La banalità del bene: la giornata mondiale del rifugiato #withRefugees

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Prendendo spunto dal celebre libro di Hannah Arendt “La banalità del male”, questa rubrica vuole essere una provocazione al contrario, con l’obiettivo di narrare storie di eroici personaggi più o meno contemporanei che hanno segnato la storia per i loro sacrifici e la loro immolazione a favore di un progresso umano. La rubrica mensile vuole essere un atto di descrizione di come il bene possa esistere, e il titolo vuole essere una provocazione per dimostrare come la ricerca del progresso non sia banale, ma, al contrario, di come possa essere un umano atto eroico.

La giornata mondiale del rifugiato

In occasione della giornata mondiale del rifugiato, proponiamo la storia di tre personaggi della storia contemporanea attivi per la lotta alla difesa dei diritti dei migranti in Italia.

Nawal Soufi

Io non temo per i migranti, io temo per l’Europa. Siamo tutti qui perché penso crediamo nei valori per cui è nata l’Europa unita. Ecco io non temo per i rifugiati perché un giorno torneranno nella loro terra, perché amano la loro terra come noi amiamo la terra dove siamo nati… io amo l’Italia perché sono cresciuta in Italia, amo anche il Marocco perché sono nata in Marocco. Queste persone amano la Siria, amano l’Afghanistan, amano l’Iraq, un giorno torneranno. La domanda fondamentale: noi dove andremo? Le nostre coscienze quando ci guarderemo davanti allo specchio un giorno, quando dovremo raccontare ai nostri figli che non abbiamo fatto quando tutti potevamo fare”.

–   Discorso al Parlamento europeo, 3 marzo 2016   –

Nawal Soufi è un’attivista italo-marocchina, nata in Marocco ma cresciuta a Catania. Ha 27 anni, laureanda in Scienze Politiche, dedica le sue giornate ormai da anni al soccorso delle persone che, cercando di attraversare il Mediterraneo alla ricerca di un futuro migliore, si trovano ad affrontare un naufragio. Il suo numero di telefono è celebre tra le comunità arabe per essere quello di Lady SOS, lei riceve le chiamate a tutte le ore del giorno delle barche alla deriva. I migranti chiamano lei perchè sanno che risponderà, lei è la speranza per la salvezza. Per diletto ha studiato i dialetti arabi, e grazie a questo riesce a comunicare con chi ne ha bisogno, chiede le coordinate e avvisa la guardia costiera. I fondi per muoversi e per gestire le raccolte di beni necessari all’accoglienza d’urgenza, li trova grazie a delle semplici raccolte fondi su internet, facebook e gli amici.

Nawal non parla più di un Mar mediterraneo blu, ma rosso, come il colore del sangue di coloro che ci hanno perso la vita. Questo mare che lei compara ad un campo di concentramento, coperto dalla omertá di tutti noi, che complici vediamo e non reagiamo, permettendo una strage quotidiana di gente innocente che cerca un futuro migliore. Salva vite, ogni giorno, a 27 anni, l’angelo dei profughi, come è stata definita nel libro di Daniele Biella (Edizioni Paoline, 2016).

“Posso solamente dire che anche quando si distribuisce cibo, tante volte, si cerca di denudare il migrante della sua dignità. Io sono stata alla frontiera con la Macedonia, circa 15 giorni fa, e fare la fila per tre, quattro ore sotto la pioggia o con il freddo per poter prendere un piatto o del té credo sia umiliante per qualsiasi persona di noi. Forse è arrivato il momento di aprire dei corridoi umanitari, forse è arrivato il momento di far raggiungere le persone devono raggiungere l’Europa tramite vie legali. Ripeto: tramite vie legali. Perché ormai l’Europa è diventata l’Europa impermeabile. Ed è permeabile solo attraverso le mafie. Io da Europea ho paura, non dei migranti, ma delle mafie che organizzano i viaggi e della mia coscienza fra cinquant’anni, quando dovrò raccontare qualcosa ai miei figli.

