Guerra alla Giustizia Internazionale e alla Corte dell’Aja 

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Istituita nel 2002 sulla base dello Statuto di Roma, la Corte penale internazionale, con sede all’Aia, è entrata in una fase pericolosa della sua esistenza, visto che grandi potenze, dagli Stati Uniti alla Russia, le hanno letteralmente dichiarato guerra. Le ultime violente dichiarazioni di Trump di fronte all’Assemblea Generale dell’ONU, hanno infatti riconfermato l’intenzione della sua amministrazione di smantellare la Corte “mattone per mattone”, giudicandola “un’istituzione fuori controllo” guidata da “un gruppo di persone malvagie”.  

Vale la pena ricordare qui alcune frasi introduttive del Preambolo allo Statuto di Roma, Statuto al quale, al giorno d’oggi hanno aderito 125 Stati membri. USA, Russia, Cina, India e Israele sono fra i Paesi che non ne fanno parte.

“Gli Stati Parti del presente Statuto, Consapevoli che tutti i popoli sono uniti da stretti vincoli e che le loro culture formano un patrimonio condiviso, un delicato mosaico che rischia in ogni momento di essere distrutto ; Memori che nel corso di questo secolo, milioni di bambini, donne e uomini sono stati vittime di atrocità inimmaginabili che turbano profondamente la coscienza dell’umanità ; Riconoscendo che crimini di tale gravità minacciano la pace, la sicurezza ed il benessere del mondo; Affermando che i delitti più gravi che riguardano l’insieme della comunità internazionale non possono rimanere impuniti (…) ;  Determinati a porre termine all’impunità degli autori di tali crimini (…), Risoluti a garantire duraturo rispetto per l’attuazione della giustizia internazionale (…)….

La Corte Penale Internazionale è quindi la prima e unica giurisdizione internazionale permanente competente a giudicare gli individui responsabili di gravi crimini internazionali, quali i crimini di guerra, crimini di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di aggressione. Una Corte a difesa della giustizia e del diritto internazionale, che non prevede immunità.

Ed è in questo suo ruolo che nel marzo 2023 la Corte  ha emesso un mandato di arresto internazionale per Putin e nel maggio 2024 nei confronti di Netanyahu, una prima nei confronti di due leader in carica. Due capi d’accusa per crimini di guerra e violazione del diritto internazionale umanitario, rispettivamente in Ucraina e a Gaza. Ed è infatti e soprattutto a partire da questo secondo mandato che la Corte ha cominciato ad essere potenziale bersaglio da parte anche degli Stati Uniti, decisi in primo luogo a delegittimare e a indebolire la Corte attraverso pesanti sanzioni, pressioni e intimidazioni nei confronti dei suoi giudici, in attesa di una strategia di vero e proprio smantellamento.

Se da una parte Washington, giudicando il ruolo della Corte illegittimo e pericoloso per la sovranità degli Stati Uniti, non accetta le inchieste in corso in Afghanistan o in Iraq, che potrebbero coinvolgere l’esercito americano, è soprattutto il mandato d’arresto per Netanyahu, suo fedele alleato, che ha scatenato le ire di Trump, tanto da invitare dalla tribuna dell’ONU tutti i Paesi aderenti allo Statuto di Roma ad uscirne e a rinnegare il ruolo della Corte Penale, Istituzione al centro del diritto internazionale. 

Di fronte a una tale minaccia per la sopravvivenza dell’ordine e del diritto internazionale, l’Europa è chiamata, senza esitazioni, a denunciare e a frenare il pericoloso disegno di Trump. Un disegno che ha come solo obiettivo quello di scardinare l’architettura di regole, di diritti e di giustizia internazionali e di imporre al loro posto la brutalità e la barbarie della legge del più forte. 

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Adriana Longoni
Tra i fondatori di APICE e a lungo vicepresidente, ha lavorato per molti anni nelle Istituzioni europee coordinando i progetti nell'ambito della cooperazione allo sviluppo e della politica di vicinato, in Guinea Conakry prima e in Caucaso poi. Gestisce l’Antenna di Bruxelles dell’Associazione.

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