Invito alla lettura: “Il pensiero islamico contemporaneo”

di Gian Enrico Rusconi (ed. Laterza, 2012)

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Con lo scritto “Il pensiero islamico contemporaneo” Massimo Campanini tenta di tracciare le linee della filosofia islamica contemporanea focalizzandosi sulle sue evoluzioni nel tempo e tentando di disegnarne il profilo più completo nonostante le complessità. In questo libro vengono affrontati il passato e la tradizione, il tema della laicità e quello della democrazia, il socialismo islamico e la sharia, l’importanza della figura femminile e la jihad.

L’autore rileva come in questi ultimi decenni, e in egual misura nei secoli passati, il pensiero islamico abbia dovuto fare i conti con la modernità occidentale, il socialismo, il marxismo, il laicismo, filoni di pensiero filosofico e politico che a più riprese hanno messo in discussione la religiosità stessa dell’Islam. Non solo, queste hanno messo in dubbio la sua esistenza non solo come religione, ma anche come modo di vita e filosofia, confermando l’Islam come pensiero composto allo stesso tempo sia da atti sociali che di culto.

Come osservato dall’autore, il mondo islamico ha dovuto far fronte alle veloci evoluzioni compiute dal mondo occidentale in campi come arte, scienza, diritti e giurisprudenza, e che andavano scontrandosi fortemente con quello che era il dogma esistente nel mondo islamico. L’Islam ha così dovuto scontrarsi con pensieri appartenenti ad un mondo ormai definibile come “occidentale” rendendo inevitabile un confronto/scontro.

Il libro si sviluppa quindi attraverso una rassegna di religiosi, filosofi e intellettuali che hanno affrontato la tematica in modo diverso. Chi opponendosi all’occidente, chi invece incitando a un avvicinamento alla cultura occidentale, chi ancora cercando una mediazione. Si possono quindi trovare posizioni totalmente differenti appartenenti a sostenitori di un’integrazione politica e culturale, e in particolare ci riferiamo a Mahmud Taha. Egli infatti credeva in una dualità del mondo islamico: una prima fase dell’Islam, basata su ferree regole comportamentali volto a “dirigere” la popolazione verso una civilizzazione, seguito poi da una seconda fase caratterizzata da una modernizzazione della religione ed un suo ammorbidimento nell’imposizione di regole comportamentali. Taha, attraverso la sua analisi, è stato colui che ha definito per questo l’Islam come religione democratica e socialista.

Campanini nella sua analisi affronta anche il pensiero di intellettuali che, al contrario, sostengono che il pensiero islamico non debba passare per una “occidentalizzazione”, ma che, al contrario, debba recuperare lo spirito dei salaf (da cui proviene il termine salafita) proprio alla prima generazione dei musulmani vissuti con il Profeta. La ricostruzione – aggiunge – «avviene bensì attraverso un continuo confronto critico con la tradizione filosofica dell’Occidente, ma è innervata dalla persuasione che i musulmani possano trovare nell’esplorazione della loro più autentica tradizione gli elementi necessari e sufficienti per una rinascita che sia loro propria e originale» (p. 33).

Campanini rileva inoltre come alcuni esponenti del pensiero islamico, tra i quali Muhammad Arkoun, abbiano sottolineato come l’Islam non sia stato in grado di seguire l’evolversi del pensiero in ambiti come laicità, storicità o sessualità. Questo ha segnato una sorta di arretratezza nell’affrontare determinate questioni, e una incapacità della religione islamica di rispondere ad alcuni quesiti che inevitabilmente la popolazione islamica andava ponendosi.

Infine, Campanini si premura di riservare un capitolo del libro al pensiero radicale. Per prima cosa l’autore ritiene necessario precisare che utilizzare parole come “integralista o fondamentalista” sia scorretto, in quanto fortemente legato alla cultura cristiana e occidentale. Secondo l’autore, lo stesso integralismo ha purtroppo accentuato la celebrità della religione islamica, distorcendone però il suo vero essere, in quanto i musulmani hanno continuamente affermato il loro rifiuto alle armi. Campanini parla anche dell’esistente versione dell’Islam militante, seppur con due caratteristiche non ignorabili: la prima è che il pensiero islamico radicale non coincide col terrorismo, la seconda è che gli affiliati al terrorismo restano comunque un’insignificante minoranza della popolazione musulmana. Interessante la comparazione di Campanini, che afferma che sostenere che alcuni pensatori radicali abbiano ispirato i terroristi d’oggi, sarebbe come affermare che il nazismo sia stato ispirato alla simbologia di Nietzsche e alla musica di Wagner.

L’autore conclude analizzando un’altra questione spinosa e spesso affrontata in modo superficiale dai media dei giorni d’oggi: quella della figura femminile. Campanini affronta l’argomento ricordando come, nascendo in una cultura basata sulla cultura maschilista, abbiano fatto fatica ad aprirsi varchi nell’Islam, riuscendo tuttavia a creare una venerabile tradizione parallela ai movimenti femministi negli Stati Uniti e nell’Europa già a fine Ottocento e inizio Novecento, collocandosi, contrariamente a ciò che normalmente popola il pensiero comune, nella dimensione della prassi dell’epoca.

 

Scheda a cura di Francesca Cavallera

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