Il Centro Comune di Ricerca della Commissione Europea (Joint Research Centre, JRC) ha pubblicato l’ultima edizione dell’Atlante delle Migrazioni (2025), un rapporto che offre una panoramica aggiornata sulle tendenze migratorie globali con un focus particolare sull’Unione Europea, approfondendo in particolare i legami tra conflitti, sfollamenti forzati e crisi umanitarie. Il volume si basa su dati ufficiali provenienti da Eurostat, l’ONU, la Banca Mondiale, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro e gli uffici statistici nazionali.
Secondo l’Atlante, a metà del 2024 il numero di migranti internazionali era stimato a circa 304 milioni, un fenomeno in crescita costante rispetto all’inizio del secolo. Nello stesso periodo, il numero di rifugiati ha raggiunto oltre 42,5 milioni, quasi triplicando negli ultimi vent’anni. Di questi, circa 7,7 milioni si trovavano nell’UE, compresi i 4 milioni derivanti dal conflitto in Ucraina.
All’interno dell’Unione si documenta, inoltre, un cambiamento nei flussi migratori legali: nel 2024 i nuovi permessi di soggiorno rilasciati dagli Stati membri sono diminuiti a circa 3,5 milioni, interrompendo una crescita che durava da oltre un decennio. Circa il 60 % di questi permessi sono stati concessi per motivi di lavoro o ragioni familiari. Spagna, Germania e Polonia hanno rappresentato quasi la metà dei titoli rilasciati, mentre Malta e Cipro si distinguono per il più alto numero di permessi pro capite. Parallelamente, il numero di prime domande di asilo nell’UE è diminuito del 13 % nel 2024 ed è continuato nella prima metà del 2025.
l rapporto mette in evidenza come il mondo stia affrontando un’escalation senza precedenti di sfollamenti forzati: negli ultimi quindici anni il numero di persone costrette a lasciare le proprie case è aumentato notevolmente. Secondo stime delle Nazioni Unite, alla fine del 2024 più di 51 milioni di persone avevano bisogno di protezione internazionale, in un contesto segnato da oltre 180 conflitti armati diffusi in diverse regioni del pianeta. Situazioni di crisi profonda – da Myanmar alla Palestina, dalla Siria al Sudan, fino all’Ucraina e al Venezuela – presentano caratteristiche differenti: alcuni flussi sono prevalentemente interni, altri attraversano confini, e i modelli temporali di spostamento variano enormemente.
Comprendere queste dinamiche è fondamentale non solo per monitorare e prevedere le emergenze, ma anche per supportare la definizione di risposte politiche dell’UE più efficaci e tempestive, capaci di intervenire prima che le crisi diventino ingestibili.
Per saperne di più: Latest Atlas of Migration shows decrease of first asylum applications in the EU while displacement rises worldwide













