipende ovviamente soprattutto da noi, dalla nostra volontà e dalle nostre azioni comuni, per far sì che l’Europa globale si realizzi davvero.»

Per approfondire: l’articolo “Building Global Europe” dell’Alto rappresentante Josep Borrell

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