Migranti nell’UE in crisi di solidarietà

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Corre la storia, si modifica la geografia nel mondo e in Europa e la politica sembra perdere l’orientamento, quasi fossero scomparsi i punti cardinali che l’avevano costruita. Gli esempi sarebbero molti, uno in particolare ha attirato l’attenzione in Europa, dopo le vicende dei flussi di migranti a Ceuta e dei rimpatri “forzati” all’interno dell’UE: la singolare alleanza tra la presidente di destra del Consiglio Giorgia Meloni e Mette Frederiksen, Premier socialdemocratica danese contro il Primo ministro socialista spagnolo, Pedro Sanchez, provocando fratture all’interno della famiglia socialista europea di cui Frederiksen fa parte.

Per provare a capire qualcosa di questa piroetta politica è necessario leggerla sul duplice versante della politica interna dei Paesi in questione e del quadro delle alleanze europee.

Cominciamo dal versante più complicato, quello europeo della famiglia socialista che, nel Parlamento di Strasburgo, viene da una tradizionale intesa con il Partito popolare europeo, con il quale si era alternata alla presidenza del Parlamento europeo. Una stagione politica ormai alle spalle, in particolare dopo le ultime elezioni europee del 2024, all’origine di una maggioranza iniziata sotto le apparenze di un centro-sinistra, ma evoluta progressivamente verso una forte curvatura di destra, anche estrema. Un quadro parlamentare che fa riscontro ad una larga maggioranza di governi nazionali nell’UE di destra che, nel Consiglio dei ministri a Bruxelles, prevale regolarmente al momento delle decisioni o, più spesso, delle omissioni.

Prende forma da questo “gemellaggio” politico il contesto nel quale si è sviluppata questa singolare alleanza tra destra, anche estrema, e una socialdemocrazia in cerca di consenso a fronte dello spinoso problema delle migrazioni.

Si tratta di un gemellaggio che sostituisce alla solidarietà europea intese a geometria variabile tra governi di diversi colore, a seconda delle opportunità del momento, con la conseguenza di minare il valore fondativo della solidarietà comunitaria.

E qui la Danimarca non è alla sua prima presa di distanza dal progetto europeo. Era entrata nella Comunità europea nel 1973 insieme a Irlanda e Regno Unito con i quali ha condiviso, con qualche variante, più di un inciampo nel processo di integrazione: tra questi il rifiuto referendario, agli inizi degli anni ‘90, del Trattato di Maastricht, alla fine sottoscritto con esenzioni importanti, come nella politica sociale, e non è banale a tutt’oggi la sua non adesione alla moneta unica.

Per memoria, queste distanze non hanno impedito a otto Paesi europei (assente l’Italia di Giorgia Meloni) di dimostrare al governo danese la loro solidarietà quando recentemente Trump ha dichiarato di volersi prendere la Groenlandia, territorio extra-UE collegato fragilmente alla Danimarca, venendole in soccorso nonostante le minacce di nuovi dazi da parte del predatore globale, tutt’ora intenzionato a prendersi l’isola.

E allora perché questa singolare alleanza tra Italia e Danimarca sul fronte caldo delle migrazioni, che da Ceuta non sembra proprio minacciare questi due Paesi? Grande è la tentazione di vedervi da entrambe le parti un provinciale calcolo elettorale: in Danimarca, vista la fragilità del governo nazionale; in Italia, vista la scomoda posizione di Giorgia Meloni tra il generale Vannacci che sale,  la Lega che continua a scendere e le elezioni che si avvicinano.

E’ anche una lezione per la sinistra italiana ed europea, tanto a Roma che a Strasburgo, chiamata a far valere i suoi valori, quello della solidarietà prima di tutto, fondamento per la sopravvivenza dell’Unione Europea che non avrà futuro se ognuno interpreta la solidarietà solo come un possibile soccorso in caso di un proprio bisogno.

Vale in particolare per l’Italia che, nei prossimi mesi, bisogno dell’UE ne avrà tanto, nonostante la poca solidarietà offerta.  

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Franco Chittolina
Vicepresidente di APICEUROPA, ha lavorato per 25 anni a Bruxelles presso le Istituzioni europee (Consiglio dei ministri prima e Commissione poi), impegnandosi per il dialogo tra le Istituzioni comunitarie e la società civile. Dal 2005 lavora in Italia per portare l’Europa sul territorio piemontese, in particolare nella provincia di Cuneo.

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