Rapporto di ActionAid: “Cooperazione allo sviluppo ed esternalizzazione nelle politiche migratorie dell’UE e dell’Italia”

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Tornare sui passi dei criteri OCSE

ActionAid è un’organizzazione internazionale indipendente impegnata nella lotta contro la povertà, le disuguaglianze e le ingiustizie sociali nel mondo. Attraverso campagne di sensibilizzazione, progetti di cooperazione allo sviluppo e attività di advocacy, lavora al fianco delle comunità vulnerabili e della società civile per promuovere i diritti umani, la trasparenza istituzionale e una distribuzione equa delle risorse.

Report del 7 ottobre 2026

Negli ultimi vent’anni, in particolare a partire dal 2015, le risorse dell’aiuto pubblico allo sviluppo (APS) dell’Unione Europea e dell’Italia sono state progressivamente integrate nella dimensione esterna delle politiche migratorie. 

Questo processo ha portato a subordinare gli obiettivi originari di lotta alla povertà  e promozione dello sviluppo locale a priorità  di sicurezza, contenimento dei flussi e gestione dei confini, evidenziando incongruenze tra i programmi finanziati e le linee guida dell’OCSE-DAC (Organizzazione per la Cooperazione e lo SviluppoEconomico – Development Assistance Committee). L’indagine prende in esame gli interventi avviati dal 2020 con focus particolare su Nord Africa e Africa Subsahariana, evidenziando a livello europeo l’impiego dello strumento NDICI-GE (Neighbourhood, Development and International Cooperation Instrument – Global Europe), in cui la gestione dei confini assorbe ben il 51% delle risorse destinate alla migrazione in Nord Africa, e a livello italiano l’uso di canali quali il Fondo Migrazioni, il Fondo premialità  per i rimpatri, il Capitolo 2371 del Ministero dell’Interno e il supporto alla Guardia costiera libica.

I casi più critici di deviazione dell’APS riguardano i progetti di pattugliamento, sorveglianza e rimpatrio lungo le principali rotte migratorie. Pur ricorrendo spesso al linguaggio del soccorso o affrontando l’approccio alle cause profonde della migrazione, questi interventi rispondono primariamente alla logica della deterrenza e alla riduzione degli arrivi in Europa, condizionando persino la scelta dei beneficiari e dei Paesi partner. A questa tendenza si associano meccanismi di condizionalità  dell’aiuto, sia “positiva” tramite premi e flessibilità, sia “negativa” attraverso proposte di sospensione dei fondi per i Paesi non cooperativi nei rimpatri, che si pongono in diretta contrapposizione con i principi della cooperazione allo sviluppo e con il criterio di ammissibilità  dell’OCSE.

Per superare queste criticità, viene suggerito di ristabilire una rigorosa conformità ai criteri OCSE-DAC, escludendo dall’APS le attività  il cui fine principale è il controllo delle frontiere e rifiutando qualsiasi condizionalità negativa. I futuri strumenti finanziari dovrebbero invece privilegiare l’apertura di percorsi di mobilità sicuri e regolari, la protezione dei diritti umani, la due diligence preventiva con monitoraggio continuo, e una drastica riduzione dell’opacità informativa. Ciò richiede l’introduzione di un reale controllo parlamentare preventivo e la creazione di banche dati pubbliche centralizzate per garantire la trasparenza sulle risorse impiegate nei Paesi terzi.

Per saperne di più: Aiuto allo sviluppo: quando finanzia le frontiere

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