 

Yvan Sagnet

Yvan sagnet nasce nel 1985 a Douala, in Camerun, ma nel 2007 arriva in Italia con un visto di studio per frequentare il Politecnico di Torino, dove consegue la Laurea in Ingegneria delle Telecomunicazioni nel 2013. Per mantenersi negli studi Yvan è stato costretto a fare parecchi lavori, tra cui il raccoglitore di pomodori in Puglia, luogo simbolo dello sfruttamento lavorativo dei migranti. Durante questa esperienza purtroppo è testimone delle quotidiane e ripetute violenze sui braccianti e conosce la macchina dello sfruttamento che opera da anni ormai su queste terre. Il suo sdegno non viene soffocato in un silenzio, ma si trasforma in urla, facendolo diventare leader del primo sciopero dei braccianti stranieri in Italia, che durò circa un mese nell’estate 2011 nelle campagne di Nardò, in Provincia di Lecce.

A causa di questo suo impegno è stato il destinatario di minacce, ma si può dire che è grazie al suo impegno che è stato introdotto nell’ordinamento giuridico italiano il reato penale di caporalato (intermediazione illecita di manodopera).

Il suo libro, che racconta dell’avventura che lo ha visto suo malgrado diventare il simbolo della rivolta degli sfruttati dell’agricoltura, porta un titolo che è già un’esortazione: vivi il tuo sogno (Edizioni Fandango, 2012).

E’ sorprendente quanto poco tempo ci voglia; è sorprendente come l’essere umano sia in grado per la sopravvivenza di piegarsi a qualsiasi condizione di vita. Capimmo così che anche noi avevamo potere, ma solo se fossimo restati uniti. A partire da oggi il vecchio sistema è finito: a partire da oggi vogliamo trattare direttamente con le aziende, vogliamo buste paga, contributi, vogliamo il diritto al sussidio per la disoccupazione, se mai dovessimo restare senza lavoro.”

–  Yvan Sagnet, Ama il tuo sogno, Fandango Libri, 2012  –

Giusy Nicolini

Sindaco di Lampedusa e Linosa dal maggio 2012, vincitrice del premio “Simone de Beauvoir” nel 2016, è sovente definita “leonessa”, per la sua azione coraggiosa e pionieristica in favore dei rifugiati. È arrivata nona nella classifica World Mayor Prize nel 2014, mentre nel 2015 le è stato conferito il premio del cittadino europeo, conferito dal Parlamento europeo per premiare il comportamento dei lampedusani in occasione del naufragio del 3 ottobre 2013, che costò la vita a 366 migranti. Nel 2013, inoltre, le viene conferito il Premio internazionale Marisa Giorgetti “per avere aperto ponti e strade mentre altri crevano muri e barriere a difesa della fortezza Europa”.

Il suo grande onore è quello di avere guidato l’isola di Lampedusa attraverso le sue grandi crisi dovute ai ripetuti sbarchi sulle sue coste. La peculiarità di questa isola è stata anche la sua condanna, il fatto di essere più vicina alle coste tunisine che italiane è stata una caratteristica che l’ha resa tristemente famosa per essere il centro di accoglienza per coloro che, rischiando la vita nel Mar Mediterraneo, cercano salvezza in Europa. Questa situazione, grazie anche ad una buona leadership politica, ha fatto diventare Lampedusa il vero esempio di come “di accoglienza non si muoia”.

Di lei e della sua storia parla il libro “Lampedusa: conversazioni su isole, politica, migranti” di Giusi Nicolini con Marta Bellingreri (Edizioni GruppoAbele, 2013)

“Tutti devono sapere che è Lampedusa, con i suoi abitanti, con le forze preposte al soccorso e all’accoglienza, che dà dignità al nostro Paese e all’Europa intera. Allora, se questi morti sono soltanto nostri, allora io voglio ricevere i telegrammi di condoglianze dopo ogni annegato che mi viene consegnato. Come se avesse la pelle bianca, come se fosse figlio di un nostro annegato durante una vacanza.”

– Giusi Nicolini, lettera all’Europa, novembre 2012 –

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