La banalità del bene: Tzvetan Todorov

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Prendendo spunto dal celebre libro di Hannah Arendt “La banalità del male”, questa rubrica vuole essere una provocazione al contrario, con l’obiettivo di narrare storie di eroici personaggi più o meno contemporanei che hanno segnato la storia per i loro sacrifici e la loro immolazione a favore di un progresso umano. La rubrica mensile vuole essere un atto di descrizione di come il bene possa esistere, e il titolo vuole essere una provocazione per dimostrare come la ricerca del progresso non sia banale, ma, al contrario, di come possa essere un umano atto eroico.

Tzvetan Todorov

«Il pensiero strumentale dimentico dei fini e la depersonalizzazione degli esseri non regnano soltanto nei campi di concentramento»

Biografia e storia

Nato nel 1939 a Sofia, Tzvetan Todorov è stato un teorico della letteratura e uno studioso dei temi dell’alterità, dello spaesamento e dei totalitarismi. Trasferitosi nel 1963 a Parigi, fu un grande allievo del semiologo Roland Barthes. Il suo trasferimento non fu una libera scelta, bensì la diretta conseguenza del fatto che all’epoca la Bulgaria rappresentava uno di quegli stati dove il regime comunista negava la libertà intellettuale e di libera espressione. Nel corso della sua vita avrebbe poi definito il socialismo staliniano, una “scuola di nichilismo” capace di erodere ogni slancio ideale.

Forse fu proprio questa sua condizione a favorire uno sviluppo florido della sua carriera da filosofo, permettendogli di diventare professore per la Yale University, ricercatore presso il Centro Nazionale della Ricerca Scientifica di Parigi (CNRS), per poi diventare direttore del Centro di Ricerca sulle Arti e il Linguaggio (CRAL) di Parigi dal 1983 al 1987.

Le sue opere si sono incentrate sul ruolo che il singolo ha nella costruzione della storia e sulla sua responsabilità, andando a studiare anche tristi episodi storici quali i campi di concentramento nazisti e stalinisti. In particolare nel 2008 pubblicò un saggio intitolato “La paura dei barbari” sulla crisi della democrazia europea. In questo trattato Todorov teorizzava un futuro dominato non più dalle divisioni tra Est/Ovest e Nord/Sud come nel novecento, ma scontri dominate da due aree, una dominata dalla Paura e una dal Risentimento. Secondo l’autore, il fatto che gli orrori del totalitarismo fossero ormai parte della storia passata, era una grande illusione. Anzi, essendo queste un diretto prodotto perverso della società di massa, si sarebbero ripresentate alle porte prima di quando potessimo accorgercene e con il pericolo di non essere vissute come tali. Per questo, secondo Todorov, la volontà e la responsabilità individuale ponevano un accento fondamentale per il singolo nella sua influenza nella storia del mondo, anche nelle situazioni più spaventose di abuso e oppressione. Todorov fu un altro sostenitore della necessità di farsi carico di una responsabilità individuale quotidiana, una lotta del singolo per il rispetto della dignità di ognuno.

Fautore dell’idea della necessità di combattere la deriva dell’opinione pubblica in senso egoista e xenofobo, si è spento a Parigi il 7 febbraio 2017, lasciando al mondo una grande eredità intellettuale: quella di essere portatori individuali di una responsabilità collettiva per la ricerca e la lotta per il bene pubblico.

 

Una citazione sempre attuale:

“Ci si illude che il sistema democratico in cui viviamo escluda la necessità di prendere posizione, ma non è così. Anche in democrazia occorre vigilare perché i diritti di tutti siano rispettati”

 

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